Il Golfo in fiamme

Iran, Trump riapre a nuovi negoziati con Teheran: “Guerra quasi finita”, l’indiscrezione sul rinnovo della tregua

Esteri - di Redazione

15 Aprile 2026 alle 11:34

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President Donald Trump pretends to aim a sniper gun while speaking with reporters in the James Brady Press Briefing Room at the White House, Monday, April 6, 2026, in Washington. (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)
President Donald Trump pretends to aim a sniper gun while speaking with reporters in the James Brady Press Briefing Room at the White House, Monday, April 6, 2026, in Washington. (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

Quando manca meno di una settimana alla fine del cessate il fuoco di 15 giorni stabilito tra Iran e Stati Uniti dopo oltre 40 giorni di aspro conflitto, arrivano nuovi segnali positivi sulla possibilità di un nuovo round di negoziati tra le parti, probabilmente mediati ancora una volta dal Pakistan che aveva già ospitato lo scorso weekend un primo vertice tra le delegazioni di Washington e Teheran.

A parlare in questo senso è stato Donald Trump, che intervista da Fox News ha sottolineato che la guerraè vicina alla fine, molto vicina alla fine”, con un possibile termine del conflitto “possibile entro fine aprile“, come aggiunto in una intervista telefonica al corrispondente di Sky News Uk da Washington.

Al New York Post, altro quotidiano vicino all’amministrazione, ha invece aggiunto che nuovi negoziati con l’Iran potrebbero riprendere “nei prossimi due giorni”. Anche per questo Trump, ad Abc News, ha spiegato che non sta pensando ad una una proroga del cessate il fuoco con Teheran: “Non pensando di estendere il cessate il fuoco. Potrebbe finire bene o male, ma penso che un accordo sia meglio perchè poi potranno ricostruire“, le sue parole alla tv.

Tesi opposta arriva da fonti citate dall’Associated Press, che oggi riferisce come Stati Uniti ed Iran avrebbero raggiunto un “accordo di principio” per prorogare la tregua oltre la scadenza del 21 aprile e consentire un maggiore impegno diplomatico prima di quella data.

Secondo l’Ap, fonti regionali hanno spiegato che vi sono stati progressi, e che Stati Uniti e Iran hanno “concordato in linea di principio” di estendere il cessate il fuoco. I mediatori stanno anche spingendo per un compromesso sui tre nodi che hanno impedito un’intesa ai colloqui diretti dello scorso fine settimana a Islamabad: il programma nucleare iraniano, la libera circolazione nello Stretto di Hormuz e il pagamento di danni di guerra.

La “liberazione” di Hormuz

La questione che resta centrale per raggiungere l’intesa tra le parti è quella della “liberazione” dello stretto di Hormuz e del programma nucleare iraniano.

Nella notte italiana l’ammiraglio Brad Cooper, il comandante del Comando centrale delle forze armate americane, ha detto che dopo 36 ore di preparativi il blocco navale statunitense nello stretto di Hormuz è ormai completo. “Le forze statunitensi hanno completamente bloccato il traffico economico via mare da e per l’Iran”, si legge nel post pubblicato via social.

In realtà il primo giorno di blocco statunitense di Hormuz non pare esser stato così efficace: gli Stati Uniti hanno annunciato di non aver fatto passare “nessuna nave” diretta o proveniente dall’Iran, ma in realtà diverse società di tracciamento navale ne hanno rilevate poco meno di una decina che sono riuscite a oltrepassare il blocco.

Il programma nucleare iraniano

Quindi la questione del nucleare, su cui tra l’altro l’amministrazione Trump sente il fiato sul collo dell’alleato israeliano: il governo Netanyahu martedì ha ribadito che la rimozione dell’uranio arricchito dall’Iran è un “prerequisito” per la fine della guerra per Israele ma anche per gli Stati Uniti.

Secondo quanto emerso dalle prime indiscrezioni sui colloqui dello scorso weekend a Islamabad, gli Stati Uniti avevano proposto all’Iran di sospendere per 20 anni il loro programma di arricchimento dell’uranio, necessario per produrre armi atomiche.

Secondo il New York Times l’Iran aveva offerto alla Casa Bianca di fermarlo per cinque anni, ma Donald Trump avrebbe rifiutato: era la stessa proposta fatta a febbraio, durante i negoziati falliti a Ginevra e dopo i quali gli Stati Uniti e Israele hanno iniziato a bombardare il Paese. Inoltre la richiesta statunitense sul nucleare prevedeva la “rimozione” dei circa 400 chili di uranio arricchito presenti in Iran: Teheran non ha accettato la proposta Usa, puntando sulla possibilità di “diluire” l’uranio così da renderlo inadatto a fabbricare armamenti atomici.

Il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’argentino Rafael Grossi, ha spiegato oggi parlando da Seul che “l’Iran ha un programma nucleare molto ambizioso e ampio” e quindi, in caso di un accordo per porre fine al conflitto con Usa e Israele “tutto ciò richiederà la presenza degli ispettori dell’Aiea” altrimenti “non ci sarà un accordo, ci sarà solo l’illusione di un accordo”. Grossi sostiene che qualsiasi intesa sulla tecnologia nucleare “richiede meccanismi di verifica molto dettagliati”.

di: Redazione - 15 Aprile 2026

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