I guai di Giorgetti e Meloni
Deficit/Pil al 3,1%, l’Italia resta in procedura d’infrazione europea: il guaio per Meloni tra riarmo e manovra “elettorale”
Il disastro per il governo Meloni è ora completo. Eurostat ha confermato che il rapporto deficit/Pil italiano per il 2025 è del 3,1%, confermando così i dati provvisori già diffusi dall’Istat lo scorso marzo.
Risultato? L’esecutivo non potrà uscire dalla procedura di infrazione europea per deficit eccessivo. La mazzata per la premier arriva nel giorno in cui è stato convocato il Consiglio dei ministri proprio per approvare il Dfp, il Documento di finanza pubblica che conterrà esclusivamente il quadro macroeconomico tendenziale alla luce dell’incertezza legata al contesto economico non solo italiano ma globale, con una frenata delle principali economie legata al conflitto in Iran, al successivo blocco dello stretto di Hormuz e alla conseguente crisi energetica mondiale.
Non sono bastati i “magheggi” tentati dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per tentare di limare il deficit sotto il 3 per cento, in particolare lavorando su una revisione al ribasso dell’impatto dei crediti d’imposta, soprattutto quelli legati al controverso Superbonus, per consentire così al governo di uscire dalla procedura di infrazione europea.
Euro area government #deficit at 2.9% of GDP in 2025 https://t.co/WjDprDmTUN pic.twitter.com/BmoxBcooQe
— EU_Eurostat (@EU_Eurostat) April 22, 2026
Correttivi che non sono bastati e ora per Giorgetti, Meloni e il resto del governo si apre uno scenario da incubo: la crisi energetica globale, un rallentamento generale dell’economia e la necessità di dover mettere ad una legge di bilancio, l’ultima prima delle elezioni politiche, che nelle intenzioni di Palazzo Chigi avrebbe dovuto essere di “ampio respiro”, spingendo su provvedimenti elettorali per incontrare il favore degli italiani nelle urne.
Invece al ministero dell’Economia, e non solo, si dovrà scegliere quali voci tagliare tra sanità, welfare, scuola, per aumentare l’impegno finanziario per la difesa. Scendere sotto il 3% nel rapporto deficit/Pil avrebbe infatti consentito al governo Meloni di attivare la clausola di salvaguardia per la difesa prevista dalle nuove regole di bilancio europee, permettendo al governo di aumentare la spesa sulla difesa senza che quegli esborsi venissero considerati nella traiettoria della spesa primaria netta presente nel Piano strutturale di bilancio scritto nel 2024 sulla base del nuovo Patto di stabilità.
In particolare il governo si è impegnato nell’ultimo Documento programmatico di finanza pubblica ad investire a scopo militare 12 miliardi di euro in più entro il 2028: per Giorgetti quei soldi avrebbero potuto arrivare dal collocamento sul mercato dei Btp o col Safe, il programma di prestiti dell’Ue destinato a finanziare appalti comuni nella difesa.