A Islamabad i negoziati continuano

Trattative di pace in salita, saltano gli incontri di Islamabad tra Vance e gli iraniani

Il blocco navale e le esternazioni del tycoon avevano complicato i colloqui, poi lunedì sera il via libera delle guardie della rivoluzione alla delegazione iraniana

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

22 Aprile 2026 alle 13:00

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Vice President JD Vance arrives to speak at a news conference after meeting with representatives from Pakistan and Iran, Sunday, April 12, 2026, in Islamabad. (AP Photo/Jacquelyn Martin, Pool)
Vice President JD Vance arrives to speak at a news conference after meeting with representatives from Pakistan and Iran, Sunday, April 12, 2026, in Islamabad. (AP Photo/Jacquelyn Martin, Pool)

I mediatori guidati dal Pakistan hanno avuto conferma che i principali negoziatori di Stati Uniti e Iran, rispettivamente il vicepresidente americano JD Vance e il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, arriveranno a Islamabad nelle prime ore di oggi 22 aprile.  La delegazione iraniana attendeva il via libera dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei per i colloqui con gli Stati Uniti e lo ha ricevuto lunedì sera, secondo quanto riportato da Axios. La Casa Bianca ha atteso tutta la giornata di lunedì un segnale da Teheran che indicasse l’imminente arrivo della delegazione negoziale iraniana a Islamabad. Anche i mediatori di Pakistan, Egitto e Turchia hanno esortato gli iraniani a partecipare all’incontro. Tuttavia, secondo una fonte di Axios, la parte iraniana temporeggiava a causa delle pressioni del Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica, che chiedeva ai delegati di assumere una posizione più intransigente: nessun negoziato senza la fine del blocco navale americano.

Un accordo con l’Iran sembrava vicino poi Donald Trump ha iniziato a fare quello che i suoi consiglieri gli hanno rimproverato più volte, ovvero negoziare tramite i media e i social media dichiarando che Teheran aveva accettato di consegnare l’uranio arricchito e che la guerra era vicina alla fine. Dichiarazioni smentite dall’Iran che stanno complicando le trattative. Secondo quanto riporta Cnn, alcuni consiglieri del presidente hanno ammesso che i suoi commenti pubblici stanno danneggiando i negoziati e aumentando la sfiducia dell’Iran nei confronti degli Stati Uniti. «Gli iraniani non hanno gradito che il presidente conducesse i negoziati tramite i social media, facendo apparire alcuni punti dell’intesa già approvati anche se non si è ancora trovata un’intesa», ha raccontato una fonte a Cnn. La priorità per Trump è quella di un accordo che non somigli a quello siglato sul nucleare da Barack Obama. I negoziatori sperano nel raggiungimento di un’intesa di massima che possa condurre nelle prossime settimane a colloqui più dettagliati e specifici su un accordo. Un approccio che, comunque, non convince alcuni all’interno dell’amministrazione, che temono che l’Iran prolunghi le trattative per guadagnare tempo.   «Il blocco navale in Iran è stato un successo incredibile», proclama il tycoon, sempre nell’intervista alla Cnbc.

Sarà. Fatto sta che almeno 26 navi iraniane della “flotta ombra” hanno aggirato il blocco navale statunitense nello Stretto di Hormuz da quando è entrato in vigore il 13 aprile scorso. Lo sostiene Lloyd’s List nel suo aggiornamento quotidiano, secondo cui 26 imbarcazioni sono salpate o arrivate nei porti iraniani e hanno esportato merci di origine iraniana. Tra queste, sostiene il giornale, ci sono undici petroliere cariche di merci iraniane. Secondo quanto riferito ieri dal Centcom, il comando centrale americano, dall’inizio del blocco gli Stati Uniti hanno ordinato a 27 navi di invertire la rotta o di tornare a un porto iraniano.
«Siamo pronti a riprendere le operazioni di combattimento su vasta scala contro l’Iran con un preavviso immediato», avverte il il capo dello stato maggiore USA. Il ministro degli Esteri del Pakistan Ishaq Dar ha incontrato l’incaricata d’Affari degli Stati Uniti a Islamabad, Natalie Baker, esortando Washington e Teheran a estendere il cessate il fuoco e a perseguire la via diplomatica. Lo ha riferito il ministero pakistano, affermando che «ha sottolineato la costante enfasi del Pakistan sul dialogo e sulla diplomazia come unico mezzo praticabile per affrontare le sfide e raggiungere una pace e una stabilità regionali durature». «Il Pakistan ha compiuto sforzi sinceri per convincere la leadership iraniana a prendere parte al secondo round di negoziati e che tali iniziative continuano», rimarca a sua volta ministro pakistano dell’Informazione, Attaullah Tarar.

Mentre sull’Iran si tratta, in Palestina si continua a morire. Quattro palestinesi, due dei quali studenti minorenni, sono stati uccisi ieri in Cisgiordania. Lo riporta l’agenzia palestinese Wafa. Ieri mattina è morto il sedicenne Muhammad Majdi al-Jàbari, investito da un veicolo di un colono a Hebron mentre si recava a scuola in bicicletta. Il veicolo apparteneva, secondo la Wafa, alla scorta di sicurezza di un ministro del governo israeliano residente in un insediamento nella zona di Hebron. L’incidente è avvenuto sulla Route 60, la strada di circonvallazione che porta all’insediamento di Kiryat Arba, all’altezza dello svincolo di Beit Einun, vicino a Hebron. Il ragazzo è morto sul colpo. Due palestinesi, uno dei quali uno studente, sono stati poi uccisi e altri feriti questo pomeriggio da colpi d’arma da fuoco sparati da coloni israeliani nel villaggio di al-Mughayyir, a est di Ramallah: il Ministero della Salute ha confermato l’uccisione dello studente quattordicenne Aws Hamdi Al-Naasan e del trentaduenne Marzouq Abu Naim, mentre altri tre sono rimasti feriti da proiettili veri, durante un attacco dei coloni alla scuola maschile di Al-Mughayyir. Ieri è morto anche il quarantanovenne Rajà Fadl Bitawi, deceduto a Jenin a causa delle ferite riportate due anni fa in seguito a colpi d’arma da fuoco sparati dall’esercito israeliano. Per questi crimini nessuno è stato condannato. In Cisgiordania vige la licenza di uccidere. Basta che siano palestinesi.

22 Aprile 2026

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