Napoli
Abbattuto Palazzo Fienga, collassa anche il Comune: caos a Torre Annunziata, dopo le parole del procuratore Fragliasso si dimette il sindaco Cuccurullo
Alle operazioni, presenti Salvini e Piantedosi, le parole del procuratore: "Ancora contiguità con la criminalità organizzata". Parole "gravi e profondamente ingiuste" per il sindaco. La posizione del senatore Mazzella. Il Comune rischia un altro commissariamento a due anni dall'ultimo
Cronaca - di Antonio Lamorte
Giù il Palazzo Fienga e giù anche il Comune: nel giorno in cui istituzioni e attivisti, cittadini e giornalisti accorrevano verso il famigerato quadrilatero delle carceri di Torre Annunziata per l’inizio dell’abbattimento del palazzo simbolo di uno dei gruppi più spietati e violenti e potenti nella storia della Camorra, le dichiarazioni del Procuratore Nunzio Fragliasso – su presunte “contiguità dell’amministrazione” con la criminalità organizzata – hanno innescato le dimissioni del sindaco Corrado Cuccurullo. “Se esistono ombre, opacità o continuità con il passato, queste non possono essere attribuite indistintamente a un’intera Amministrazione o a una città, ma devono essere ricondotte a responsabilità individuali, che vanno accertate nelle sedi competenti”.
Proprio sulla demolizione di Palazzo Fienga, Cuccurullo ha rivendicato di aver “esercitato un’azione costante fin dal mio insediamento e, persino, un ruolo operativo dall’avvio del cantiere”. Per oltre 40 anni il Palazzo costruito a fine ‘800 come mulino nella città dell’Arte Bianca, era stato simbolo e roccaforte dei “valentini”, il clan comandato dal boss Valentino Gionta. Si decideva sui delitti, lo spaccio, le estorsioni. Era stato soprannominato Fortapasc nel film di Marco Risi dedicato a Giancarlo Siani, il giornalista assassinato nel 1985. “Oggi va giù un simbolo, ma non va giù la camorra. Oggi sono qui perché lui veda questo abbattimento attraverso i miei occhi”, ha detto il fratello, ex parlamentare dem, Paolo Siani.
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“Oggi cade una torre dell’illegalità.
Palazzo Fienga, confiscato alla camorra, non sarà più un simbolo di paura, ma l’inizio di uno spazio restituito ai cittadini di #TorreAnnunziata.
Per anni, quell’edificio è apparso come un presidio del potere criminale sul territorio.
Oggi… pic.twitter.com/GJ2WxqfT91— Ministero Difesa (@MinisteroDifesa) May 5, 2026
Il giornalista, nelle sue corrispondenze per Il Mattino, aveva descritto quel Palazzo come “una roccaforte della Camorra, rifugio di pregiudicati, dove per le forze dell’ordine è difficile avvicinarsi”. Aveva scritto dell’ascesa del clan dal contrabbando di nafta e sigarette a quello di droga, del racket e del mercato del pesce e della carne, dei “muschilli” utilizzati per spacciare perché non imputabili in quanto minorenni, delle mobilitazioni contro disoccupazione e Camorra. Per un retroscena sulla strage di Sant’Alessandro sull’arresto del superlatitante Gionta venne ucciso a 26 anni a bordo della sua Mehari.
Palazzo Fienga era stato liberato da oltre 70 nuclei familiari il 15 gennaio 2015 da 400 uomini in divisa sequestrato, le entrate vennero cementate. Lo stabile era stato acquisito dallo Stato e affidato all’Ente nazionale per i beni sottratti alla mafia. Sul suo destino ancora oggi si animava un vivace dibattito, tra l’opportunità di una riconversione in un presidio di cultura e legalità e il definitivo abbattimento. Dibattito che si era protratto fino a ieri. 40 milioni per il risanamento erano stati stanziati dal secondo governo guidato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ma i piani di riqualificazione erano stati accantonati. Le operazioni burocratiche hanno accelerato in primavera per volontà della prefettura. Al posto del palazzo saranno realizzati una piazza e un giardino urbano. L’intervento è stato finanziato con 12,3 milioni di euro di fondi statali.
