I video choc degli attivisti sequestrati
Benvenuti in Israele, Stato canaglia: tortura gli attivisti della Flottila e se ne vanta, i video di Ben-Gvir sulla nave prigione
Le immagini dei 429 partecipanti alla missione umanitaria catturati dalle forze israeliane e trattati come animali. “Arrivati con tanto orgoglio, guardate come sono ridotti”, commenta il ministro colono nel filmato diffuso sui suoi social
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Uno Stato-canaglia sequestra, incarcera 428 persone, pacifiche, disarmate, in acque internazionali. Contro persone pacifiche, hanno sparato proiettili di gomma, che in Palestina hanno provocato centinaia di morti. Le prime immagini degli attivisti della Global Sumud Flotilla sequestrati in acque internazionali dalle forze di sicurezza israeliane tra lunedì e martedì arrivano dal canale tv israeliano Channel 14, vicino alla destra più estrema che sostiene il governo di Benjamin Netanyahu. Trenta secondi, in cui si vedono militari con il volto coperto e poliziotti in divisa nera con fascette allacciate alla cintura che si muovono rapidamente in un hangar del porto di Ashdod, dove gli attivisti sono appena stati fatti sbarcare dalla marina israeliana, dopo una notte passata in una grande nave prigione. Quando la camera si gira, si vede il trattamento riservato agli arrestati. Sono inginocchiati e piegati verso terra con il volto verso il basso, le mani legate da fascette dietro la schiena. Se ne vedono decine, disposte in file. Dagli altoparlanti, suona l’inno nazionale. Poco dopo, fa la sua comparsa il ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, leader di uno dei partiti di estrema destra israeliani e colono. Anche nel 2025 Ben-Gvir si presentò ad Ashdod per accogliere a suo modo gli attivisti, con un discorso in cui mescolava minacce e insulti. “Benvenuti in Israele, siamo noi i padroni di casa”, urla, sventolando la bandiera con la Stella di Davide davanti agli attivisti della Flotilla costretti a tenere il capo chino.
I filmati sono stati girati soprattutto sulla “nave prigione”, come è stato ribattezzato il cargo utilizzato dalla marina israeliana per trasportare a terra gli equipaggi delle barche abbordate, ma anche all’interno dell’hangar dove si stanno svolgendo le identificazioni e gli interrogatori dei 421 volontari (tra cui 29 italiani, compreso il parlamentare del 5 Stelle Dario Carotenuto) della missione civile per Gaza, bloccata di nuovo in acque internazionali. A diffondere le immagini è stato proprio Ben-Gvir sui suoi profili social, che sono anche quelli di Otzma Yehudit, Potere ebraico, il partito di cui è leader. Lo si sente deridere uno degli attivisti ammanettati. “Il popolo di Israele vive”, gli ripete più volte, mentre gli altoparlanti diffondono l’inno nazionale israeliano. Una donna nelle sue vicinanze urla “free, free Palestine” e viene buttata a terra da uno dei poliziotti. “Sono arrivati con tanto orgoglio, guardate come sono ridotti ora”, dice Ben-Gvir davanti a un telefonino che riprende la scena. “Non eroi, ma sostenitori del terrorismo. Chiedo a Netanyahu di consegnarmeli, li metto nelle prigioni per molto tempo”. Immediata la replica di Adalah, l’organizzazione degli avvocati che segue la Flotilla ed è nel porto per assistere gli attivisti durante gli interrogatori. “Dopo l’intercettamento illegale e il sequestro di più di 400 attivisti provenienti da tutto il mondo – si legge in una nota – Israele mette in atto una politica criminale di abusi e umiliazioni”. Trattati come animali. Esibiti come trofei di guerra in televisione. Umiliati, derisi, sottoposti a violenze fisiche e psicologiche. E tutto questo con la presenza attiva di un ministro aguzzino. E c’è ancora chi non arrossisce di vergogna nel definire un siffatto Stato, Israele, come l’unica democrazia in Medio Oriente e il suo esercito “il più morale al mondo”.
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No, quello impersonato da Ben-Gvir, quello praticato da Israele contro gli attivisti della Flotilla, come contro i civili palestinesi in Cisgiordania o l’etnocidio perpetrato a Gaza, è terrorismo di Stato. Di Uno Stato-canaglia. «Israele ha diritto a fermarli ma Itamar ha sbagliato», è il buffetto di facciata di Netanyahu al suo ministro per la sicurezza nazionale. Critico il collega di governo Gideon Sa’ar, minisrto degli esteri, che sui social accusa Ben Gvir di aver «causato danni intenzionali, danni allo Stato in questo spettacolo vergognoso, e non per la prima volta. Hai gettato alle ortiche sforzi enormi, professionali e riusciti, compiuti da molti – dai soldati fino ai dipendenti del ministero degli Esteri e molti altri meritevoli. No, tu non sei il volto di Israele». Pronta la risposta di Ben-Gvir, fan di Yigal Amir, l’assassino di Ytzhak Rabin: “C’è chi nel governo ancora non ha capito come ci si deve comportare con i sostenitori del terrorismo. Ci si aspetta dal ministro degli Esteri di Israele che capisca che Israele ha smesso di essere un bambino da prendere a schiaffi . Chi arriva nel nostro territorio per sostenere il terrorismo e identificarsi con Hamas prenderà una sberla e non gli daremo l’altra guancia”. Della serie poliziotto buono (improbabile) e poliziotto cattivo (certissimo).
Quei video scioccanti hanno provocato rabbia e indignazione. Ma cosa dovrebbe provocare se non altra rabbia, indignazione, rivolta morale, il rapporto di 49 pagine di una commissione d’inchiesta internazionale indipendente, che documenta al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite «l’uso sistematico negli ultimi 18 mesi di violenze sessuali e di genere da parte delle Forze di sicurezza israeliane contro donne e ragazze palestinesi arrestate» a Gaza e in Cisgiordania. E rileva che non si tratta di casi isolati ma – come già avvenuto in altri conflitti – per l’estensione del fenomeno indica l’utilizzo della violenza sulle donne come arma di guerra e di annientamento dell’altro. Moltissimi i casi di violenze sessuali documentati dalla Commissione nei centri di detenzione maschili di Neghev e di Sde Teiman: le violenze hanno riguardato anche il dottor Adnan al Bursh, primario di ortopedia nell’ospedale di Al-Shifa arrestato nel dicembre 2023 dall’esercito israeliano nell’ospedale al-Awda a Gaza e morto quattro mesi dopo nella prigione di Ofer per le torture subite. Israele, rimarca la Commissione, non ha consentito un’autopsia forense sulla salma del medico e non ha mai restituito il corpo ai familiari. Altre violenze sessuali, per punizione o per intimidazione, sono state commesse contro detenute nelle carceri femminili di Damon e Hasharon. Il documento è stato reso pubblico il 9 aprile 2025. Tredici mesi dopo, gli abusi continuano. Benvenuti in Israele.