L'appello dei garanti

La politica intervenga: non servono nuove carceri ma carceri nuove

Il ricorso sistematico e rafforzato alle misure alternative alla detenzione, insieme a interventi normativi di carattere deflattivo, costituisce uno strumento essenziale per restituire legalità e umanità al sistema

Giustizia - di Samuele Ciambriello

17 Gennaio 2026 alle 12:00

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Photo credits: Clemente Marmorino/Imagoeconomica
Photo credits: Clemente Marmorino/Imagoeconomica

I dati oggi disponibili restituiscono un quadro allarmante sulle carceri: il progressivo aumento della popolazione detenuta, il ritorno a percentuali di sovraffollamento prossime a quelle che nel 2013 determinarono la condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, il numero crescente dei suicidi e il diffuso disagio del personale penitenziario.

In questo contesto, la realizzazione di nuovi istituti caratterizzata da tempi lunghi e costi elevati, non può essere considerata una risposta adeguata né sufficiente, poiché rischia di riprodurre modelli detentivi inefficaci e disumanizzanti. Carceri nuove non significa semplicemente carceri più moderne ma istituti ripensati nella loro funzione e nella loro finalità. Significa strutture conformi ai parametri costituzionali e convenzionali, capaci di garantire condizioni di vita dignitose, spazi adeguati, tutela della salute e accesso effettivo ai diritti fondamentali. Significa luoghi orientati al trattamento, al lavoro, alla formazione, nei quali la pena possa realmente tendere alla rieducazione e al reinserimento sociale, come prescritto dall’articolo 27 della Costituzione.

In questa prospettiva, la riduzione della popolazione carceraria rappresenta una condizione imprescindibile. Il ricorso sistematico e rafforzato alle misure alternative alla detenzione, insieme a interventi normativi di carattere deflattivo, costituisce uno strumento essenziale per restituire legalità e umanità al sistema. Va aumentato il numero di magistrati e del personale nei loro uffici così come vanno assunti nuovi agenti di Polizia Penitenziaria, educatori e psicologi perché tali figure presenti nelle carceri sono relative alla presenza del numero di posti disponibili e non tiene conto da vent’anni di sovraffollamento carcerario. Per noi la liberazione anticipata riveste un ruolo centrale. L’esperienza successiva alla sentenza “Torreggiani” ha dimostrato come una liberazione anticipata speciale, con un incremento dei giorni di riduzione della pena e con procedure più rapide, possa produrre effetti concreti sul sovraffollamento, senza compromettere la sicurezza collettiva.

La liberazione anticipata non deve essere letta come un atto di indulgenza, ma come uno strumento ordinario di esecuzione penale costituzionalmente orientata, capace di valorizzare i percorsi di responsabilizzazione e di buona condotta intrapresi dalle persone detenute.
Crediamo che ci sia bisogno anche di una legge ordinaria per superare nell’immediato il sovraffollamento, per mettere in campo risposte concrete per coloro che devono scontare meno di due anni, o, addirittura, meno di un anno (e sono ottomila), così come è stato fatto dal Governo Berlusconi nel 2003 o sempre dal Governo Berlusconi nel 2010 (Ministro della Giustizia Angelino Alfano).

L’espressione “non un nuovo carcere ma carceri nuove” sintetizza in modo efficace una posizione istituzionale che nasce dall’osservazione diretta delle condizioni del sistema penitenziario e dalle criticità puntualmente evidenziate nei documenti della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale. Essa richiama la necessità di superare un approcci esclusivamente emergenziale che individua nella costruzione di nuovi istituti la risposta principale al sovraffollamento. “Non un nuovo carcere ma carceri nuove” significa, dunque, affermare una visione della pena fondata sulla legalità istituzionale, sul rispetto della dignità umana e sulla responsabilità istituzionale, nella consapevolezza che solo un sistema penitenziario più umano ed efficace può garantire nel tempo maggiore sicurezza e coesione sociale. Bisogna che la Politica intervenga ORA!

*Portavoce della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali

17 Gennaio 2026

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