Il rapporto sulla Cisgiordania

In Cisgiordania è apartheid, l’Onu inchioda Israele al suo razzismo

Una forma particolarmente grave di discriminazione razziale e segregazione imposta ai palestinesi in Cisgiordania da parte di Israele «è simile al tipo di sistema di apartheid che abbiamo già sperimentato», denuncia Volker Turk

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

8 Gennaio 2026 alle 09:00

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AP Photo/Majdi Mohammed
AP Photo/Majdi Mohammed

Cisgiordania. Oltre l’apartheid. L’Onu ha affermato che una forma particolarmente grave di discriminazione razziale e segregazione imposta palestinesi in Cisgiordania da parte di Israele «è simile al tipo di sistema di apartheid che abbiamo già sperimentato». A denunciarlo è l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Turk, in occasione della pubblicazione di un nuovo rapporto dettagliato sulla politica israeliana nei territori palestinesi occupati, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.

Esperti indipendenti delle Nazioni Unite avevano già descritto la situazione nei territori palestinesi occupati come «apartheid», ma questa è la prima volta che un Alto commissario delle Nazioni Unite usa questo termine. La «discriminazione sistematica» contro i palestinesi in tutti i territori palestinesi occupati è «radicalmente peggiorata» negli ultimi anni, ha affermato Turk. «Stiamo assistendo a un soffocamento sistematico dei diritti dei palestinesi in Cisgiordania, che si tratti di accesso all’acqua, scuole, ospedali, visite a familiari o amici, o coltivazione dei loro uliveti», ha spiegato. L’istituzione Onu ha denunciato, inoltre, che i coloni israeliani e palestinesi sono soggetti a due sistemi politici e giuridici separati, con conseguente «disuguaglianza di trattamento» su questioni importanti come la libertà di movimento, l’accesso alla terra e all’acqua e il diritto a un giusto processo.

«Il sistema giudiziario militare amministrato contro i palestinesi offre poca o nessuna tutela dei loro diritti umani rispetto al diritto civile israeliano», ha evidenziato il rapporto. Tale situazione viene ulteriormente aggravata dalla continua e intensificata violenza dei coloni, «in molti casi con il consenso, il supporto e la partecipazione delle Forze di Sicurezza Israeliane». Sugli oltre 1.500 omicidi di palestinesi – sia civili che militari – tra il 1° gennaio 2017 e il 30 settembre 2025, le autorità israeliane hanno aperto solo 112 indagini e ottenuto una condanna, a riprova che i palestinesi vengono uccisi «nella quasi totale impunità». Dall’inizio della guerra nella Striscia di Gaza, le autorità israeliane hanno anche «intensificato l’uso illegale della forza, le detenzioni arbitrarie e la tortura», lamenta il rapporto Onu, denunciando un «deterioramento senza precedenti della situazione dei diritti umani» in Cisgiordania, il rafforzamento della «repressione della società civile» e le «eccessive restrizioni alla libertà di stampa».

Alla luce di quanto emerso dal rapporto, Turk ha quindi invitato le autorità israeliane “ad abrogare tutte le leggi, le politiche e le pratiche che perpetuano la discriminazione sistematica contro i palestinesi basata sulla razza, la religione o l’origine etnica”. “Invito le autorità israeliane a porre fine alla loro presenza illegale nei Territori palestinesi occupati, anche smantellando tutti gli insediamenti e facendo evacuare tutti i coloni. Le autorità israeliane devono rispettare il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione”, è l’appello del Commissario Onu. L’Ong israeliana Peace Now ha denunciato che il governo Netanyahu ha accelerato le procedure per avviare la costruzione del cosiddetto progetto «E1», che creerebbe «un vasto insediamento illegale nel cuore della Cisgiordania», con 3.401 case per i coloni israeliani. A metà dicembre, «l’Autorità Territoriale Israeliana ha pubblicato silenziosamente un bando di gara per la costruzione di 3.401 case nell’ambito del progetto `E1´, che di fatto dividerà il nord e il sud della Cisgiordania occupata per i palestinesi e isolerà ulteriormente Gerusalemme Est», ha riferito l’organizzazione in una dichiarazione. Inoltre, Peace Now avverte che questo bando di gara prevede una scadenza a metà marzo per la presentazione delle offerte da parte delle aziende per il progetto.

«La costruzione nell’area E1 mira a creare realtà irreversibili sul territorio che porteranno alla creazione di un unico stato, che tutti gli indizi suggeriscono assumerà la forma di un regime di apartheid», ha deplorato Yonatan Mizrachi, co-direttore di Settlement Watch presso l’organizzazione di advocacy Peace Now. Alla fine di agosto 2025, il governo israeliano ha approvato definitivamente il controverso piano di espansione degli insediamenti vicino a Gerusalemme Est, nell’area nota come «E1», che impedirà l’accesso alla città dalla Cisgiordania e ostacolerà la creazione di uno stato palestinese contiguo. Con questa decisione, l’Amministrazione Civile – l’organismo governativo israeliano che amministra la Cisgiordania – ha approvato la costruzione di 3.410 abitazioni nell’area E1, un’area di 1.200 ettari a est di Gerusalemme abitata da diverse comunità beduine palestinesi.

Il terreno fa parte dell’insediamento israeliano di Ma’ale Adumim, il terzo più popoloso della Cisgiordania occupata, con 40mila abitanti, e considerato illegale dal diritto internazionale. «Lo Stato palestinese viene cancellato dal tavolo non con slogan, ma con i fatti. Ogni insediamento, ogni quartiere, ogni casa è un altro chiodo nella bara di questa pericolosa idea», affermò all’epoca il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir, uno dei principali sostenitori della colonizzazione nei territori palestinesi occupati. Peace Now ricorda infine che a dicembre Israele ha approvato una proposta per 19 nuovi insediamenti nella Cisgiordania occupata. L’esercito israeliano ha fatto irruzione nell’università di Bir Zeit, vicino a Ramallah, in Cisgiordania, e ha sparato a diversi studenti palestinesi. A fornire la notizia è l’agenzia palestinese Wafa, che parla di almeno 11 universitari feriti (5 di loro da proiettili veri), giornalisti arrestati e diverse decine di ragazzi con malori a causa dei gas lacrimogeni. Numeri confermati anche dalla Mezzaluna Rossa e dal rettore dell’Ateneo. Durante l’operazione, l’Idf avrebbe anche sparato delle granate stordenti.

Al momento dell’attacco, c’erano più di 10.000 studenti nel campus, in totale l’Università conta 14.000 studenti provenienti da tutta la Cisgiordania occupata. “Ci siamo molto spaventate”, racconta una delle ragazze, ventiduenne, “ho visitato tanti paesi in occidente, sono stata in tante università nel mondo, ma la grande differenza con Birzeit è il senso di sicurezza. Quello che qui non abbiamo. Siamo venute per studiare e abbiamo rischiato la vita. Ogni giorno venire in Università è diventato veramente pericoloso ma allo stesso tempo è diventato così normale per noi palestinesi”. Dal 7 ottobre 2023, Israele ha arrestato più di 19.000 palestinesi (tra cui circa 1.550 bambini) in Cisgiordania, molti dei quali sono incarcerati in regime di “detenzione amministrativa”, ovvero senza un’accusa precisa.

8 Gennaio 2026

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