La premier furiosa per lo sforamento

Meloni contro tutti: butta 25 miliardi in armi e ponte sullo Stretto ma si lamenta di Giorgetti e del Superbonus

Giorgia se la prende con Giorgetti (“Troppo pessimismo”) e Superbonus. Ma Schlein la inchioda: “Buttati 12 miliardi in armi e 13 per il Ponte”

Politica - di David Romoli

24 Aprile 2026 alle 19:30

Condividi l'articolo

Photo credits: Sara Minelli/Imagoeconomica
Photo credits: Sara Minelli/Imagoeconomica

Furente con l’Istat, un po’ inviperita anche con il suo ministro dell’Economia Giorgetti.Da molti anni ormai, i primi dati Istat sottostimano il Pil effettivo, per poi rivederlo al rialzo. Con buona probabilità, questo accadrà anche per il 2025, rivelandosi una beffa per l’Italia e per gli italiani”, ha scritto mercoledì sera sui social la premier, commentando quel deficit al 3,1% che per un solo decimale costringe l’Italia a restare per un altro anno prigioniera della procedura di infrazione e obbliga il governo a sacrificare almeno in parte il sogno di una finanziaria elettorale. A Giorgetti invece si rivolge direttamente e a voce: “E dai! Un po’ di ottimismo…”.

In effetti l’immagine restituita due giorni fa dal ministro in conferenza stampa era tutt’altro che rassicurante per un elettorato già spaventato. Giorgetti sembrava esattamente quello a cui si paragonava: un medico militare che nell’ospedale da campo prova inutilmente a fronteggiare il disastro. Che non è il parametro del 3% mancato per un pelo, anche se nemmeno quello è proprio un particolare. A giustificare l’espressione terrea e le parole da allarme rosso del ministro è soprattutto il quadro di una crisi incombente che potrebbe raggiungere proporzioni inaudite. Proprio a quel quadro si appella Giorgetti per rispondere alla battuta attribuita alla premier e che lui giura di non aver sentito: “Io pessimista? Guardate i tg e poi ditemi voi”. La premier ieri era a Nicosia, per il vertice informale Ue che aveva al primo posto in agenda proprio la crisi energetica. La difficoltà principale che la mancata uscita dalla procedura d’infrazione provoca per l’Italia è l’impossibilità di usare la clausola di salvaguardia che avrebbe permesso di investire 12 miliardi in tre anni escludendoli dal calcolo deficit/Pil. Con quella strada preclusa e anche con gli aiuti europei, la spesa inciderà sul deficit e non è escluso che l’Italia, dopo aver raggiunto il traguardo del 2% devoluto in spese militari solo grazie all’inserimento di voci a dir poco fantasiose nella colonna dedicata alle armi debba rivedere l’obiettivo dei 12 miliardi entro il 2028.

Per fronteggiare la crisi energetica la premier non chiede, o meglio non chiede ancora la sospensione del Patto di Stabilità, anche perché già sa che la risposta sarebbe negativa. L’obiettivo è quello indicato da Giorgetti: disponibilità alla flessibilità, almeno nel caso dei Paesi più inguaiati e cioè quelli più industrializzati e dunque più penalizzati dall’aumento del costo dell’energia. Per questo, per ora, Meloni insiste soprattutto sul rendere “accessibili” gli aiuti agli Stati europei, cioè espunti dal conto del deficit. Ma se la Ue dovesse mostrarsi irremovibile il governo pensa davvero a procedere da solo, cioè a decidere autonomamente lo sforamento con un possibile scostamento del bilancio. A determinate condizioni, che difficilmente si realizzeranno, lo stesso Pd potrebbe valutare un voto a favore dello scostamento.
Di fatto per ora Governo e opposizione si azzannano rinfacciandosi la responsabilità della mancata uscita dalla procedura d’infrazione. Già mercoledì sera la premier aveva affidato ai social il suo j’accuse: “Fa arrabbiare constatare che, anche prendendo per buone le attuali stime Istat, saremmo stati comunque sotto il 3% di deficit se, anche nel 2025, sulle casse dello Stato non avesse gravato l’esborso di miliardi di euro per il superbonus. La sciagurata misura del governo di sinistra del Conte II, al momento, impedisce all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione”. Conte aveva risposto a tono subito: “Il tempo della super scusa è scaduto. Ci parli piuttosto dei 209 miliardi che non ha saputo neppure mettere a terra”.

La disfida a mezzo agenzie e dichiarazioni al vetriolo è proseguita ieri. “La vostra austerità fatta di tagli non è riuscita a far uscire il Paese dalla procedura di infrazione europea”, rilancia Schlein e anche Conte torna alla carica: “Hanno buttato 12 miliardi per le armi. Hanno messo 13 miliardi quasi 14, per il Ponte, un miliardo per i centri in Albania. Hanno tagliato e non hanno concepito nessuna misura di crescita. Si guardino allo specchio e si dichiarino finalmente responsabili di questi fallimenti”. Il fatto increscioso è che hanno entrambe ragione. Il Superbonus del governo Conte è stato davvero una pietra al collo. La politica economica del governo Meloni, rigore a parte, è stata inesistente.

24 Aprile 2026

Condividi l'articolo