La scelta controversa
Trump nomina Bill Tulpe capo dell’intelligence Usa: amico di famiglia, esperto di mutui e senza qualifiche per il ruolo
Esteri - di Carmine Di Niro
Alla Casa Bianca hanno apprezzato l’unico requisito che ormai ha un valore per ottenere un qualsiasi tipo di incarico amministrativo: la fedeltà assoluta nei confronti del capo, Donald Trump. È grazie alla fedeltà infatti che Bill Pulte è stato nominato direttore ad interim della National Intelligence al posto di Tulsi Gabbard, ormai ex capo delle dell’intelligence statunitensi che ha fatto un passo indietro ufficialmente per stare accanto al marito gravemente malato, in realtà per la grande distanza politica con lo stesso Trump, che aveva pubblicamente smentito sul programma nucleare iraniano.
Gabbard, ex Democratica convertitasi al trumpismo e con note simpatie per vari autocrati e dittatori, da Vladimir Putin a Bashar al Assad, non lascia il posto a qualcuno più autorevole ed esperto di lei. Pulte finora ha diretto la Federal Housing Finance Agency, l’agenzia federale che vigila sul mercato dei mutui, e non ha alcuna esperienza nel settore della sicurezza nazionale, dello spionaggio e dell’intelligence.
A suo favore aveva però il fervore trumpiano: Pulse da mesi come capo della Federal Housing Finance Agency, incarico che non lascerà anche con la nomina ad interim alla National Intelligence, invocava il licenziamento dell’ormai ex presidente della Fed Jerome Powell ed ha presentato in più occasioni dossier su presunte irregolarità nelle richieste di mutui da parte di “nemici” del presidente, dal senatore Adam Schiff alla procuratrice generale dello Stato di New York Letitia James. Pulte è inoltre il nipote di William J. Pulte, fondatore della PulteGroup, un’importante società di costruzioni, ed è anche amico di Donald Trump Jr., figlio maggiore del presidente.
Quanto basta per spingere martedì Trump ad annunciare via social la sua nomina ad interim a direttore della National Intelligence. Essendo poi una carica ad interim, la sua posizione temporanea non richiede alcuna conferma del Senato. Eppure, come sta emergendo con sempre maggiore frequenza da mesi a questa parte, anche all’interno del fronte dei Repubblicani c’è particolare scetticismo sulle ultime mosse intraprese dalla Casa Bianca sulle nomine. “Non vedo alcuna prova di una qualifica per questo incarico”, ha detto il senatore John Cornyn, del Texas. “Non ci serve un direttore dell’intelligence trasformato in un’arma”, le parole anche più dure del leader della maggioranza al Senato John Thune, del South Dakota.
Pulte, che da tempo aspirava ad un incarico di maggior prestigio all’interno dell’amministrazione Trump, a differenza del suo predecessore Tulsi Gabbard ha mostrato sia in pubblico che in privato di sostenere convintamente la guerra in Iran, sminuendo gli effetti del conflitto sui tassi dei mutui (tema di cui si occupa come direttore della Federal Housing Finance Agency), tornati sopra il 6,5% nelle ultime settimane negli Stati Uniti.
La Casa Bianca ovviamente tiene il punto e difende a spada tratta le decisioni prese da Trump. “Bill Pulte è una grande scelta e farà un ottimo lavoro per il popolo americano. È una persona di fiducia del presidente”, è stato il commento del portavoce Davis Ingle. Approvazione arrivata anche dal vice di Trump alla Casa Bianca, JD Vance, che ha sottolineato in un post su X che “i burocrati della comunità di intelligence devono rispondere alla leadership eletta (e non il contrario)”.