Tensioni con Pechino

Svolta bellicista in Giappone, via i limiti sulle armi: ok all’export di quelle letali col “sogno” di ricostituire l’esercito

Esteri - di Carmine Di Niro

21 Aprile 2026 alle 12:38

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Svolta bellicista in Giappone, via i limiti sulle armi: ok all’export di quelle letali col “sogno” di ricostituire l’esercito

Il Giappone si appresta a rompere l’ultimo tabù? Il Paese nipponico, sotto la spinta del Partito Liberal Democratico, il partito conservatore che praticamente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale guida il Paese e che recentemente su spinta della prima ministra Sanae Takaichi si è spostato ulteriormente a destra, potrebbe dotarsi di un esercito e imboccare una svolta bellicista.

La Costituzione approvata nel 1947, su pressing degli Stati Uniti che sconfissero il Giappone alleato del regime nazista di Hitler, vietava la formazione di un vero e proprio esercito: alla Casa Bianca, dopo che in Giappone per 30 anni vi era stato un dominio di un regime militare e imperialista, l’obiettivo era quello di impedire il ripetersi di una simile situazione.

Da allora il Giappone non ha dunque un esercito ma un corpo chiamato “Forze di autodifesa” con il solo compito di difendere il territorio nazionale da eventuali attacchi o invasioni esterne: non può essere utilizzato per missioni all’estero. Da anni il Partito Liberal Democratico e la sua ala più conservatrice spinge per modificare la Costituzione, sostenendo che anche alla luce degli scenari geopolitici in Asia il Paese abbia bisogno di un esercito “vero”, capace di fronteggiare le minacce presenti nel continente, a partire da Corea del Nord e Cina.

A questo punto non si è ancora arrivati, ma il governo sta spingendo fortemente in questa direzione: martedì l’esecutivo conservatore ha approvato una legge che modifica gli attuali regolamenti sulla vendita di armi ad altri Paesi, stabilendo che Tokyo potrà vendere all’estero anche armi letali, come missili, aerei da guerra, carri armati, navi da guerra e droni armati. Fino ad oggi alle aziende della difesa era consentita la vendita esclusiva di armi non letali, sulla scia delle storiche politiche “pacifiste” scritte nella Costituzione dopo la Seconda Guerra Mondiale.

“Queste decisioni sono state prese in un momento in cui i cambiamenti nel contesto di sicurezza che circonda il nostro Paese si stanno verificando a un ritmo accelerato e servono a garantire la sicurezza del Giappone, contribuendo al contempo in modo ancora maggiore alla pace e alla stabilità nella regione e nella comunità internazionale”, ha dichiarato il portavoce del governo Minoru Kihara in una conferenza stampa, “oggi, nessuna nazione può salvaguardare la propria pace e sicurezza da sola”.

Con l’eliminazione di queste restrizioni l’industria militare giapponese potrà dunque sviluppare e vendere all’estero armi letali, circostanza che potrebbe favorire la creazione di un vero esercito professionale, come auspicato dalla destra giapponese. In ogni caso l’eventuale vendita di armi letali sarà limitata a soli 17 Paesi, coloro i quali hanno firmato accordi di cooperazione su difesa e trasferimento di equipaggiamenti militari col Giappone (l’Italia è compresa nell’elenco, ndr).

Un cambio radicale di approccio che ha scatenato l’immediata reazione cinese. Da Pechino il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Guo Jiakun, ha espresso “seria preoccupazione” per l’iniziativa giapponese. “La comunità internazionale, inclusa la Cina, resterà altamente vigile e si opporrà fermamente alla nuova militarizzazione sconsiderata del Giappone”, ha dichiarato oggi in conferenza stampa.

Sullo sfondo c’è ovviamente la partita Taiwan, l’isola che la Cina rivendica come un proprio territorio, minacciando periodicamente un intervento militare. Lo scorso novembre la premier giapponese  Takaichi aveva detto che se la Cina avesse invaso Taiwan il Giappone avrebbe considerato l’attacco all’isola come una “minaccia esistenziale” e che avrebbe risposto militarmente, scatenando una grave crisi diplomatica: Pechino aveva risposto inviando come “provocazione” alcune navi della propria guardia costiera al largo delle coste di alcune isole controllate dal Giappone ma rivendicate dalla Cina.

21 Aprile 2026

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