Legge elettorale e premio di maggioranza

Meloni punta alla legge elettorale per impedire la vittoria del Campo largo: la premier rischia la trappola Vannacci

Nell’idea di ritoccare la soglia per impedire la vittoria del Campo largo, la premier non considera che imbarcherà il generale. Che FI e Lega odiano...

Politica - di David Romoli

23 Maggio 2026 alle 15:00

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Foto Mauro Scrobogna / LaPresse
Foto Mauro Scrobogna / LaPresse

Come previsto e anticipato, la maggioranza ha rimesso mano alla sua proposta di legge elettorale. Il meccanismo continua a fare perno intorno a un robusto premio di maggioranza in dote a chi prenderà un voto in più degli altri concorrenti purché superi una soglia di sbarramento che però non è più del 40 ma del 42%. Alla Camera inoltre è ufficializzato che il premio non potrà permettere di andare oltre il tetto del 55% dell’assemblea, rientrando così nei margini considerati accettabili dalla Corte costituzionale. Non è che in questo modo tutti i problemi siano risolti. Già l’idea di mantenere comunque intatta la lista bloccata dei 70 candidati che entrerebbero alla Camera, e dei 35 del Senato, limitando così gli eletti dal popolo nel proporzionale a vantaggio dei selezionati dai capi partito è stridente.

Restano in sospeso inoltre molte delle eccezioni di costituzionalità segnalate da 120 costituzionalisti nei giorni scorsi. L’opposizione, infine, non concede margini di mediazione: la legge passerà dunque con un’imposizione della maggioranza a colpi di fiducia. Ma, incognita della Consulta a parte, è a questo punto chiaro che la premier ha deciso di varare la riforma a ogni costo e che gli alleati, nonostante la riforma non li soddisfi affatto, non se la sentono almeno per ora da far saltare tutto, incluso lo stesso centrodestra. Se si arriverà davvero alle urne con la legge di Giorgia, però, si porranno non solo problemi tecnici e costituzionali. Se ne presenterà anche uno di natura strettamente politica e anche di primissima grandezza. In una corsa al fotofinish tra due concorrenti in sostanziale parità, nella quale tutto dipenderà probabilmente da un pugno di voti, la destra non potrà fare a meno di Roberto Vannacci. Se si votasse con il Rosatellum il quadro sarebbe diverso. Non è affatto detto che i voti di Futuro Nazionale, valutati oggi tra il 3,6 e il 4,1%, basterebbero a fare la differenza nei collegi, fortemente localizzati in alcune regioni come sono al momento. Col premio invece il generale potrebbe essere decisivo e in quel caso l’intera fisionomia delle destra ne uscirebbe modificata e radicalizzata, spinta in direzione opposta a quella liberale che ha in mente Marina Berlusconi ma che persegue anche, secondo l’erede con eccessiva timidezza, l’attuale leader Tajani.

Non è per forza detto che Fi accetti di essere trascinata in direzione opposta a quella che vorrebbe seguire e neppure che una forza del Ppe, impegnata in una competizione strenua con l’estrema destra nel Paese guida d’Europa, possa permetterlo. Il problema si porrebbe subito, al momento di arruolare Futuro Nazionale ovviamente con tanto di posti nel listone-premio. Ma se anche quello scoglio fosse superato la tensione si riproporrebbe infinite volte, in caso di vittoria della destra. Per Fi diventerebbe fortissima la tentazione di staccarsi da una destra più che mai di destra per diventare la spina dorsale di quella formazione centrista che senza gli azzurri non può nascere. Per la Lega l’arrivo del generale sarebbe anche più malaugurato. Non solo per l’affronto rappresentato dalla scissione del graduato che ha letteralmente usato il Carroccio come un taxi ma anche perché, affrancato dal ricatto del voto utile, Vannacci potrebbe vampirizzare ulteriormente proprio la Lega, forse non nel Nord ma nel resto d’Italia. Non a caso ieri Calderoli ha già messo le mani avanti: “Se non c’è l’autonomia prima non se ne fa niente”.

La legge che sul pallottoliere dovrebbe assicurare maggiore stabilità, tanto da essere stata battezzata Stabilicum, non promette affatto la stessa cosa sul piano politico e la destabilizzazione soprattutto a destra potrebbe palesarsi già nel voto sulla legge elettorale. Emergerebbe comunque subito dopo, al momento di definire il perimetro dell’alleanza e forse quello sarebbe per la premier il momento più delicato, per non parlare dell’eventuale esperienza di governo con una maggioranza molto meno domabile di quanto non sia stato sinora. La premier si è costruita una legge elettorale a misura dei propri interessi ma quella costruzione era certamente funzionale prima del referendum del testa a testa con l’opposizione, dell’obbligo di arruolare chiunque pur di ottenere quel voto in più che assegnerebbe il cospicuo premio di maggioranza. Ma da allora, in pochi mesi, è cambiato tutto e non è affatto detto che ora quella stessa legge elettorale non si riveli una trappola proprio per chi la aveva ideata.

23 Maggio 2026

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