Le attività investigative
Alla ricerca del tesoro di Matteo Messina Denaro, sequestrati beni per 20 milioni: “Investimenti in eolico, edilizia, alimentare e turismo”
Tre arresti per impiego di denaro di provenienza illecita nell'operazione dall'Andorra alle Isole Cayman. "Ostacoliamo organizzazione unitaria e onnicomprensiva di Cosa Nostra". Ancora sconosciuta la grandezza del patrimonio
Cronaca - di Redazione Web
Lo stanno chiamando: il tesoro di Matteo Messina Denaro, il boss di Cosa Nostra latitante per oltre 30 anni arrestato nei pressi di una clinica dove si stava curando a Palermo. Almeno 200 milioni di euro accumulati nelle attività illecite e criminali e reinvestite in mezzo mondo e negli ambiti più disparati. La scoperta nel corso di un’operazione internazionale coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo e condotta dai Finanzieri del comando provinciale del capoluogo. Arrestate tre persone per impiego di denaro di provenienza illecita aggravato dall’agevolazione mafiosa e sequestrati beni, società e disponibilità finanziarie per oltre 200 milioni di euro. L’operazione è di grande importanza secondo i vertici delle autorità, non solo per tracciare e sottrarre risorse consistenti a Cosa Nostra, ma anche per “ostacolare il tentativo di Cosa Nostra di ridarsi un’organizzazione assolutamente e unitaria e onnicomprensiva come quella di alcuni anni fa”.
Le attività investigative, coordinate dal procuratore Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Vito Di Giorgio, sono scattate da una segnalazione delle autorità di Andorra a proposito delle disponibilità di una donna originaria di Campobello di Mazara. “I successivi accertamenti hanno permesso di appurare che la stessa era stata coniugata con un narcotrafficante di elevato spessore criminale, già destinatario di plurime condanne, con rapporti di stretta contiguità con Cosa Nostra”, hanno spiegato nella conferenza stampa il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia. Lo Stato era già riuscito a sottrarre al boss di Castelvetrano circa quattro miliardi di euro tra investimenti nelle rinnovabili – in particolare l’eolico -, l’edilizia, la grande distribuzione alimentare e turismo.
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Le indagini, oltre che in Italia e in Andorra, si sono allargate a Gibilterra, alle isole Cayman, in Lussemburgo, in Svizzera, in Libano, nel Principato di Monaco e in Spagna (nelle città di Malaga, Marbella, Benahavis e Puerto Banùs), in stretta collaborazione con gli organi giudiziari e di polizia locali. “Riteniamo di avere individuato una parte importante degli investimenti fatti in diversi decenni da Cosa Nostra. La quantificazione dei valori sequestrati è solo orientativa. Attendiamo i dati completi dalle autorità giudiziarie che hanno collaborato con noi. Posso dire al momento, però, che davanti alle mafie che non conoscono frontiere la collaborazione delle polizie europee è stata fondamentale”.
Per Melillo “queste risorse occultate sono una parte della garanzia che tutte le componenti dell’organizzazione ripongono nella funzione del vertice e nel tenere insieme tutte le componenti. Sottrarre queste ricchezze significa continuare in un processo di disarticolazione necessario per impedire la formazione di una struttura nuovamente in grado di proiettare su scala globale una forza intimidatrice e di condizionamento economico e sociale di Cosa nostra”. Anche il sindaco di Palermo Roberto Lagalla ha ringraziato le forze dell’ordine per le operazioni e descritto il ritrovamento delle risorse criminali come “un segnale concreto della presenza dello Stato e della volontà di continuare a contrastare senza tregua ogni forma di mafia e di riciclaggio internazionale. Palermo è orgogliosa di chi ogni giorno lavora per difendere la legalità e restituire giustizia ai cittadini onesti”.