Aveva 95 anni

È morto Biagio De Giovanni: addio al filosofo, rettore e parlamentare napoletano

A 14 anni negli scontri dei monarchici, l'indagine sempre accompagnata all'attivismo politico. Aveva ricevuto la Legion d’Onore ed era socio dell'Accademia dei Lincei

Cultura - di Redazione Web

22 Aprile 2026 alle 12:01

Condividi l'articolo

FOTO DA IMAGOECONOMICA
FOTO DA IMAGOECONOMICA

Considerato tra i principali esponenti dell’area riformista del centrosinistra, filosofo e accademico, più volte parlamentare, figura di riferimento del dibattito e del panorama politico e filosofico italiano, Biagio De Giovanni è morto a 95 anni. Domani l’apertura della camera ardente nella sala dei baroni del Maschio Angioino, dalle 17:00 alle 18:00 si terrà la cerimonia funebre con gli interventi di rappresentanti del mondo accademico, della politica e delle istituzioni.

Era nato a Napoli nel 1931. Aveva appena 14 anni quando partecipò tra le fila dei monarchici agli scontri di Napoli che sfociarono nella strage di via Medina. Laureato in filosofia all’Università Federico II di Napoli, con una tesi di filosofia del diritto su Gianbattista Vico, ha insegnato nello stesso ateneo e in quelli dell’Università di Bari e di Salerno. Avrebbe sempre accompagnato l’indagine filosofica all’osservazione e all’attivismo nella società.

Professore di Storia delle dottrine politiche all’Università degli studi di Napoli “L’Orientale”, della quale sarebbe stato anche rettore dal 1987 al 1989, è stato titolare della cattedra Jean Monnet di Storia e politica dell’integrazione Europea. Aveva assecondato con entusiasmo lo scioglimento del Pci al Congresso del 1991 che avrebbe portato alla nascita del Pds. Decine di pubblicazioni da Marx a Hegel, alle idee di comunismo e di Europa, sulla sinistra e la sovranità politica. Dal 1981 al 1986 diresse la rivista di filosofia e teoria politica “Il Centauro” che tra i collaboratori annoverava firme con Angelo Bolaffi e Massimo Cacciari. Ha ricevuto la Legion d’Onore ed era socio dell’Accademia dei Lincei.

Eletto al Parlamento Europeo nel 1989 con il Partico Comunista Italiano (Pci) e confermato nel 1999 con il Partito dei Democratici di Sinistra (Pds), è stato Presidente della Commissione per gli affari istituzionali, membro della Commissione per la gioventù, la cultura, l’istruzione, i mezzi di comunicazione e lo sport, della Delegazione per le relazioni con l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, della Commissione giuridica e per i diritti dei cittadini, della Delegazione per le relazioni con la Repubblica popolare cinese, della Delegazione per le relazioni con i paesi del Mashrek e gli Stati del Golfo. Concluse il mandato nel 1999.

In un’intervista a Il Dubbio di qualche anno fa, De Giovanni aveva sostenuto che il Partito Democratico dovrebbe “provare a recuperare un suo ruolo, sia a livello internazionale che nazionale. E ripeto: forse è tardi. Tutto è possibile in politica, ma sarà un processo disperatamente lento e problematico. Lo scenario che abbiamo di fronte è quello di un centrodestra forte, con una sua identità e una leader professionista politica che non è assolutamente da disprezzare. Dall’altra parte c’è la pressione del Movimento 5 Stelle con la battaglia del reddito di cittadinanza e il disarmo dell’Ucraina. In mezzo c’è questo Pd, svuotato di pensiero e di uomini, che non ha un compito facile, quasi impossibile, anche se in politica, ripeto, nulla è impossibile. Più che parlare di candidati alla segreteria, bisognerebbe ragionare su che cosa fare per l’Italia. Il Pd, usando una formula retorica, si è allontanato dal popolo, è il partito dell’establishment”.

22 Aprile 2026

Condividi l'articolo