Nuovi raid americani

Iran-Stati Uniti, l’accordo è più vicino ma la guerra non si ferma: Netanyahu colpisce Libano e Gaza

Secondo Axios i negoziatori avrebbero raggiunto l’intesa su un memorandum di 60 giorni, ma manca l’ok di Trump. Israele: “Raid mirato su Beirut”.

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

29 Maggio 2026 alle 12:00

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Medio Oriente, ancora tra guerra e un accordo che sembra a un passo ma quel passo ancora non si compie. I negoziatori statunitensi e iraniani avrebbero raggiunto un accordo su un memorandum d’intesa di 60 giorni per estendere il cessate il fuoco e avviare i negoziati sul programma nucleare iraniano, ma il presidente Trump deve ancora dare luce verde. Lo hanno riferito ad Axios due funzionari statunitensi e una fonte regionale coinvolta negli sforzi di mediazione.

I funzionari statunitensi hanno affermato che i termini dell’accordo erano stati sostanzialmente concordati martedì, ma entrambe le parti dovevano ancora ottenere l’approvazione dei vertici. Secondo la ricostruzione di Axios, gli iraniani sarebbero poi tornati dicendo di aver ottenuto le autorizzazioni necessarie e di essere pronti a firmare. L’Iran non ha confermato questa versione. I negoziatori statunitensi hanno informato Trump sui dettagli dell’accordo finale, ma lui non lo ha firmato immediatamente. «Il presidente ha comunicato ai mediatori di aver bisogno di un paio di giorni per rifletterci», ha dichiarato un funzionario statunitense. Il memorandum of understanding fra Iran e Stati Uniti stabilirà anche che il transito marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz sarà «illimitato». Così risulta ad Axios che ha citato alcune fonti americane, secondo le quali questo significa «assenza di pedaggi».

L’Iran dovrà rimuovere tutte le mine nello Stretto entro 30 giorni. Il blocco navale americano verrà revocato in proporzione al ripristino della navigazione commerciale. Il memorandum, sempre secondo l’autorevole portale americano, include l’impegno di Teheran a non perseguire lo sviluppo di armi nucleari e stabilisce che le prime questioni da negoziare nel corso dei 60 giorni riguarderanno lo smaltimento dell’uranio altamente arricchito e la gestione del programma nucleare iraniano. Secondo il Guardian, Trump avrebbe condiviso la bozza dell’accordo di pace con l’Iran con Israele e altri Paesi alleati. La bozza sarebbe simile a quella circolata in Medio Oriente nei giorni scorsi e prevederebbe: riapertura dello Stretto di Hormuz alla navigazione commerciale, revoca del blocco statunitense dei porti iraniani e accesso a circa 12 miliardi di dollari di beni congelati.

Intanto, però, è guerra. Gli Stati Uniti hanno abbattuto l’altra notte quattro droni iraniani e attaccato un sito militare in Iran, nella città meridionale di Bandar Abbas. È solo l’inizio. Le forze armate americane hanno condotto nuovi attacchi in Iran contro un sito militare che, secondo Washington, minacciava le truppe Usa e la navigazione commerciale. Lo afferma un giornalista della Reuters su X, citando un funzionario statunitense, secondo il quale le forze americane avrebbero anche intercettato droni lanciati dall’Iran. Axios riferisce che Teheran avrebbe lanciato quattro droni unidirezionali contro una nave commerciale statunitense. Le forze armate Usa li hanno abbattuti e hanno poi colpito un’unità iraniana di lancio a terra prima che potesse effettuare un nuovo attacco. Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno preso di mira una base americana in rappresaglia agli attacchi statunitensi nel sud del Paese, secondo quanto riportato dall’emittente statale iraniana Irib. «A seguito dell’aggressione di questa mattina da parte delle forze militari statunitensi contro una località alla periferia dell’aeroporto di Bandar Abbas, con l’uso di proiettili aerei, la base aerea americana da cui è partito l’attacco è stata presa di mira alle 4:50 del mattino (03:20 italiane)», hanno dichiarato i Pasdaran, secondo quanto riportato dall’Irib. Non sono stati forniti dettagli sulla posizione della base, anche se il Kuwait, alleato degli Stati Uniti, ha dichiarato di aver risposto agli attacchi missilistici e con droni di giovedì mattina.

