La foto vincitrice

Come gli USA rompono le ossa ai poveri, il terrore dell’ICE vince al World Press Photo 2026

Il fascismo storico bruciava i libri e costruiva campi. Il fascismo contemporaneo firma decreti, processa algoritmi, e affida agli agenti in divisa il compito di separare un bambino di sette anni dal proprio padre in un edificio federale della più grande democrazia del mondo

Esteri - di Nichi Vendola

24 Aprile 2026 alle 10:00

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Photo credits: Carol Guzy,
World Press Photo of the Year
ZUMA_Press-iWitness
Photo credits: Carol Guzy, World Press Photo of the Year ZUMA_Press-iWitness

È molto più di una foto, è il referto clinico della malattia che rende febbricitante la nostra modernità. Questa foto la scatta Carol Guzy, che in quel corridoio ci è tornata ogni giorno — non da cronista, da testimone. Un corridoio del Jacob K. Javits Federal Building di New York, il 26 agosto 2025: una moglie, tre figli, e un uomo che, senza precedenti penali, senza contestazione di un reato, viene portato via con brutalità dagli agenti dell’ICE. Si chiama Luis, viene dall’Ecuador, e fino a quel momento era l’unico sostegno economico della sua famiglia: la sua unica colpa è di essere un target perfetto per l’isteria razzista della destra.
Il World Press Photo 2026 premia questa immagine. Fa bene. Ma ogni premio all’orrore documentato è anche una sconfitta della civiltà che quell’orrore ha prodotto.

Quello che vediamo nello scatto non è un incidente. È una politica. È la traduzione visiva di una dottrina di Stato che ha scelto il terrore come metodo di governo: arresti nei tribunali, nelle chiese, nelle scuole, nei luoghi dove la legge dovrebbe proteggere, non cacciare. Ogni corridoio federale aperto ai fotografi è diventato un teatro del dolore amministrato, un mattatoio burocratico dove si smembrano famiglie con la stessa freddezza con cui si archiviano pratiche. I tre figli di Luis — sette, tredici, quindici anni — porteranno questa fotografia dentro di loro per tutta la vita. Non come ricordo: come ferita fondativa. Come la prima volta che hanno capito che lo Stato può entrare nella loro casa, prendere il padre, e chiamarla legalità. Una democrazia che ripudia il sentimento dell’empatia umana e persino dell’umana pietà, che spezza le ossa ai poveri cristi e celebra i fasti e i nefasti degli oligarchi, che usa la guerra a casa e fuori casa come il cash della propria onnipotenza, è solo il simulacro marcito di una democrazia. Tutta la pomposa retorica che celebra l’Occidente per la sua superiore civiltà si sgonfia come una mongolfiera bucata, perde il senso e il fascino del volo, precipita rovinosamente giù dal cielo. Mentre i banditi dell’ICE compiono i propri crimini di Stato, i ministri che li armano pregano nello studio ovale il loro Dio bianco e feroce.

I tecno-fascisti hanno bisogno di fare la guerra, la fanno come una sorta di permanente western cercando location esotiche e odorose di petrolio, la fanno su mappe di luoghi di cui ignorano tutto, la fanno anche a casa: ed è sempre una guerra di dominio ed è anche una guerra di classe. Il fascismo storico bruciava i libri e costruiva campi. Il fascismo contemporaneo firma decreti, processa algoritmi, e affida agli agenti in divisa il compito di separare un bambino di sette anni dal proprio padre in un edificio federale della più grande democrazia del mondo. E subito dopo magari intonare un Te deum ai valori della famiglia.

24 Aprile 2026

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