Dopo il voto delle comunali

Meloni, Venezia è un contentino: il “campo largo” fa paura e la premier ordina di correre sulla legge elettorale

A premiarla è stata in Veneto la paura della moschea. Ma oggi il Campo largo vincerebbe le elezioni. E Giorgia ordina di correre su una legge elettorale ad hoc

Politica - di David Romoli

27 Maggio 2026 alle 10:00

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Foto Roberto Monaldo / LaPresse
Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Oddio, ma cosa è successo a Venezia? Come è possibile che elezioni considerate dal centrosinistra già vinte e col conforto unanime di tutti i sondaggi si siano risolte in una rotta, col candidato presunto sconfitto, l’assessore della giunta Brugnaro Simone Venturini, trionfante di parecchio già al primo turno? Probabilmente hanno pesato diversi elementi, incluso il radicamento nel territorio dell’ex assessore a fronte di un candidato del centrosinistra, Andrea Martella, che è apparso un po’ paracadutato.

Però la risposta più eloquente arriva dalla cartine con annessa analisi del voto. Il centrosinistra vince a man bassa nella Laguna, cioè a Venezia, 50mila voti, perde di brutta nell’area metropolitana a partire da Mestre, 200mila voti. La convinzione del Pd che si votasse soprattutto sul Teatro della Fenice si è dimostrata probabilmente corretta nella città ma per nulla nella periferia dove invece ha pesato molto di più un altro elemento: la proposta di costruire una grande moschea a Mestre, avanzata soprattutto dalla comunità bengalese. La querelle sulla moschea è antica. Nel 2023 un’associazione di cittadini bengalesi aveva preso in affitto i locali di un supermercato per dar vita a un centro culturale islamico al quale si era poi aggiunto uno spazio dedicato alla preghiera. Pochi mesi dopo un’ordinanza della Giunta di destra Brugnaro ne aveva ordinato la chiusura, perché si trattava di spazi “destinati a uso commerciale”. L’associazione dei bengalesi Ittihad fece ricorso prima presso il Tar del Veneto e poi, vistolo respinto, presso il Consiglio di Stato che nell’aprile 2025 diede ragione al sindaco. La proposta di costruire un grande centro culturale e di preghiera a Mestre partiva dal portavoce della comunità bengalese Prince Howlader, che faceva anche parte del direttivo di FdI del Veneto ed era in lista per le amministrative.

Il progetto sembrava essere approvato anche dal sindaco Brugnaro. Il 6 marzo scorso Forza Nuova organizzò un rumoroso presidio a Mestre per protesta contro “la moschea di FdI”. Prima ancora era stata la Lega a protestare assicurando che “con noi la moschea non vedrà mai la luce”. Dopo le proteste di Lega e fascisti di Fn, il partito della premier ha ingranato la retromarcia, ha espulso Howleader e si è schierato contro il progetto. Alle elezioni 6 rappresentanti della comunità bengalese hanno trovato posto nelle liste del Pd che aveva anche diffuso volantini in bengalese, rivolti a una comunità di circa 20mila persone per 3mila aventi diritto al voto. Le elezioni si sono così trasformate anche in un voto sulla moschea e per estensione sulle politiche di accoglienza nei confronti delle comunità immigrate e in particolare islamiche. Se si guarda al voto di ieri come indicatore in vista delle prossime politiche se ne ricava che l’antico cavallo di battaglia della destra della crociata contro i migranti, considerato ormai azzoppato a fronte di più puntuali preoccupazioni come il caro energia e la sanità, è invece ancora efficacissimo. In particolare da parte della Lega, incalzata da Vannacci, ma anche della stessa FdI: ci si può dunque attendere un ritorno di fiamma della peggiore e più xenofoba retorica anti-immigrazione.

Il quadro nazionale ha un secondo portato quasi automatico: l’accelerazione sulla legge elettorale già ordinata dalla premier. La vittoria politica è certamente della destra, grazie alla sorpresa clamorosa di Venezia e alla débacle di Reggio Calabria, dove il facente funzione di sindaco Battaglia è stato letteralmente schiacciato dal candidato della destra Cannizzaro. Ma nel complesso il centrosinistra non esce affatto in ginocchio dalla prova. L’illusione di avere già vinto le elezioni politiche dopo il voto referendario è svanita, la convinzione di essere pienamente competitivi, ribadita da Elly Schlein è invece fondata e anzi la mappa del voto conferma che con l’attuale legge la destra rischierebbe forte di essere sconfitta nella maggior parte dei collegi maggioritari. Dunque la premier ha ordinato di accelerare la marcia di una riforma che cancellerà appunto quei collegi sostituendoli con il premio di maggioranza per il miglior piazzato, purché al di sopra della soglia del 42%. Quella legge però renderà molto probabilmente decisivo il ruolo di Roberto Vannacci. A Vigevano Furio Suvilla, il candidato sostenuto dalla formazione del generale di Futuro Nazionale, caso unico in Italia, ha preso il 14% dei voti ed è determinante per il ballottaggio. Non sono tutti voti di Vannacci in realtà e il centrodestra punta sulla nuova legge per creare l’effetto voto utile e non aver bisogno dello sgraditissimo nuovo arrivato. Ma tutto è appeso ai sondaggi e se alla fine diranno che il voto in più necessario per conquistare il premio dipende da Futuro nazionale tutti, a bocca storta, faranno di necessità virtù.

27 Maggio 2026

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