Il conflitto si estende. Gli Stati Uniti hanno accusato l’Iran di avere lanciato un missile sul Kuwait, in violazione del cessate-il-fuoco. «Alle 22:17 ora orientale del 27 maggio (le 4:17 di oggi in Italia), l’Iran ha lanciato un missile balistico verso il Kuwait che è stato intercettato con successo dalle forze kuwaitiane», si legge in un post del Comando centrale (Centcom) su X. «Questa grave violazione del cessate-il-fuoco per parte del regime iraniano è avvenuta ore dopo che le forze iraniane hanno lanciato cinque droni d’attacco che hanno rappresentato una chiara minaccia vicino a e nello Stretto di Hormuz», si legge ancora. «Tutti i droni sono stati intercettati con successo dalle forze statunitensi, che hanno anche impedito il lancio di un sesto drone da un sito di lancio terrestre iraniano a Bandar Abbas», spiega il Centcom. Il Kuwait ha espresso “forte condanna e riprovazione” per “gli attacchi iraniani gravi e criminali” subiti ieri. Si tratta, si legge in una nota del ministero degli Affari esteri, di “un’escalation pericolosa e una palese violazione della sovranità dello Stato del Kuwait, della sua sicurezza e dell’integrità dei suoi territori, e una minaccia diretta alla vita dei civili e alle infrastrutture vitali”. Tutto questo, si avverte, “avviene in un momento in cui numerosi paesi fratelli e amici stanno compiendo sforzi instancabili per ridurre le tensioni, calmare la situazione ed evitare ulteriori escalation nella regione”. Da qui la richiesta all’Iran “di cessare immediatamente e senza condizioni o restrizioni questi attacchi” mentre “lo Stato del Kuwait si riserva il pieno diritto di adottare tutte le misure necessarie per preservare la sua sicurezza e difendere i suoi territori e le sue infrastrutture vitali contro qualsiasi aggressione o minaccia”. Il Ministero degli Esteri Saudita ha pubblicato una nota in cui “esprime la più ferma condanna e denuncia per gli attacchi ostili con missili e droni contro il fraterno Stato del Kuwait”.

Dal Kuwait al Libano

Dopo l’annuncio dell’esercito israeliano di aver lanciato «un attacco mirato su Beirut», i media libanesi riferiscono che il raid ha colpito a Shuwayfat, nella zona sud della capitale. Questo è il primo attacco dell’Idf contro Beirut da tre settimane a questa parte. Nei giorni scorsi era emersa la contrarietà dell’amministrazione Usa ad eventuali raid sulla capitale libanese perché `in America non vogliono vedere palazzi crollati a Beirut´. Ma un alto funzionario israeliano aveva affermato che gli «attacchi mirati» sono esclusi dal diktat del presidente Donald Trump. «Secondo una fonte della Difesa, l’obiettivo dell’attacco israeliano era Ali al-Husni, capo della forza missilistica della Divisione Imam Hossein, una milizia iraniana che opera a fianco di Hezbollah», riporta Times of Israel. Non è ancora chiaro se al-Husni sia rimasto ucciso nel raid. Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, uno dei leader dell’estrema destra, ha chiesto di «distruggere 10 edifici nella periferia di Beirut per ogni drone. Per ogni drone che ferisce uno dei nostri soldati, distruggiamo cento edifici», in un post su X in memoria del sergente Rotem Yanai, soldatessa di 20 anni, uccisa mercoledì dall’esplosione di un drone nel nord di Israele, come annunciato dalle Forze di difesa israeliane. “Mio figlio vuole che risparmi una parte del Libano così che lui possa distruggerla in seguito. Gli ho detto di non preoccuparsi, ce ne sarà abbastanza per tutti”, così si era espresso il recidivo ministro israeliano il 5 maggio scorso, durante un’intervista trasmessa dal network Canale 7, nella quale ha rivelato le parole del figlio, Benya Smotrich, rimasto ferito nel sud del Libano all’inizio del conflitto tra Israele ed Hezbollah.

