Il "caos negoziale" del tycoon
Trump show con l’Iran, JD Vance è in Pakistan ma Netanyahu chiarisce: “Israele non ha finito il lavoro”
La Cnn: Vance oggi in Pakistan per l’ultimo round di colloqui. Teheran: “Blocco navale ostacolo ai negoziati, dagli Usa richieste eccessive”
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Distruggo tutto. No, negozio. Mando Vance a Islamabad per incontrare gli iraniani, che forse non ci saranno. L’accordo è vicinissimo, ma non ho fretta. E se fallisce, bombardo a tappeto. Va in scena l’ennesima puntata del Trump show dal titolo “caos negoziale”. Dai social alle interviste a raffica. Il protagonista assoluto è sempre il tycoon. Al centro dei negoziati di Islamabad c’è una richiesta non negoziabile, ovvero che l’Iran abbandoni l’arma nucleare. “Sbarazzatevi delle armi nucleari. È molto semplice”, ha insistito Donald Trump con il New York Post. L’Iran ha un grande potenziale per prosperare, “potrebbe essere davvero un paese meraviglioso”. “I colloqui dovrebbero avere luogo. Presumo che a questo punto nessuno stia facendo giochetti”, dice sempre Trump al New York Post in merito alle trattative fra Iran e Stati Uniti.
Il vicepresidente americano, JD Vance, dovrebbe partire da Washington oggi per recarsi in Pakistan e partecipare all’ultimo round di colloqui con l’Iran. Lo riporta la Cnn che cita fonti vicine al dossier. Un secondo round di colloqui tra le delegazioni statunitense e iraniana è attualmente previsto per mercoledì a Islamabad, hanno aggiunto le fonti, precisando tuttavia che la situazione rimane fluida a causa della continua e accesa retorica pubblica sia degli Stati Uniti che dell’Iran. La Casa Bianca ha dichiarato alla Cnn che non ci sono ancora comunicazioni ufficiali sulle tempistiche, ma ha aggiunto: «Ci aspettiamo che la delegazione sia in viaggio a breve, ma non è ancora chiaro quando». A Trump piacerebbe prendere parte alle trattative con l’Iran di persona, ma non pensa che sia necessario. Rispondendo a chi gli chiedeva se i combattimenti riprenderanno subito in caso non ci fosse un’intesa, il presidente ha detto: «Se non ci sarà l’accordo, me lo aspetto». Nella sua insaziabile bulimia mediatica, Trump dice a Bloomberg che non si affretterà a «concludere un cattivo accordo con l’Iran» per poi ribadire che non intende togliere il blocco Usa a Hormuz fino a quando non ci sarà un accordo. «Vogliono che lo apra. Vogliono disperatamente che lo apra, ma non lo farò fino a quando un accordo non sarà firmato», ha aggiunto il presidente. La decisione dell’Iran di non partecipare ai negoziati «non è cambiata» nonostante il presidente degli Stati Uniti abbia annunciato che una delegazione americana è in viaggio verso il Pakistan. Lo ha evidenziato l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, secondo la quale la partecipazione dell’Iran è «subordinata al soddisfacimento di determinati presupposti», a partire dalla questione del blocco navale che costituisce «un ostacolo fondamentale» ai negoziati.
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Oltre alla questione del blocco navale, vi sono altre richieste «eccessive» da parte americana che «non mostrano una prospettiva chiara» in vista degli eventuali nuovi colloqui, ha aggiunto la Tasnim, secondo cui Teheran ritiene che fino a quando gli Stati Uniti «si presenteranno al tavolo dei negoziati con gli stessi calcoli sbagliati che hanno portato alla loro pesante sconfitta sul campo militare, i negoziati saranno solo una perdita di tempo». Trump deve fare i conti anche con il suo sodale di Tel Aviv. Israele «non ha ancora finito il lavoro» in Iran. Lo ha dichiarato il premier israeliano Benjamin Netanyahu durante una cerimonia per il Giorno dei Caduti a Gerusalemme. E ancora: “L’Iran si è sollevato contro di noi per distruggerci con bombe atomiche, ma noi abbiamo agito e sventato il complotto omicida». Il “lavoro” non è ancora finito, avverte Netanyahu. Né in Iran né in Libano. Negoziare non è mai stata una sua passione.