Medio Oriente in fiamme

Golfo nel caos, Trump annuncia la firma di un accordo con Teheran “martedì”: resta il blocco navale Usa a Hormuz

Esteri - di Redazione

20 Aprile 2026 alle 10:22

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President Donald Trump touches his ear as he talks about the noise from the new ballroom construction before a Medal of Honor ceremony in the East Room of the White House, Monday, March 2, 2026, in Washington.(AP Photo/Mark Schiefelbein)
President Donald Trump touches his ear as he talks about the noise from the new ballroom construction before a Medal of Honor ceremony in the East Room of the White House, Monday, March 2, 2026, in Washington.(AP Photo/Mark Schiefelbein)

Il Golfo Persico piomba nel caos più assoluto e all’orizzonte riecheggiano venti di guerra. È la situazione in corso dopo l’esplosivo fine settimana che potrebbe sancire la fine del cessate il fuoco tra Stati Uniti ed Iran.

Al centro di tutto c’è ancora lo stretto di Hormuz, quel sottile passaggio marittimo che Teheran aveva bloccato per settimane in risposta all’offensiva statunitense ed israeliana che puntava a rovesciare il regime della Repubblica Islamica.

La chiusura di Hormuz

Venerdì, come noto, era arrivato l’annuncio da parte di Donald Trump della riapertura al traffico navale di Hormuz, ma nell’arco di poche ore Teheran, che pure aveva in parte confermato le dichiarazioni della Casa Bianca pur legando il passaggio delle navi ad “autorizzazioni” da parte dei Pasdaran, è tornata ad impedire il transito delle navi. Alla base del nuovo scontro la scelta da parte dell’amministrazione Trump di mantenere il proprio blocco navale per le navi che cercano di lasciare o raggiungere i porti iraniani.

La marina Usa sequestra una nave iraniana

È in questo quadro, particolarmente confuso, che nella notte tra domenica e lunedì è andata in scena una ulteriore escalation nei rapporti tra Washington e Teheran. La marina militare statunitense ha attaccato e poi sequestrato la Touska, una nave portacontainer iraniana, per non avere rispettato il blocco navale statunitense imposto a est dello stretto di Hormuz.

È la prima volta che viene messa in atto una simile operazione da quando è in vigore il blocco navale Usa, iniziato ormai una settimana fa: in precedenza 24 navi commerciali riconducibili all’Iran hanno cambiato rotta senza la necessità di operazioni militari.

La Touska era diretta verso il porto iraniano di Bandar Abbas e in precedenza era stata sanzionata dagli Stati Uniti per sospetti traffici commerciali illeciti.

Secondo quanto riferito dal CENTCOM, il Comando centrale delle forze armate statunitensi in Medio Oriente, la Touska è stata intercettata dal cacciatorpediniere statunitense Spruance a est dello stretto di Hormuz: per sei ore è stato intimato all’equipaggio di invertire la rotta perché sta violando il blocco navale e, vista la scelta della nave iraniana di proseguire la sua rotta, è stato dato il via libera all’intervento militare. In un video diffuso dal CENTCOM si vedono i marines Usa calarsi a bordo della Touska da diversi elicotteri e sequestrare la nave senza incontrare resistenza da parte dell’equipaggio.

La risposta iraniana non si è fatta attendere. Il regime ha lanciato droni contro alcune navi militari statunitensi in risposta alla cattura del portacontainer. “Dopo l’attacco degli americani, le forze iraniane hanno a loro volta attaccato con droni alcune navi militari americane. L’Iran risponderà a qualsiasi azione degli americani con la dovuta rappresaglia”, scrive l’agenzia di stampa Tasnim.

I difficili negoziati

È in questo scenario che Stati Uniti ed Iran dovrebbero, condizionale d’obbligo in questi casi, tornare a parlarsi per tentare di raggiungere una nuova intesa sul cessate il fuoco. Vista l’escalation in corso, anche a Teheran si fa filtrare poco ottimismo.

L’agenzia di stampa Tasnim, affiliata ai Guardiani della rivoluzione, i Pasdaran, ha scritto che l’Iran è “pienamente preparato” a riprendere la guerra e considera sostanzialmente lo scenario bellico più probabile rispetto alla prosecuzione dei negoziati da tenere nuovamente a Islamabad, in Pakistan. All’interno del regime l’ala più “moderata” sembra essere più disponibile a sedersi nuovamente al tavolo con la delegazione trumpiana. È il messaggio che arriva infatti dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che parlando durante una visita al ministero della Giustizia ha affermato che “la guerra non è nell’interesse di nessuno e, pur resistendo alle minacce, si dovrebbe ricorrere a ogni via razionale e diplomatica per ridurre le tensioni”.

A Washington la macchina della “diplomazia” si è già mossa. Tra oggi e martedì il vicepresidente JD Vance dovrebbe partire alla volta di Islamabad, in Pakstain, dove dovrebbero tenersi nuovi colloqui.

Negoziati confermati da Donald Trump che, in una serie di intervista ai media Usa, ha fatto un punto della situazione piuttosto caotico. A Fox News Trump ha dichiarato che l’accordo con l’Iran sarà firmato “domani” in Pakistan. In precedenza parlando all’agenzia Bloomberg aveva riferito che un’estensione del cessate il fuoco con l’Iran, in scadenza mercoledì, è “altamente improbabile” se non sarà firmato un accordo. Il presidente Usa ha ribadito inoltre che non intende togliere il blocco navale a Hormuz fino a quando non ci sarà un accordo. “Vogliono che lo apra. Vogliono disperatamente che lo apra, ma non lo farò fino a quando un accordo non sarà firmato”, le parole di Trump.

di: Redazione - 20 Aprile 2026

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