Sono salite a 14 le persone uccise ieri nel sud del Libano dagli attacchi dell’esercito israeliano. Tra le vittime della raffica di attacchi figurano cinque donne, bambini e un soldato libanese. Decine di altre persone sono rimaste ferite, secondo il ministero della Salute libanese e l’Agenzia di stampa nazionale statale. Il portavoce militare israeliano in lingua araba Avichay Adraee ha lanciato avvertimenti a otto edifici nella città costiera di Tiro e nei quartieri circostanti. Molte persone sono fuggite dalla zona. Più a nord, nella città di Sidone, un drone israeliano ha colpito un condominio dove vivevano alcune famiglie sfollate, uccidendo cinque persone e ferendone altre 21, tra cui cinque bambini. Tra i morti c’era Hossan Zeidan, un tempo corrispondente della televisione iraniana in lingua araba al-Aalam. Nella vicina città costiera di Adloun, un drone israeliano ha colpito un’auto con a bordo una famiglia in fuga, uccidendo sei persone, tra cui due bambini e i loro genitori. Un altro attacco con drone ha ucciso due persone su una motocicletta vicino a Tiro. L’obiettivo dell’attacco non è stato immediatamente chiaro. L’esercito libanese ha comunicato che un soldato è stato ucciso in un attacco con un drone israeliano mentre era alla guida della sua moto vicino alla città di Nabatiyeh. Secondo il ministero della Salute libanese, dall’inizio della guerra almeno 3.269 persone sono state uccise negli attacchi israeliani, e oltre 9.800 sono rimaste ferite. La missione di pace delle Nazioni Unite nel Libano si è dichiarata «profondamente preoccupata» per i massicci bombardamenti israeliani nel sud del Paese. «Il conflitto in corso sta causando morti, feriti e distruzioni diffuse», si legge in una dichiarazione dell’Unifil. «La situazione sta ulteriormente minando la stabilità nell’area». Diversi caschi blu sono stati uccisi nel Libano meridionale da quando Israele ha esteso l’invasione di terra.

Morti e feriti si continuano a contare anche a Gaza

Negli ultimi due giorni, sedici palestinesi sono stati uccisi e altri 39 feriti e trasportati in ospedale nella Striscia di Gaza. Lo ha riferito il Ministero della Salute di Gaza in un comunicato. Secondo dati ministeriali, 11.922 persone sono state uccise e 2.786 ferite a Gaza dall’inizio del cessate il fuoco con Israele in ottobre. 781 sono i corpi recuperati. Dall’inizio della guerra tra Israele e Gaza, il 7 ottobre 2023, 72.819 persone sono state uccise e 172.894 ferite, ha dichiarato il Ministero della Salute. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato di aver ordinato alle forze armate di prendere il controllo del 70% della Striscia di Gaza, in contrasto con quanto previsto dagli accordi di cessate il fuoco in vigore dallo scorso ottobre. “Stiamo attualmente soffocando Hamas. Controlliamo ora il 60% del territorio della Striscia. Eravamo al 50, siamo passati al 60. La mia direttiva è di arrivare al 70%”, ha affermato Netanyahu parlando in conferenza da un insediamento israeliano in Cisgiordania occupata, diffusa in video dall’emittente israeliana Channel 12 La guerra perpetua di “Bibi” che sulla sua strada insanguinata può avere, forse, un ostacolo insormontabile: l’accordo tra Trump e gli ayatollah.

29 Maggio 2026

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