Appunti per il ventennale
Così Marco Pannella ha esercitato la sua leadership e raggiunto obiettivi storici
Il suo parlare al plurale non era un vezzo. Tra i lasciti di Marco ci sono le organizzazioni “di scopo” grazie alle quali ha potuto esercitare la leadership nonviolenta e raggiungere obiettivi di portata storica.
Politica - di Marco Perduca
Nel suo pezzo del 25 maggio scorso, Andrea Pugiotto, uno dei pochi a ricordare Pannella non da spettatore delle sue azioni, ma da co-attore di alcune di esse, invita a lasciare i coccodrilli negli zoo e a riprendere la prassi pannelliana del “cambiare le cose” attivando gli strumenti del diritto per conquistare, rafforzare o aggiornare, altri diritti. In particolare, l’amico Pugiotto insiste con le “battaglie di scopo”. Mi permetto di complementare quanto scritto, perché ci sono un paio di cose che non mi tornano.
La prima è una domanda non retorica: Marco Pannella, senza il Partito Radicale, che negli ultimi 30 anni si è (anche) chiamato Lista Pannella / Movimento dei Club Pannella, Radicali Italiani, Nessuno Tocchi Caino, Non c’è pace senza giustizia e Associazione Luca Coscioni, sarebbe stato il Pannella che è stato encomiato il 19 maggio scorso? Mentre la domanda inversa sarebbe, quella sì, retorica, questa a oggi mi pare poco praticata. Tra i lasciti pannelliani, c’è, ormai c’è stata, una “galassia” di organizzazioni “di scopo” grazie alle quali Pannella è riuscito a esercitare la leadership nonviolenta che viene solitamente ricordata, ma anche a fargli raggiungere obiettivi di portata storica che, ahiloro, raramente hanno fatto parte delle Panneleidi e Panneliadi della settimana scorsa. Riforme che restano centrali in un periodo di incertezza del diritto e dell’incapacità di sua difesa da parte della cancellerie di mezzo mondo. Il problema dell’organizzazione politica, del soggetto politico, era un tema centrale per Pannella, quasi consustanziale, mi si perdoni il lessico, al suo fare politica. Pannella parlava sempre al plurale, non per vezzo, ma perché riteneva che occorresse un’organizzazione, partito o movimento che fosse, per fare quello che poi proponeva anche al “nemico”. Una politica che non si limitava ad attivare le giurisdizioni, ma che dava corpo alle proprie convinzioni senza escludere la partecipazione, anche diretta, in tornate elettorali dal quartiere al Parlamento europeo.
Il famoso, o ormai leggendario, se non famigerato, appello ai Premi Nobel dei primi anni Ottanta, affermava, tra le tante cose, che occorresse “una nuova volontà politica e un nuovo specifico organizzarsi di questa volontà […] direttamente e manifestamente volte – con assoluta priorità – a superare le cause di questa tragedia e a scongiurarne subito gli effetti.” (enfasi mia). Il Testo, che è un vero e proprio manifesto per la politica possibile (forse più di quella possibile quasi 50 anni fa che oggi), più volte fa riferimento all’organizzare come necessità centrale del fare politica. Un aspetto che raramente si ricorda quando si celebra Pannella. Il testo si conclude esclamando “Occorre subito scegliere, agire, creare, vivere, fare vivere”. A parte ricordare che nel lessico pannelliano la “creatività” prende il posto della “fantasia”, Pannella aveva bisogno di far vivere un confronto esterno quanto interno e, quanti meno yesman aveva intorno, quanto più radicali, cioè efficaci, erano le azioni che ne scaturivano – basti pensare agli scazzi con Roberto Cicciomessere, il cui anniversario della morte cade proprio in questi giorni, durante l’anno dei successi radical-pannellian-boniniani (e cicciani) del 1999. Ma, senza questa vita dell’organizzazione, organizzazione leaderistica, carismatica, libertaria, al limite dell’associazione di fatto – le famose “riunioni con chi c’è” – molte delle epiche campagne, generaliste o di scopo, sarebbero rimaste chiacchiere per i nastri d’archivio o Radio Radicale. In preparazione delle celebrazioni del ventennale, facciamoci quindi un nodo al fazzoletto per approfondire questo aspetto del “collettivismo”, inter-attivo o passivo che fosse, della storia radicale.
La seconda riflessione riguarda le battaglie di scopo. A parte anche qui ricordarci che il vocabolario pannelliano prediligeva il termine “lotte”, mi pare che troppo spesso, o si rimembra solo quando beltade splendea, o si ritengono forse di scopi non particolarmente politici le conquiste degli ultimi anni – entrando forse in contraddizione coi presupposti generali dell’analisi. Non passa anno, e da qualche anno, non passa mese, senza che conquiste di diritti continuino ad accadere grazie a lievito radicale. Ma complichiamo ancora un po’ le cose. Se, è innegabile che l’unica riforma del codice penale conquistata in onore del famigerato metodo pannelliano porti il nome di un (ex) dirigente radicale, Marco Cappato, il calendario ci segnala che tale dichiarazione di incostituzionalità di parti dell’articolo 580 del Codice Penale è avvenuta dopo la morte di Pannella. Anche di questo non si parla mai. Come non si parla mai del fatto che se il Comitato Onu sui diritti civili e politici ha messo in mora la Repubblica italiana per gli irragionevoli ostacoli frapposti al godimento dei diritti di partecipazione democratica con la sua legge sui referendum, questo si deve a un altro (ex) dirigente radicale, Mario Staderini. Nel caso di Cappato, i fatti sono successivi alla morte di Pannella, nel caso di Staderini no, ma chi ha memoria ben ricorda cosa accadde durante la campagna referendaria che poi sarebbe diventata oggetto del ricorso all’Onu dell’allora segretario di Radicali Italiani. La sentenza 242 del 2019 della Consulta ha consentito la morte in casa per una ventina di persone, la decisione delle Nazioni unite ha agevolato la raccolta firme per i referendum introducendo, unicum mondiale, la sottoscrizione digitale per attuare un articolo della Costituzione.
Dal 2025, lo Stato l’ha resa gratuita e, sempre grazie a un altro intervento davanti alla Consulta, tale possibilità tecnica è oggi ampliata anche alle liste elettorali per le persone gravemente disabili. Nelle prossime settimane, tanto la Cassazione quanto la Corte Costituzionale, dovranno esprimersi su diverse questioni coordinate da un’altra (ex) dirigente radicale, Filomena Gallo. Una bella Scala Reale di scopi, no? Pannella è un po’ come il maiale: non si butta via nulla e non è Kosher. E proprio per questo, se da una parte solo uno così poteva essere il politico di riferimento delle comunità ebraiche italiane, forse meno dei governi israeliani, dall’altra, proprio perché ci si sente dire che “Pannella è stato tante cose”, queste tante cose ricordiamocele però tutte. E’ un altro modo di onorarne la vita, anche perché, se c’era una cosa che lo mandava in bestia (più di altre) era il sentirsi affasciato ai “tutti”: “tutti uguali”, “tutti i partiti”, “tutti i politici”, tutti un c… avrebbe detto lui, e quella non tuttitudine si riattiva quotidianamente. Teniamone di conto in vista del ventennale o del doman, perché ci sono più certezze di quanto non pensasse il Magnifico.