Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra.

“Ipocrisia e opportunismo, Meloni in politica estera ha sbagliato tutto”, intervista ad Angelo Bonelli

«Sta cadendo l’internazionale nera nel mondo. Non condannare l’attacco a Leone XIV avrebbe segnato la morte politica della premier. L’Italia dovrebbe contribuire a ricostruire il diritto internazionale di fronte a due boss criminali, Trump e Netanyahu, che lo hanno demolito a furor di bombe»

Interviste - di Umberto De Giovannangeli

16 Aprile 2026 alle 08:00

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Photo credits: Alessandro Amoruso/Imagoeconomica
Photo credits: Alessandro Amoruso/Imagoeconomica

Angelo Bonelli, Portavoce di Europa Verde e deputato alla Camera di Alleanza Verdi e Sinistra.

La presidente del Consiglio ha annunciato la sospensione temporanea del Memorandum militare con Israele. Meglio tardi che mai?
Meglio tardi che mai, anche se vogliamo capire la natura giuridica di questi effetti. Comunque, è un passo in avanti in direzione di quello che noi abbiamo sempre detto e su ci è sempre stato risposto che sbagliavamo. Ora quello che chiediamo è la revoca di questo accordo di cooperazione militare, non la sospensione. Ne vogliamo la revoca perché di fronte al genocidio in Palestina l’unica risposta è quella di dire ai governanti d’Israele: basta, con voi non vogliamo più avere nulla a che fare. La qualcosa non riguarda soltanto l’accordo di cooperazione militare ma anche dell’accordo di cooperazione economica con Israele che fino ad oggi si è fatto forte della sua violenza, non solo a Gaza ma in tutti i territori occupati, in Cisgiordania dove i militari e i coloni stanno esercitando una violenza inaudita, quotidiana, nei confronti della popolazione palestinese.

Meglio tardi che mai. Ma sul riconoscimento dello Stato palestinese?
Questo è l’elemento della contraddizione. Noi l’abbiamo ribadito con nettezza non solo in rapporto alla reazione a Israele che ha richiamato il nostro ambasciatore per le critiche rivolte ai ripetuti attacchi dell’esercito israeliano al contingente italiano dell’Unifil. In questi anni abbiamo assistito al massacro del popolo palestinese che è avvenuto senza che l’Italia non solo non dicesse nulla ma continuando il rapporto di cooperazione militare con Israele ed è avvenuto senza fare l’unico atto politico rielevante, cioè il riconoscimento dello Stato di Palestina. Giorgia Meloni ci ha sempre detto prima va sconfitta Hamas, va disarmata Hamas, quando poi Hamas è stata messa ai margini, nulla è cambiato: per il governo italiano lo Stato di Palestina può attendere all’infinito.

Quando si fa riferimento al genocidio di Gaza o all’apartheid in Cisgiordania o alla nuova guerra in Libano, si continua, non solo a destra ma anche nella stampa mainstream, a sostenere che sì, questi sono degli eccessi; tuttavia, Israele resta ancora l’unica democrazia in Medio Oriente. Ma che democrazia è questa?
Non può essere definita una democrazia quella che uccide donne e bambini, che vìola sistematicamente il diritto internazionale. Altro che democrazia. Questa è una tirannia. Che democrazia è quella di un Parlamento che decide la pena di morte ai palestinesi, instaurando un doppio standard infame, che avrebbe dovuto portare la comunità internazionale a rompere le relazioni e qualsiasi accordo di tipo militare, economico, con Israele. Il punto è proprio questo. Il fatto che non si voglia vedere che Netanyahu e questa destra sovranista che governa Israele è il vero problema dell’instabilità del Medio Oriente.

Tornando alla presidente del Consiglio. Come si passa dall’essere la leader europea che auspicava l’assegnazione del Nobel per la Pace a Donald Trump alla politica che viene bacchettata dal tycoon?
Quello che sta accadendo oggi è il segno della profonda ipocrisia e opportunismo di Giorgia Meloni. Sta cadendo l’internazionale nera nel mondo. È caduto Orbán. Trump ormai sta sulla via di una cura psichiatrica. Netanyahu ha usato la guerra come strumento per mantenere il proprio potere. Giorgia Meloni aveva tutti i segnali per capire che sulla politica estera, della quale lei aveva fatto il suo fiore all’occhiello, aveva sbagliato tutto. Dopodiché adesso ha fatto quello che inevitabilmente doveva fare, cioè condannare le parole di Trump contro Leone XIV. Se non lo avesse fatto sarebbe stata la morte politica definitiva di Giorgia Meloni. Si tratta di capire se sono frasi di circostanza oppure darà conseguenza.