L’avvio dei lavori di demolizione di Palazzo Fienga a Torre Annunziata, per decenni la “roccaforte” logistica del clan camorristico Gionta, lancia un messaggio chiaro: i simboli del potere criminale possono e devono essere abbattuti. E, al loro posto, devono nascere luoghi di… pic.twitter.com/ZNX4qjxsnM
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) May 5, 2026
Presenti all’inizio delle operazioni il vice primo ministro Matteo Salvini e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. “Oggi qui viene raso al suolo quello che è stato per troppo tempo il luogo della presenza pervasiva e sanguinaria della camorra. Questo luogo da posto opprimente diventerà una piazza aperta che mi auguro possa essere intitolata a Giancarlo Siani, il cui sacrificio è stato simbolico”, ha detto Piantedosi. “La lotta alle mafie si vince solo se si è uniti. Si combatte non solo con le parole ma con gli atti. Quando c’è da fare le lotte alle mafie uniamoci. Su alcuni temi sarebbe sano che la politica fosse unita questo, oggi, è l’esempio di una vittoria di un sistema unito e compatto”, le parole di Salvini. Anche la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “Messaggio chiaro: i simboli del potere criminale possono e devono essere abbattuti. E, al loro posto, devono nascere luoghi di vita, comunità e legalità. Come accadrà anche in questo caso: dove c’era un luogo di illegalità, sopruso e violenza criminale sorgerà uno spazio pubblico per i cittadini. È questa la risposta dello Stato ad ogni mafia”. Tutti felici e contenti, e invece.
Corrado Cuccurullo, fascia tricolore al petto, era seduto al fianco di Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli. Esponente del Partito Democratico, eletto nel 2024 con uno schieramento di centrosinistra, aveva lasciato la cerimonia subito dopo le parole del Procuratore. “Dopo lo scioglimento del 2022 e il commissariamento mi sarei aspettato uno scatto in avanti della società e dell’amministrazione, con un forte segnale di discontinuità, che sto aspettando ancora – ha dichiarato Fragliasso nell’occasione – Invece vedo ancora troppe ombre e poche luci […] troppe contiguità con la criminalità organizzata, troppe inammissibili inerzie e finanche illegalità in seno alla stessa amministrazione comunale che non fanno bene a Torre Annunziata, ma costituisco l’humus nel quale prospera la criminalità organizzata. Ci vogliono meno cerimonie, meno dichiarazioni di principio e più azioni concrete che siano coerenti con le dichiarazioni programmatiche, solo così si potrà cogliere la cifra dell’effettivo cambiamento, solo allora potremo dire di aver voltato pagina”.
A gennaio era stata nominata una nuova commissione per un possibile nuovo commissariamento sempre per infiltrazioni mafiose. Cuccurullo ha annunciato le sue dimissioni subito dopo, con un lungo post sui social ha parlato di “dichiarazioni che colpiscono in modo generalizzato una comunità intera non aiutano la legalità né rafforzano le Istituzioni: finiscono per restituire un’immagine indistinta e distorta e per mortificare una città che sta invece cercando, con fatica e serietà, di cambiare”, le ha definite “gravi e profondamente ingiuste, perché restituiscono un’immagine che non corrisponde alla realtà di una città che, invece, ogni giorno prova a rialzarsi, a ricostruire, a riconquistare dignità e fiducia nelle Istituzioni”, ha rivendicato alcune azioni dell’amministrazione.
“Per difendere fino in fondo questa dignità, istituzionale e personale, ritengo di non poter proseguire il mio mandato in un contesto segnato da parole che rischiano di compromettere il rapporto tra Istituzioni e di indebolire la fiducia dei cittadini. Non è accettabile la delegittimazione dell’Amministrazione agli occhi dei cittadini e non accetto che il ruolo che rappresento venga messo in discussione in questo modo, né che la città venga esposta a una narrazione che ne mortifica l’identità e gli sforzi. In questo modo, si finisce con l’alimentare il senso di sfiducia e si creano i presupposti per i quali a far politica rimangono solo i mestieranti”. Le dimissioni diventeranno esecutive in venti giorni.
È adesso un enigma quello che potrebbe succedere, se quelle parole pronunciate da Fragliasso possano essere il preludio a un nuovo scioglimento del consiglio comunale, a meno di due anni dalla fine del precedente commissariamento, sul quale ha ultima parola il ministero dell’Interno dopo il completamento dell’iter prefettizio. A sostegno di Fragliasso il senatore della Repubblica Orfeo Mazzella che in un lungo post sui social ha condiviso le parole del magistrato e definito un “epilogo inevitabile” le dimissioni di Cuccurullo. “Senza tensione etica non c’è politica: c’è solo gestione del potere. Senza tensione etica non c’è opposizione, non c’è governo, non c’è comunità: c’è solo un mercato di convenienze che si chiama, di volta in volta, con nomi diversi. Serve una discontinuità vera. Servono persone nuove, ma soprattutto animate dalla volontà di servire le Istituzioni: non l’amico, non il parente, non il criminale, non il clan familiare, non la ditta nota, non l’appalto sotto soglia. Serve il coraggio di dire dei no che oggi nessuno ha la forza di pronunciare”. A una giornata per la legalità, a Torre Annunziata è esploso un conflitto tra istituzioni sempre intorno all’allarme criminalità.