La denuncia degli attivisti

A via Corelli cinque minori: nel Cpr anche una 14enne

Lo denuncia la rete di attivisti di Mai più lager-No ai Cpr. Testimonianza diretta con foto e documenti di uno dei ragazzini illegalmente detenuti

Cronaca - di Angela Nocioni

23 Aprile 2026 alle 13:20

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A via Corelli cinque minori: nel Cpr anche una 14enne

Cinque minorenni rinchiusi nelle gabbie del Centro per il rimpatrio di via Corelli a Milano. Tra loro c’è un quattordicenne. Lo denuncia Mai più lager-No ai Cpr, la rete di attivisti che da anni svolge un prezioso (e solitario) lavoro di monitoraggio quotidiano di quel che avviene dietro quelle sbarre fuorilegge. La notizia arriva agli attivisti da una testimonianza diretta, corredata da foto e documenti che confermano l’età del ragazzino che ha fatto uscire la notizia. La legge vieta sia d’espellere minori sia di rinchiuderli nei Cpr.

Dicono da Mai più lager: “Abbiamo segnalato già martedì questa situazione a Prefettura, Ats direzione del centro, garante nazionale e comunale, senza finora nessuna risposta”. Per poter portare uno straniero in un Cpr è necessario il nullaosta di un medico della Asl. Quale medico ha firmato il nullaosta? Cosa ha scritto, cosa ha certificato? Si vede a occhio – sostiene chi ha visto i minori – che si tratta di un ragazzini. Denunciano gli attivisti: “I cinque sarebbero tutti stati messi nella piccola stanza di isolamento. Abbiamo inviato la segnalazione al Garante per l’infanzia e alla Prefettura, con la richiesta urgente di trasferirli. Questa vicenda allucinante racconta dell’ennesima gravissima violazione delle norme del nostro ordinamento e questa volta, incredibilmente, anche dei principi fondamentali a tutela dell’infanzia. Non riusciamo a smettere di chiederci quale dottore possa aver mai certificato l’idoneità al trattenimento di un quattordicenne e dei suoi compagni che vi assicuriamo sono visibilmente poco più che dei bambini. Il centro li ha completamente isolati, non siamo riusciti a offrire loro assistenza legale perché non possono parlare con nessuno. Cosa sarebbe stato se i detenuti non avessero avuto cellulari con videocamera per inviarci le foto anche del passaporto quantomeno di uno dei ragazzini. Questo dà una idea della mannaia che si abbatterebbe (sul diritto della società civile di sapere ed attivarsi, ma anche sul diritto alla difesa e alla salute di queste persone) in caso di approvazione del ddl che vieta in tutti i Cpr gli smartphone. Quest’ultima vicenda è una esemplificazione del perché di quella norma”.

Dicono ancora: “Ventotto anni di detenzione amministrativa raccontano luoghi volutamente e sistematicamente amministrati fuori dalla legge, basati sulla violenza con la complicità dell’opacità. Questo avviene sempre, indipendentemente da chi sia l’ente gestore. Qualche volta, ma solo qualche volta, se si ha fortuna si riesce ad aprire qualche spiraglio per far intravedere l’orrore che avviene là dentro. Tra non molto, con l’attuazione del Patto europeo migrazione e asilo, anche i minorenni saranno detenuti se non si ferma per tempo questa macchina infernale, contraria ad ogni garanzia fondamentale”.

23 Aprile 2026

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