A Cannes denunciati i crimini di Usa e Israele
Bardem e Farhadi icone anti-guerra
Cinema - di Chiara Nicoletti
Il 79esimo Festival di Cannes è giunto alla sua seconda settimana e ora che siamo al giro di boa è possibile cominciare a trarre conclusioni sull’andamento dell’edizione di quest’anno. La giuria del concorso, attraverso il suo presidente, il coreano Park Chan wook aveva dichiarato chiaramente che avrebbe cercato nelle opere da valutare impegno politico, grandi temi sociali intorno ai quali discutere ed interrogarsi, e quesiti aperti sul momento storico che stiamo vivendo e sui corsi e ricorsi storici. Non tutti i film stanno riuscendo nell’intento ma è certo che, la penuria di grandi star hollywoodiane quest’anno, se da una parte distoglie facilmente lo sguardo internazionale dalla manifestazione cinematografica, dall’altra permette di concentrarsi sui film e le istanze che portano avanti. Tra i migliori esempi di questo spirito engagè, il gradito ritorno dell’iraniano Asghar Farhadi, in concorso con Parallel tales, film liberamente ispirato a un episodio della serie televisiva di Krzysztof Kieślowski Decalogo, con Isabelle Huppert, Catherine Deneuve e Vincent Cassel. Nonostante l’accoglienza tiepida al suo film, Farhadi è tra gli artisti che ha usato la sua voce e la sua esposizione al festival per scuotere le coscienze.
Interrogato, in conferenza, sulla guerra che coinvolge il suo Iran ha dichiarato di essere stato a Teheran la settimana scorsa e di portare ancora con sé il peso di “due eventi tragici”: Il primo è la morte di numerosi civili innocenti, inclusi bambini, vittime della guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele. Il secondo è l’uccisione di manifestanti che erano scesi in strada per protestare contro il regime. “Ogni omicidio è un crimine. In nessuna circostanza posso accettare il fatto che un altro essere umano debba perdere la vita”. Ed ancora, Javier Bardem, protagonista de El Ser querido, film in concorso di Rodrigo Sorogoyen, che lo vede affrontare il ruolo di un regista di successo nel difficile rapporto con la figlia mai veramente conosciuta e una mascolinità tossica di cui deve liberarsi, non ha perso occasione, partendo proprio dai difetti del suo personaggio, per dire la sua sui cattivi “governanti” del mondo: “Questo problema del maschilismo tossico riguarda anche il signor Trump, il signor Putin e il signor Netanyahu. È un fottuto comportamento che sta causando migliaia di morti.. dobbiamo parlarne”. Sulla causa palestinese poi ha aggiunto: “Il genocidio a Gaza è un dato di fatto. Puoi essere contrario o puoi giustificarlo. Ma se lo giustifichi con il tuo silenzio o con il tuo sostegno, sei a favore del genocidio. Questi sono i fatti” ha concluso.