L'assemblea a Roma
Meloni e Orsini, “patto” tra premier e leader di Confindustria: bordate contro l’Europa e sì al nucleare, silenzio sui salari
Tutta colpa di Bruxelles. È l’Europa cattiva l’obiettivo comune di Emanuele Orsini e Giorgia Meloni, presidente di Confindustria e presidente del Consiglio uniti nel puntare il dito contro i “burocrati europei” per giustificare l’andamento lento dell’economia italiana e un settore industriale in crisi ormai da anni.
Orsini e Meloni parlano dalla Nuvola di Roma, dove Confindustria riunisce il gotha delle istituzioni nostrane, dalla stessa premier al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, passando per i presidenti di Camera e Senato e mezzo governo in missione.
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Confindustria contro Ue e Cina
È qui Orsini lancia i suoi strali contro i due grandi nemici dell’industria italiana, secondo l’analisi del suo presidente: da una parte Bruxelles, dall’altra Pechino. Unione Europea e Cina sono i grandi protagonisti del discorso del leader di Confindustria, la prima accusata di non fare abbastanza per evitare la desertificazione industriale e la “colonizzazione” cinese, la seconda che per Orsini “gioca con regole falsate ed esporta nel resto del mondo i propri squilibri, ovvero deflazione e carenza di domanda interna”.
Dall’assemblea degli industriali Orsini fa le sue proposte/richieste, a partire da quella di “liberare” 20 miliardi di euro da riallocare “un terzo alla crescita, un terzo alla sanità, un terzo alla scuola”. Quindi l’alto grande tema, quello del prezzo dell’energia definito “una minaccia esistenziale” approvando la battaglia del governo Meloni sulla sospensione immediata dell’Ets, definito “una vera pazzia” per aver reso la decarbonizzazione “un prodotto di speculazione finanziaria” costringendo le imprese europee ad acquistare certificati sulle emissioni mentre competono con quelle cinesi, che non hanno di questi problemi. L’altra sponda all’esecutivo arriva poi sul tema del nucleare, chiedendo allo stesso tempo di “sbloccare le aree idonee per impianti fotovoltaici ed eolici di grande taglia”.
E i salari bassi? Orsini ammette che sono un problema, però di fatto se ne lava le mani. Il leader degli industriali spiega che “noi da soli, con i nostri migliori contratti, non riusciamo a risolverla”. L’unica mano tesa ai sindacati è sui contratti pirata, ma di fatto quando è Confindustria a dover far un vero passo in avanti e prendersi le proprie responsabilità Orsini batte in ritirata.
Meloni attacca Bruxelles e rivendica gli investimenti nella difesa
È in questo contesto che Meloni ha gioco facile a fare la leader di lotta e di governo. La premier, che in questi tre anni ha avuto rapporti non sempre facili con il mondo dell’industria ma ottimi col suo leader Orsini, per mezz’ora procede a dare ragione al padrone di casa su tutto. Così la presidente del Consiglio parte all’attacco dell’Europa, della burocrazia, rilanciando il nucleare che anche il leader di Confindustria ha mostrato di apprezzare.
Obiettivo principale è Bruxelles, “un gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato la competitività e la crescita strategica sull’altare di approcci ideologici e tecnocratici”, una macchina “inarrestabile nella capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune ma miope quando si trattava di far sentire la propria voce nella vita globale”. Dunque la premier fa la sua richiesta: “L’Europa faccia meno e meglio, che si dia priorità sensate e proceda con velocità nelle decisioni”, in quella che appare soprattutto come la necessità di entrare a muso duro su un cavallo di battaglia della destra, in particolare la Lega di Matteo Salvini.
Meloni dal palco apre poi a un riordino degli incentivi alle imprese, a un maggiore coinvolgimento dei fondi pensione nell’economia reale italiana. I salari? Il tema che Orsini aveva affrontato in maniera tanto esplicita quanto anomala, restano fuori dal discorso.
Quanto al negoziato in corso con la Commissione europea per avere maggiori margini di spesa in un momento in cui l’Italia è sotto procedura d’infrazione per deficit eccessivo, Meloni sottolinea che “non si tratta di essere autorizzati a fare nuovo debito, ma di allocare al meglio quello già previsto: puro e semplice buonsenso”. Allo stesso tempo la premier chiarisce anche di non aver cambiato idea sulla necessità di utilizzare gli spazi concessi oltre i vincoli del Patto di Stabilità per spendere in difesa perché “la verità è che se non ti sai difendere, lo pagherai in termini di autonomia, in termini di capacità di difendere i tuoi interessi nazionali”.