Sì della Camera alla proposta di legge
Cosa prevede la legge elettorale: Sì della Camera alla proposta di legge, una vera follia a rischio inciampi tra Consulta e Quirinale
Il combinato disposto di premio di maggioranza fino a un massimo del 55% e lista bloccata di 70 deputati produrrà il taglio di quelli in eccesso
Politica - di David Romoli
Il nuovo testo che corregge la proposta iniziale di legge elettorale c’è, le sorprese no. È stato depositato mercoledì alle 19 in commissione e calendarizzato in aula per il 29 giugno nonostante le proteste dell’opposizione costrette a una discussione a passo di carica e con tempi contingentati. Ma non è dall’opposizione che possono arrivare inciampi: è dalla Corte Costituzionale e dal capo dello Stato.
COLLEGI
L’obiettivo della legge era sin dall’inizio uno solo e lo ha naturalmente raggiunto: eliminare i collegi maggioritari. Nel 2002 il risultato del voto fu falsato dalla scelta incomprensibile delle opposizioni di presentarsi divise e senza neppure accordi di desistenza, regalando così la grande maggioranza dei collegi alla coalizione di destra. Nel 2027 le cose non andrebbero certo allo stesso modo. Nei collegi, soprattutto nel centrosud, il Campo potrebbe vincere nella maggior parte dei collegi e aggiudicarsi la vittoria complessiva ma è possibile, e anzi probabile, anche un risultato di pareggio o giù di lì. Meloni lo teme più della sconfitta perché a quel punto il partito di maggioranza relativa, il suo, non potrebbe sottrarsi all’appello del capo dello Stato per un governo tecnico o di larghe intese e si sa che fine fa chi sostiene quel tipo di governi.
PREMIO DI MAGGIORANZA
Dunque via i collegi rimpiazzati dal premio di maggioranza debitamente modificato per non essere fucilato dalla Consulta. La soglia passa dal 40 al 42%, il tetto dei parlamentari eleggibili con il premio è fissato al 55%, in modo da stornare il rischio che chi vince possa eleggere da solo il presidente della Repubblica. Dunque il premio non può andare oltre il 13% nella migliore delle ipotesi. I problemi però cominciano proprio qui: forse di ordine costituzionale, certamente di natura politica. Alla Camera il premio conta 70 seggi, pari al 17,5% dell’assemblea. Anche se il vincitore passasse di pochissimo la soglia del 42% ci sarebbe sempre un’eccedenza rispetto al tetto del 55%. Se poi il vincitore potesse contare su percentuali più o molto più alte, l’eccedenza lieviterebbe. La via maestra sarebbe stata proporre un premio modulabile, facendo cioè entrare tanti deputati quanti ne servono per raggiungere quel tetto del 55%. Ma quella strada non era percorribile. I 70 nomi indicati dalle segreterie di partito e inseriti nella quota premio servono infatti a compensare la Lega di quel che perderà dovendo rinunciare ai collegi. I 70 deputati premio sono intoccabili. Dunque bisognerà depennare rappresentanti dei territori eletti dal popolo in numero tale da tornare al 55% dell’aula, 220 deputati. Se qualcuno trovasse la cosa strana e molto discutibile non gli si potrebbe dar torto.
PREFERENZE
Del resto anche gli eletti col proporzionale saranno selezionati dalle segreterie. Le preferenze non sono contemplate. È vero che l’aula è libera di inserirle con un emendamento a voto segreto e se tutti fossero coerenti con le dichiarazioni pubbliche le preferenze raccoglierebbero una maggioranza oceanica. Solo che in materia per scommettere sulla coerenza ci vorrebbe coraggio dal momento che, propaganda a parte, a volere davvero il ritorno delle preferenze sono in pochissimi.
SOGLIA DI SBARRAMENTO
La soglia di sbarramento è bassa, al 3%. È così poco severa per un motivo preciso: rendere possibile per Calenda varcare quel confine. Se fosse chiaro che la missione è per Azione quasi impossibile, con una soglia al 4%, i potenziali elettori di Calenda potrebbero scegliere di non sprecare il voto facendolo convergere sul Campo Largo. Di qui la decisione di non andare oltre il 3%, della quale però si avvarrà anche il partito di Vannacci, se non finirà nella coalizione di Giorgia e correrà da solo.
BALLOTTAGGIO
Altra innovazione è l’eliminazione del ballottaggio ove nessuna delle coalizioni raggiunga il 42%. Nel 2027 lo scenario è solo teorico, con due sole grandi coalizioni in campo. Se nascesse in futuro un vero polo centrista invece l’eventualità si farebbe concreta e a quel punto, senza più spareggio, il sistema diventerebbe di fatto un proporzionale puro.
CANDIDATI PREMIER
Confermata l’indicazione del nome del candidato premier nel programma e non nella scheda. È già successo in passato, con i nomi dei candidati premier sulla scheda però. In nessuno dei due casi detta indicazione è vincolante: il capo dello Stato può tranquillamente ignorarla e proprio per questo la norma dovrebbe passare il vaglio della Corte. Inserire il nome nel programma invece che nel simbolo però è allo stesso tempo meno vistoso per gli elettori ma più rigidamente impegnativo per le forze politiche.
TRENTINO
C’è infine un problema sul voto del Trentino e della Val d’Aosta, il cui voto non è valutato ai fini del premio e non è escluso che la discriminazione finisca nel mirino della Consulta. Anche se l’ostacolo principale, dal punto di vista costituzionale, sarà la legge per il Senato, che dovrebbe essere approvata in ottobre. Si sa che i senatori devono per legge essere eletti su base regionale. La destra proporrà una formula che dovrebbe essere in grado di aggirare l’ostacolo assegnando il premio su base nazionale anche a palazzo Madama. Corte costituzionale e Mattarella permettendo.