In che modo?
Le faccio un esempio. Una delle questioni che il governo italiano non ha mai voluto affrontare e della quale è stato uno dei responsabili, è la demolizione del diritto internazionale. L’Italia dovrebbe essere lo Stato che contribuisce a ricostruire il diritto internazionale di fronte a due boss criminali, Trump e Netanyahu, che lo hanno demolito a furor di bombe. Il che significa ridare un ruolo all’Onu, ridare una centralità alla Corte penale internazionale sanzionata da Trump. Ma su questo punto, il governo italiano nulla dice sul fatto che una cittadina italiana, Francesca Albanese, è stata sanzionata per la sua meritoria attività di denuncia documentata dei crimini di guerra e contro l’umanità commessi da Israele a Gaza; attività non conforme alle idee di Trump e di Netanyahu. Certo è che ci troviamo di fronte a una profonda crisi dell’internazionale nera, della destra globale, e le decisioni di queste ore di Giorgia Meloni sono dettate più dall’opportunismo e dall’ipocrisia che da una ragionevole presa d’atto degli errori commessi. Staremo comunque a vedere se sarà davvero un cambio di rotta sostanziale della sua politica estera che, torno a sottolinearlo, sin qui è stato un fallimento totale.

C’è chi sostiene, anche tra gli opinionisti non schierati a destra, che un grave limite delle opposizioni è quello di non avere una coerente e condivisa politica estera.
Questo è assolutamente falso. Si dovrebbe rimarcare, invece, che chi governa dovrebbe avere una maggiore responsabilità perché è chiamato, per l’appunto, a governare. Invece vediamo che tra Tajani e Salvini ci sono posizioni totalmente diverse. Salvini, solo per citarne una recente, vuole la riapertura dal gas russo, assieme a De Scalzi, Tajani, e la Meloni, no. Non siamo noi ad avere problemi. L’opposizione ha una politica comune su diverse questioni di fondamentale importanza nel campo della politica estera.

Ad esempio?
Nel chiedere una politica estera e di difesa comune dell’Europa. Abbiamo una posizione comune sul tema del conflitto in Iran. Abbiamo votato insieme una mozione di condanna di quanto sta accadendo in Palestina e su questo abbiamo organizzato unitariamente anche una grande manifestazione di piazza. Anche sul tema del riarmo, noi pensiamo che tutto debba essere inserito dentro una politica estera e di difesa comunque europea e non nel riarmo dei singoli Stati. Su questo, abbiamo invece una destra che da un lato vede Forza Italia volere una politica estera e di difesa comune, mentre Salvini, con una Meloni non contraria, che punta ad una politica di riarmo dei singoli Stati.. I problemi e le contraddizioni oggi sono più dentro una destra in grandissima difficoltà nel Paese, con una situazione economica che si sta deteriorando anche a causa delle scelte folli di aver detto sì a Trump sul portare al 5% del Pil le spese sugli armamenti. Hanno deciso una scellerata logica del riarmo per andare a ingrassare i profitti delle industrie militari americane, oltre quelle del gas and oil, e gli italiani ne pagano il prezzo.

C’è chi ha scritto che la vittoria del No al referendum sia stata anche se non soprattutto la vittoria della “generazione Gaza”. Quel No era anche contro la guerra?
Io penso che sia stato in primo luogo il risultato di una profonda, radicale, motivata reazione a chi stava aggredendo la Carta costituzionale a colpi di picconate e di bugie. Io l’ho detto intervenendo in Aula alla presidente Meloni, venuta alcuni giorni fa a Montecitorio per il dibattito parlamentare sulle sue comunicazioni: lei si è presentata senza fare una benché minima autocritica e guardi, le ho detto, presidente se c’è una responsabilità che possiamo individuare nella sconfitta al referendum, questa è la sua. Perché è lei che è andata a dire agli italiani che se avessero vinto i No sarebbero stati liberati stupratori, spacciatori, pedofili. Le ho anche detto ma come le è venuto in mente di dire questa vergogna che offende anche il ruolo che lei ricopre, perché lei dovrebbe avere un ruolo istituzionale, una postura diversa. Nemmeno in un comizio si può sentire un’affermazione di questo genere. Quel No così partecipato, è stata una reazione molto forte contro chi voleva picconare la nostra Costituzione e asservire la magistratura rispetto ad un progetto che viene da molto lontano. Poi è chiaro: c’è un sentimento diffuso, profondo, di un no alla guerra e ai signori della guerra e del petrolio che oggi sono incarnati dalla destra globale, che in Italia è guidata dalla Meloni, su cui c’è un profondo malessere nel Paese.

