Il caso a Via Corelli

Finanzieri pestano migranti nel Cpr di Milano, ai consiglieri impedito l’accesso

Milano, Guardia di finanza pesta migranti (un video prova tutto). Impedito a consigliere l’accesso alla gabbie: “Ordini della Prefettura”

Cronaca - di Angela Nocioni - 13 Febbraio 2024

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Finanzieri pestano migranti nel Cpr di Milano, ai consiglieri impedito l’accesso

È vero che la Prefettura di Milano ha dato indicazione di impedire di verificare le condizioni di detenzione dei detenuti nelle gabbie del Centro per il rimpatrio di Via Corelli? Sarebbe necessario saperlo. Quel Cpr è commissariato dal Tribunale di Milano. È quindi in teoria il Cpr meno terrificante d’Italia, sotto la responsabilità della migliore e più garantita delle gestioni possibili.

Sabato sera lì dentro i migranti detenuti (detenuti in carceri illegali senza aver commesso alcun reato, senza che esista un procedimento giudiziario aperto nei loro confronti) sono stati pestati da agenti in assetto antisommossa.

Qualcuno è riuscito a far uscire da lì un video che prova il pestaggio e quando, la mattina di domenica, quattro persone tra cui il consigliere regionale Luca Paladini, vice presidente della Commissione Carcere, sono entrate nel Cpr per una verifica sia la nuova direttrice del Cpr che gli agenti di polizia presenti hanno impedito in vari modi di poter constatare le condizioni di detenzione dei migranti adducendo o motivazioni di sicurezza o d’aver ricevuto indicazioni in merito dalla Prefettura.

La sera del 10 febbraio alcuni detenuti protestano stesi a terra seminudi sotto la pioggia per le condizioni di detenzione, per la carenza di assistenza sanitaria e per il cibo immangiabile.
Qualche ora dopo un video riprende, tra le urla strazianti dei presenti, un violento pestaggio di due persone in uno stretto corridoio da parte di agenti della Guardia di Finanza in tenuta antisommossa. Uno dei due pestati è un diciottenne tunisino aveva protestato cinque ore prima per il cibo in condizioni indecenti, l’altro non aveva partecipato a nessuna protesta.

Domenica mattina due avvocati e un medico dell’associazione Naga e della rete Mai più lager entrano al seguito del vicepresidente regionale della Commissione carcere che in quanto tale ha il dovere di controllare e i diritto di poterlo fare.

Questo è il loro racconto: “Abbiamo dovuto prendere atto innanzitutto dell’impossibilità di incontrare le due persone pestate perché erano state finalmente inviate al Pronto Soccorso, con oltre sette ore di ritardo e solo dopo che il video aveva cominciato a circolare. Con gravissima violazione delle norme di riferimento alla delegazione è stato negato l’accesso ai moduli abitativi nei quali sono alloggiati i trattenuti, dei quali sarebbe stato fondamentale raccogliere le testimonianze; è stato solo concesso di incontrarne alcuni individualmente e con tempi di attesa sorprendentemente lunghi tra l’uno e l’altro.

Il lungo colloquio con il personale addetto al presidio medico, con i responsabili della struttura, con una psicologa e tre trattenuti, ha rivelato particolari inquietanti e registrato ulteriori immotivati rifiuti di collaborazione: l’assenza di un registro degli eventi critici (il che significa che tutti i soprusi visti e denunciati non hanno lasciato traccia scritta), il rifiuto di consegnare le cartelle cliniche di tre trattenuti che avevano rilasciato apposita delega al consigliere, il rifiuto di aprire la cassaforte contenente il metadone al fine di verificarne la conservazione, la confermata assenza di un frigorifero per i medicinali, la mancanza dell’attestazione comprovante il corretto funzionamento del defibrillatore, l’eloquente dato di ben 34 trasferimenti in autoambulanza in pronto soccorso, nel solo gennaio 2024.

Viene confermata la diffusione tra molti trattenuti di uno sfogo cutaneo per il quale non risultano essere state effettuate visite dermatologiche per scongiurare che si tratti di scabbia e accertare se si tratti di intossicazione alimentare o di morsi di insetti o di dermatiti di altra natura. Ad una persona che aveva ingerito un flacone di shampoo non è stato prestato soccorso, ma è stato dato il consiglio di bere molta acqua con l’evidente rischio di provocare un soffocamento.

Confermata anche la somministrazione massiccia di sedativi, in particolare di Valium, a volte associato a Tavor (una delle tre persone incontrate barcollava). Rimane appeso sul muro dell’infermeria il foglio riportante il dosaggio massimo consentito per i farmaci tranquillanti, già trovato due anni fa dall’allora senatore Gregorio De Falco e indicato nel suo report come indizio di una somministrazione massiccia e spregiudicata. La gran parte del personale ha riferito di aver appreso del pestaggio solo dai video girati sui social”.

Teresa Florio di Mai più lager, uscita da via Corelli, dice: “Abbiamo avuto anche oggi l’ennesima conferma che questi luoghi essendo strutturalmente concepiti per la negazione dei diritti fondamentali e della stessa dignità umana vanno chiusi subito. I Cpr, tutti i Cpr, vanno chiusi, a cominciare da quello di Milano, città che non può tollerare oltre la presenza di un luogo in cui i diritti sono sospesi e l’opacità dell’amministrazione è la regola”.

Dal Cpr di Ponte Galeria è uscito un video – girato dopo il suicidio di Ousmane, il ragazzo non ancora 22enne impiccatosi a una grata del cortile domenica scorsa – in cui uno dei detenuti mostra sul palmo della mano pasticche di vari psicofarmaci (tra cui Lyrica e Seroquel 50). Dice che gli vengono date per farlo dormire insieme a Valium e Xanax. Descrive i sintomi di una dipendenza indotta da abuso di sedativi potenti.

13 Febbraio 2024

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