Fdi diserta l'aula

Matteotti, il ricordo alla Camera e l’assenza di Fratelli d’Italia: i meloniani non volevano confondersi con gli antifascisti…

L’assenza del partito della Meloni, che è l’erede del Msi di Almirante il quale a sua volta è l’erede del vecchio partito fascista, evidentemente suscita una qualche inquietudine. È casuale? Possibile? O è un gesto consapevole o inconsapevole di rifiuto nei confronti di un eroe dell’antifascismo?

Editoriali - di Piero Sansonetti

28 Maggio 2026 alle 12:30

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Matteotti, il ricordo alla Camera e l’assenza di Fratelli d’Italia: i meloniani non volevano confondersi con gli antifascisti…

La Camera ieri ha ricordato la figura di Giacomo Matteotti, esponente e leader socialista ucciso dai fascisti il 10 giugno del 1924. I fascisti lo uccisero perché Matteotti pochi giorni prima, esattamente il 30 maggio, aveva pronunciato alla Camera dei deputati un celebre discorso contro le violenze dei fascisti, i quali avevano devastato la campagna elettorale: Matteotti nel suo discorso aveva elencato e documentato le violenze e aveva chiesto la non ratifica del risultato elettorale. Le elezioni avevano sancito la vittoria del partito fascista, amplificata dalla legge elettorale truffa, chiamata legge Acerbo, che prevedeva un larghissimo premio di maggioranza per il partito più votato.

Alla commemorazione ieri erano presenti molti deputati della sinistra e del centro. Pochissimi deputati del centrodestra, quasi completamente assenti i deputati di Fratelli d’Italia. I parlamentari del centrosinistra hanno protestato contro questo sfregio portato dal partito della presidente del Consiglio alla memoria di uno degli uomini che rappresenta l’opposizione al fascismo e la difesa dei valori che poi sono stati posti alla base della costruzione della Repubblica. Giacomo Matteotti è indubbiamente una figura di gigantesco valore. Non solo per il suo coraggio ma per la sua lucidità, la sua coerenza, la sua capacità di guidare il partito. La Camera ha deciso di porre una targa che lo ricorda sul banco numero 14, che è lo scranno di quarta fila sul versante sinistro dell’emiciclo. Da oggi quello scranno non sarà più assegnato a nessun deputato.

L’assenza del partito della Meloni, che è l’erede del Msi di Almirante (come recentemente ha ricordato il presidente del Senato La Russa) il quale a sua volta è l’erede del vecchio partito fascista, evidentemente suscita una qualche inquietudine. È casuale? Possibile? O è un gesto consapevole o inconsapevole di rifiuto nei confronti di un eroe dell’antifascismo? Naturalmente il sospetto aumenta se si considera che Matteotti denunciò in quell’occasione anche il carattere antidemocratico della legge elettorale-Acerbo, dal nome del ministro che la mise a punto, e oggi Giorgia Meloni sta sostenendo una riforma della legge elettorale che assomiglia parecchio alla legge-Acerbo. Sia nei contenuti sia nella strategia. Mussolini aveva ordinato al suo ministro Giacomo Acerbo (che vent’anni dopo lo tradì votandogli contro al Gran Consiglio del 25 luglio 1943) di preparare una legge che garantisse al partito fascista la maggioranza assoluta anche se avesse ottenuto solo il 25 per cento dei voti. L’obiettivo della legge era quello di potere governare indisturbati anche con pochi suffragi. La struttura della legge elettorale che il centrodestra sta mandando in discussione a giugno è evidentemente molto simile ,anche se un po’ diversa nei numeri (assicura solo il 55 per cento dei seggi anziché il 60 per cento).

Giacomo Matteotti era il segretario del partito socialista. Il suo discorso, in quel 30 maggio di 102 anni fa, fu disturbato e interrotto decine di volte dai deputati di Mussolini e da Mussolini stesso. Matteotti nel discorso predisse il fatto che l’avrebbe pagata. Disse, uscendo dall’aula, che aveva firmato la sua condanna a morte. E fu polemico, anche se in modo sommesso, anche con una parte dell’opposizione che lui riteneva troppo morbida. La mattina del 10 giugno, mentre usciva da casa, al lungotevere Arnaldo da Brescia, vicino a piazza del Popolo, per andare alla Camera, fu circondato da cinque picchiatori della Ceka e spinto dentro un’automobile che partì a razzo. La Ceka era una polizia speciale agli ordini di Mussolini e dei capi del fascismo. Il drappello degli assalitori era guidato da Amerigo Dumini, uomo vicinissimo ai vertici del partito. Lo accompagnavano quattro suoi sgherri: Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveromo. Matteotti cercò di divincolarsi, si difese, allora uno dei quattro lo colpì con due coltellate, una al cuore e l’altra al polmone. Non si sa se il leader socialista morì sul colpo o se morì durante il tragitto verso Tivoli. I cinque fascisti lo lasciarono in un bosco a 40 chilometri da Roma e lo seppellirono. Il suo corpo fu ritrovato per caso il 16 agosto.

La reazione politica fu molto forte. I socialisti e i liberali decisero di boicottare la Camera e di ritirarsi sull’Aventino, guidati da Giovanni Amendola e da Filippo Turati. In aula, delle opposizioni, restò solo il piccolo gruppo comunista diretto da Antonio Gramsci, che era il segretario del partito. Il regime vacillò. Poi in novembre Mussolini passò al contrattacco. Pronunciò un celebre discorso alla Camera nel quale si assunse in prima persona le responsabilità delle violenze e anche, in sostanza, dell’omicidio: “Se il fascismo è stato una organizzazione a delinquere – disse – io sono il capo di questa organizzazione”. Il fascismo aveva vinto. L’Aventino fu sconfitto. Gramsci e i capi comunisti, due anni dopo, furono arrestati. Giovanni Amendola e Piero Gobetti uccisi a bastonate. I cinque responsabili dell’omicidio furono individuati, catturati e processati. Il tribunale li condannò a cinque anni, ma pochi mesi dopo la condanna arrivò l’amnistia e Dumini e i suoi uscirono dal carcere. Chissà se i deputati di Fratelli d’Italia che ieri non erano in aula hanno fatto questa scelta perché non volevano confondersi con gli antifascisti, oppure se semplicemente non hanno mai saputo chi era Matteotti, e cosa fece, e che fu ucciso, e chi lo uccise. Forse metà e metà.

28 Maggio 2026

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