Di fronte a questi scenari di guerra e a tutto ciò che ne consegue anche sul piano economico, sembra invece, almeno stando ad una certa narrazione giornalistica, che il rovello che tormenta le forze di opposizione sia primarie sì, primarie no, primarie come.
Di fronte a ciò che sta accadendo nel mondo, alla guerra, al venir meno del diritto internazionale che rende tutti i cittadini, tutti i popoli, più deboli, più indifesi rispetto all’arroganza della supremazia del diritto del più forte dal punto di vista militare, cosa esercitata da Trump e Netanyahu che sono, lo ribadisco, due criminali; rispetto al deterioramento della situazione economica, la sanità pubblica, la povertà assoluta che continua ad aumentare e a depauperare le condizioni di vita di milioni di persone, noi abbiamo il dovere di indicare al Paese come vogliamo cambiare l’Italia, quali sono le nostre proposte. Gli italiani non vogliono sapere chi guida. Vogliono sapere come le loro condizioni materiali, sociali e anche ambientali, possano mutare in meglio. Come abbassiamo il costo dell’energia, come aumentiamo gli investimenti nella sanità pubblica per diminuire le liste di attesa, come aumentiamo gli stipendi che in Italia sono tra i più bassi in Europa, come incrementiamo il trasporto pubblico distrutto da chi, come Salvini, ha pensato di investire 14 miliardi di euro sul Ponte di Messina mentre abbiamo il Paese in ginocchio per le sue follie. Questo gli italiani si chiedono e ci chiedono. Per questo ribadisco che è sbagliato concentrarsi sulle primarie e sul leader. Dobbiamo invece avviare un confronto tra di noi sul programma e poi fare, questo sì, una grande consultazione popolare sui grandi temi, riattivando così anche una connessione sentimentale con un popolo che è stato abbandonato, illuso, ed oggi ha paura di quello che sta accadendo nel mondo, perché sta vedendo cosa significhi la destra al governo, non solo in Italia ma nel mondo. Noi dobbiamo liberare l’Italia da questo incubo della destra.

In queste affermazioni, come nelle piazze contro la guerra, i censori in servizio permanente effettivo, griderebbero: ecco l’opposizione che manca di cultura di governo. Ma dal suo punto di vista, che diavolo è questa “cultura di governo”?
Per me cultura di governo è dire no alla guerra. Non c’è ombra di dubbio. Trump e Vance hanno detto che il Papa si dovrebbe occupare delle questioni morali. Che cosa c’è di più morale del dire no alla guerra! Siamo scesi in piazza perché ci sono i “Kings”, cioè i signori della guerra e del petrolio. E noi ribadiamo che se andremo al governo, non saremo dalla parte dei signori della guerra e del petrolio. Lavoreremo per una società in cui le energie rinnovabili costituiscano la sovranità energetica senza andare a foraggiare e alimentare guerra. Una società nel quale il tema della guerra, strettamente connesso a quello dell’energia, non sia più in mano a questi signori. Questo è un tema di grande, profonda cultura di governo. Tentano di esorcizzarci, di delegittimarci. A me capita molto spesso di essere dipinto come un personaggio naif. Ma chi è naif, chi ha provocato più danni in questo Paese? Salvini, Tajani, Urso che va a Vinitaly e dice che se si fossero portati il vino a Islamabad i pachistani, gli iraniani, gli americani avrebbero trovato la pace. Noi siamo governati da questa gente. Sono arrivati al capolinea. E siccome lo sanno, pensano di delegittimarci con modalità che gli italiani hanno ormai capito.

16 Aprile 2026

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