In Laguna la rimonta della destra

Doccia fredda a Venezia e Reggio Calabria, a Salerno trionfa De Luca e il Campo Largo tiene

Venturini ribalta i pronostici contro Martella nel capoluogo veneto, ma il Pd prende Salerno con De Luca e si impone anche a Prato con Biffoni

Politica - di David Romoli

26 Maggio 2026 alle 07:00

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Foto Roberto Monaldo / LaPresse
Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Per il Campo Largo è una doccia fredda. Nelle elezioni amministrative di ieri le previsioni sono state rispettate ovunque tranne che nella piazza principale, Venezia. Tutti i sondaggi davano per largamente in testa il candidato del centrosinistra Andrea Martella e per certa la sconfitta di Simone Venturini, assessore nella giunta uscente di centrodestra Brugnaro. Invece, a metà pomeriggio, Venturini era largamente in vantaggio con oltre 12 punti percentuali e, al 51%, la possibilità di farcela già al primo turno. Non è detto che vada così. L’eventuale ballottaggio potrebbe rovesciare la situazione ma il solo fatto che una vittoria considerata sicura sia comunque a fortissimo rischio e forse già persa trasforma elezioni che sembravano dover essere senza storia in una pausa d’arresto, dopo la vittoria referendaria, sulla quale il Campo Largo dovrà per forza riflettere.

Anche perché le cose sembrano andare peggio del previsto anche nella città in ballo seconda per importanza, Reggio Calabria. Nella città calabrese nessuno si faceva illusioni sul risultato finale e neppure sul largo scarto a vantaggio del candidato della destra, il forzista Francesco Cannizzaro, contro Domenico Cannizzaro, facente funzione di sindaco dal gennaio scorso. Gli ultimi sondaggi accreditavano a Cannizzaro il 60% dei consensi con elezione certa al primo turno. A metà spoglio si aggirava invece intorno al 70%. I risultati eclatanti delle due piazze più illuminate dai riflettori falsano però la prospettiva generale. Si votava in circa 750 comuni, la maggior parte dei quali al sotto dei 15mila abitanti, per un totale di oltre 6 milioni e mezzo di elettori. Il solo capoluogo di regione in lizza era Venezia con 17 capoluoghi di provincia. Nel complesso il centrosinistra ha vinto in moltissime piazze e anche la terza città per importanza al voto Salerno, va assegnata più alla sinistra che non alla maggioranza anche se si tratta più di una vittoria di Vincenzo De Luca che ha trionfato passando al primo turno contro il candidato di mezzo Campo Largo, M5S e Avs. De Luca era candidato da una serie di liste civiche in base a un accordo con il Pd che non ha presentato candidati. Anche a Messina si conferma il sindaco “né di destra né di sinistra” Federico Basile, della formazione di Cataldo De Luca Sud chiama Nord. Ad Arezzo il centrodestra è in vantaggio ma costretto a un ballottaggio che potrebbe rovesciare le proporzioni. Nella città toscana infatti la lista centrista è molto forte, oltre il 16%, e sono voti che nel testa a testa dovrebbero andare per la maggior parte al candidato del Campo Largo Vincenzo Ceccarelli molto più che non a quello attualmente in testa, Marcello Comanducci.

Senza la sorpresa di Venezia, sarebbe andato tutto secondo le previsioni che ipotizzavano un risultato di sostanziale parità. Il caso del capoluogo veneto però meriterà analisi ben più approfondite, soprattutto perché così imprevisto. In parte può aver pesato il maggior radicamento nel territorio di Venturini, assessore da 11 anni, rispetto a un candidato che è apparso un po’ paracadutato come Martella. Ma chi conosce bene la città è invece4convinto che a fare la differenza sia stata la Moschea di Mestre. Nelle liste del centrosinistra c’erano infatti 6 candidati bengalesi che chiedono appunto la costruzione di una Moschea a Mestre e il voto per Martella sarebbe stato appunto interpretato come un voto a favore della Moschea, alla quale è invece contraria buona parte della popolazione soprattutto dell’entroterra. Se questa analisi del voto fosse confermata il significato politico sarebbe evidente. Il centrosinistra, dopo il referendum, si è mosso nella convinzione di aver già ipotecato la vittoria alle prossime politiche, sia perché il 22 e 23 marzo sembrava aver dimostrato la presa del richiamo identitario a un voto “antifascista”, sia perché, nel terremoto provocato da due guerre in corso, la principale arma propagandistica della destra, la crociata contro gli immigrati, sembrava essere spuntata. Quell’arma però ha sin qui assicurato l’ascesa della destra radicale in tutta Europa e portato in piazza a Londra, pochi giorni fa, oltre 150mila persone. Sottovalutarla e arrivare alla sfida delle prossime politiche senza un progetto politico convincente potrebbe essere dunque per il centrosinistra fatale.

26 Maggio 2026

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