La rubrica Sottosopra
Se l’Europa vuole crescere deve sbarazzarsi degli USA: l’occasione per un ruolo di primo piano nel mondo
Ormai gli yankees guardano all’Ue come una palla al piede. Ma è vero anche il contrario. L’Ue deve diventare adulta e dialogare alla pari
Editoriali - di Mario Capanna
Supponiamo che tu sia un idiota e supponiamo che tu sia un membro del Congresso. Ma mi sto ripetendo.
(M. Twain)
Gli Usa non sono più la potenza super egemone come fino al recente passato. Non solo perché il mondo rifiuta ormai il monocentrismo e si orienta verso il multipolarismo, ma anche perché in seno al campo occidentale sono sorte, e si dispiegano con relativa velocità, contraddizioni significative. Un fatto nuovo, dalle molteplici implicazioni. Che va al di là delle accelerazioni impresse dall’amministrazione Trump. Gli Usa sentono – sanno – di essere, insieme a Israele, la realtà più avversata – più odiata? – dai popoli del mondo. Ritengono di superare le proprie difficoltà con il predominio della forza, commerciale (dazi) e bellica, violando di continuo il diritto internazionale, ma questo non fa che dilatare il loro scivolare in un isolamento crescente.
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Emblematico il caso italiano. Un recente sondaggio ha rilevato che la percentuale di cittadini secondo cui “l’Italia dovrebbe sostenere sempre gli Stati Uniti nella politica internazionale” è di appena il 13 per cento. Ben l’85 per cento, al contrario, ritiene che “dovrebbe prendere autonomamente le proprie decisioni”. Così, mentre gli Usa sono percepiti sempre più come sovvertitori dei rapporti internazionali, la Cina appare come la potenza tranquilla, in crescita economica e egemonica, che favorisce il libero commercio globale, la pacifica coesistenza fra gli Stati e la loro cooperazione, di cui il circuito dei Paesi Brics si configura come esempio operante. Che possa assumere in futuro l’atteggiamento invasivo da superpotenza appare oggi un elemento secondario. Nel rimescolamento complessivo dei rapporti di forza, l’Ue e Nato sono ormai viste dagli Usa, sostanzialmente, come una palla al piede. Le contraddizioni interne al tecno capitalismo neofeudale inter atlantico spingono gli Stati Uniti a liberarsene come realtà parassitarie, un tempo utili, quando c’erano l’Urss e la guerra fredda, ma ora non più.
Se l’Europa ragionasse con lungimiranza, questa sarebbe l’occasione propizia per assumere un ruolo di primo piano nel mondo. Con i suoi 500 milioni di cittadini, la forza economica complessiva e la propria cultura, potrebbe divenire una realtà innovativa nei rapporti internazionali. Non già riarmandosi, essendo evidente che, nonostante i mostruosi finanziamenti previsti, non potrà eguagliare la potenza militare degli Usa, della Russia, della Cina. Una “Nato europea”, a guida tedesca (proprio mentre la nazisteggiante Afd si avvia ad essere il primo partito in Germania), diventerebbe un fattore in più di insicurezza, dato, oltretutto, che più armi ci sono più aumenta la tendenza ad usarle. Invece: si pensi ad un’Europa che, liberandosi dal protettorato americano, assuma un ruolo di equilibrio fra le superpotenze, cominciando, finalmente, ad impegnarsi per una iniziativa di pace in Ucraina, anziché spingerla a perpetuare la carneficina, e proponga un piano credibile per il cessate il fuoco; che inizi un dialogo e un confronto realistico con la Russia, riconoscendola come parte integrante del Vecchio continente; che – ormai lo dicono anche esponenti di Confindustria – riprenda ad acquistare gas e petrolio da Mosca, smettendo di pagare quattro volte di più le forniture americane; che non appoggi il genocidio antipalestinese di Israele e sanzioni con misure concrete il suo illegale espansionismo in Siria, Libano, Cisgiordania…
Non sarebbe questa l’Europa, che alla buon’ora smetta di essere un vaso di coccio tra vasi di ferro, che, dialogando alla pari con Washington, Mosca, Pechino e i Paesi Brics, farebbe davvero l’interesse dei propri popoli e immetterebbe nelle relazioni internazionali la sana e necessaria dose di razionalità e di pacifica convivenza? Si obietterà che si tratta di sogni ad occhi aperti. Al contrario: occorre tenere aperti gli occhi proprio per cogliere i grandi mutamenti che avvengono nel mondo e, anziché subirli passivamente, intervenirvi in modo positivo per indirizzarli a beneficio dei popoli. Anche di quello americano. Sì, perché liberarsi dagli Stati Uniti, e dal loro complesso militare-industriale, significa aiutare i cittadini d’oltreoceano a capire che non ci sono popoli di serie A e di serie B. E che, per avere un futuro, dobbiamo – e possiamo – salvarci tutti insieme.
N.B. Usa e Israele devono riconoscere lo Stato palestinese.