La rubrica Sottosopra

Legge Supertruffa: il colpo di mano elettorale del governo Meloni in nome della governabilità,serve ostruzionismo

Se fu dichiarata “legge truffa” quella proposta a suo tempo dalla Dc – che prevedeva il premio per chi superasse il 50 per cento dei suffragi – è evidente che quella che si vuole imporre è una legge supertruffa

Politica - di Mario Capanna

7 Giugno 2026 alle 08:00

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LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili
LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili

Quando la maggioranza sostiene di avere sempre ragione e la minoranza non sa reagire, allora è in pericolo la democrazia.
(U. Eco)

Il governo di destra vuole affrettarsi e portare nell’aula parlamentare entro giugno la nuova legge elettorale, in modo da prendere… due piccioni con una fava: garantirsi la possibilità del voto anticipato rispetto alla scadenza naturale della legislatura e cogliere in mezzo al guado le forze di opposizione, ancora prive di programma e di candidato premier. Le aberrazioni del provvedimento saltano agli occhi, a partire dal premio di maggioranza previsto per la coalizione che superi il 42 per cento dei voti. Se fu dichiarata “legge truffa” quella proposta a suo tempo dalla Dc – che prevedeva il premio per chi superasse il 50 per cento dei suffragi – è evidente che quella che si vuole imporre è una legge supertruffa. Con l’aggravante che la percentuale del 42 per cento si inserisce in un contesto dove l’astensionismo è ormai il primo partito, e dunque si tratta di una minoranza rispetto al 50 per cento (e magari anche meno) che va a votare.

Una minoranza della minoranza, potremmo dire. Come se non bastasse, è previsto lo sbarramento al 3 per cento: chi non supera quella soglia non entra in Parlamento. Siamo di fronte al tentativo più spudorato di vanificare quello che è l’abc della democrazia rappresentativa: il principio fondamentale “una testa, un voto”. Il proporzionale puro è l’unico criterio che permette lo specchio di rappresentanza della volontà popolare complessiva, delle forze politiche con maggiore consenso come di quelle dalla condivisione minore. Il meccanismo, radicalmente truffaldino, proposto dal governo – con l’aggravante della camicia di forza delle liste bloccate, con i candidati decisi dalle segreterie dei partiti, rispetto ai quali gli elettori non possono scegliere con le preferenze – sembra pensato apposta per chiamare a raccolta i votanti fidelizzati e tenere alla larga quelli comuni. Come se il retro pensiero fosse: meno gente vota, più noi – sottinteso: i capibastone dei partiti – siamo liberi di manovrare le scelte politiche a nostro piacimento. La governabilità scambiata come arbitrio della maggioranza che, a ben vedere, non è nemmeno tale, ma piuttosto minoranza rispetto al corpo elettorale complessivo. Trovatosi in confusione dopo la batosta referendaria, il governo Meloni vuole andare avanti come un treno per approvare il colpo di mano elettorale in modo unilaterale, con le sole forze di maggioranza, incurante del fatto che le scelte circa le regole comuni dovrebbero registrare un consenso ampio tramite una larga condivisione.

La “riforma” è incostituzionale anche per molti altri aspetti. Ad esempio: lo sbarramento del 3 per cento sancisce – istituisce – il voto di serie A e quello di serie B. Infatti: se l’elettore sceglie una lista, che arrivi magari al 2,9 per cento, il suo voto non conta nulla, dato che i seggi vengono distribuiti solo tra i partiti che hanno superato quella tagliola. Ma i cittadini non dovrebbero essere uguali dinanzi alla legge? Per di più emerge il paradosso: quel disgraziato elettore non solo si vede scippato il proprio voto, ma esso va pure a rafforzare quei partiti che egli si era ben guardato dallo scegliere. Di fronte a un quadro così insidioso, le forze di opposizione non possono limitarsi a un semplice no parolaio. Devono dare vita a una lotta decisa, organizzando l’ostruzionismo in Parlamento – fu fatto con la legge democristiana, a maggior ragione va praticato oggi – come accumulo di forza culturale e politica, da capitalizzare e spendere comunque nella successiva campagna elettorale. Se non faranno questo, daranno adito al sospetto che, sotto sotto, non vedono di malocchio la “riforma”, immaginando che potrebbe essere funzionale pure a loro nel caso di eventuale vittoria nelle urne. Giova ricordare che l’ostruzionismo non ha niente di estremistico. È una prassi parlamentare cui la minoranza ricorre quando la maggioranza, abusando della propria forza, viola, come in questo caso, i diritti comuni e, dunque, si tratta di questioni di principio fondamentali. E non si capisce perché le opposizioni, mentre dicono no alla legge supertruffa, non propongono con forza l’adozione del proporzionale puro con le preferenze, come vera alternativa di democrazia rappresentativa reale.

Per quanto riguarda le elezioni politiche, attenti a vendere la pelle dell’orso prima di averlo catturato. La convinzione che la larga maggioranza dei no referendari si traduca, pressoché automaticamente, in sostegno alle forze di centrosinistra è fondata sulla sabbia. Molti di quei voti, di giovani e non solo, sono stati espressi da persone riaccostatesi alle urne per ragioni di idealità politica – non partitica, ecco il punto! – in difesa della Costituzione, per protesta rispetto alle condizioni di vita, contro la guerra e il riarmo, il genocidio dei palestinesi e altro. Si tratta di elettori esigenti, che non si lasciano abbindolare dagli specchietti per le allodole. O i partiti lo capiscono o saranno loro a farglielo capire.

N.B. Usa e Israele devono riconoscere lo Stato palestinese.

 

7 Giugno 2026

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