La fragile intesa
Iran, tregua in bilico: Teheran bombarda il Golfo, ma per la Casa Bianca il cessate il fuoco è ancora valido
La tregua tra Stati Uniti ed Iran non è mai apparsa così fragile. Lunedì sera infatti il cessate il fuoco stabilito lo scorso 8 aprile è stato di fatto interrotto da una “battaglia navale” e poi dal lancio di missili e droni nello stretto di Hormuz.
A scatenare la ripresa dei combattimenti è stato il “Project Freedom”, il piano annunciato domenica dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump per consentire alle navi “ostaggio” della Repubblica Islamica di uscire dallo stretto e riprendere la regolare navigazione oltre il blocco navale imposto dagli Stati Uniti.
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In particolare lunedì il regime di Teheran ha colpito con un drone il fondamentale porto di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, col Paese che ha comunicato di aver intercettato 15 missili lanciati dall’Iran, ma attacchi sono avvenuti anche contro un edificio residenziale nella città di Bukha, che è una parte del territorio dell’Oman separata dal resto del paese, che si affaccia sullo stretto di Hormuz. Le forze armate iraniane hanno anche colpito alcune navi commerciali nello stretto, come la Barakah, della compagnia petrolifera dell’emirato di Abu Dhabi: la nave era senza carico e non ci sono stati feriti. Nel pomeriggio c’era anche stata un’esplosione e un incendio a bordo di una nave cargo sudcoreana, ma non è chiaro se sia stata attaccata direttamente da Teheran.
Dall’altro lato della barricata gli Stati Uniti tramite Brad Cooper, l’ammiraglio del comando interforze statunitense per il Medio Oriente (CENTCOM) hanno comunicato di aver distrutte sei piccole navi da guerra iraniane: circostanza prima negata dal regime iraniano, poi trasformata in accusa a Washington di aver in realtà aperto il fuoco “contro due piccole imbarcazioni che trasportavano persone, dirette da Khasab, sulla costa dell’Oman, verso la costa iraniana, uccidendo cinque civili”.
Ma gli Stati Uniti rivendicano soprattutto di aver permesso alla nave cargo battente bandiera americana Alliance Fairfax, bloccata dal 28 febbraio scorso e di proprietà della compagnia di logistica danese Maersk, di attraversare lo stretto di Hormuz proteggendola durante la traversata. Passaggio smentito dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim , secondo cui “le notizie non sono accurate. Nessun sito affidabile di monitoraggio marittimo ha pubblicato la notizia e Maersk non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale a conferma del transito”
In questo contesto esplosivo la tregua appare sempre più a rischio. Per ora Donald Trump rifiuta di dire se il cessate il fuoco sia ancora in vigore. Ospite del programma “The Hugh Hewitt Show”, al presidente degli Stati Uniti è stato chiesto se la tregua fosse “finita” e se gli attacchi sarebbero ripresi. “Beh, non posso dirvelo”, ha risposto Trump aggiungendo che “se rispondessi a questa domanda, direste che quest’uomo non è abbastanza intelligente per essere presidente”.
A chiarire la posizione statunitense è stato il segretario alla Difesa Pete Hegseth, che nel corso di una conferenza stampa rispondendo alla domanda di una giornalista ha sottolineato che “per ora il cessate il fuoco regge, certamente”. “Il presidente Trump prenderà una decisione se le cose si ingrandiranno fino a diventare violazioni del cessate il fuoco, ma invitiamo l’Iran a essere prudente e rimanere sotto questa soglia, ha poi aggiunto il capo del Pentagono, ribandendo che l’operazione per cercare di riaprire lo stretto di Hormuz, il “Project Freedom”, è separata dalla guerra.
Q: In the last 24 hours, Iran has fired at us. We’ve fired at Iran. Is the ceasefire over?
HEGSETH: No, the ceasefire is not over. Ultimately, this is a separate and distinct project. pic.twitter.com/LnxMQoWaIv
— Aaron Rupar (@atrupar) May 5, 2026
Toni duri arrivano invece da Teheran, col presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf che su X scrive che il regime “non ha nemmeno iniziato”. “Sappiamo benissimo che il prolungarsi dell’attuale situazione è insostenibile per gli Stati Uniti, mentre noi non abbiamo nemmeno iniziato”, le parole di Ghalibaf, che ha poi aggiunto che gli Stati Uniti e i loro alleati hanno messo a rischio la sicurezza dei trasporti marittimi, danneggiando loro stessi. In parte più dialoganti invece le dichiarazioni rilasciate nella notta dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, secondo cui “Project Freedom è in un vicolo cieco” e che “gli eventi a Hormuz dimostrano chiaramente che non esiste una soluzione militare a una crisi politica“.