La strategia della premier

Redditi diminuiti, spettro inflazione e pressione fiscale ai massimi da 11 anni: è l’effetto Meloni, la premier immobile

Nel quarto trimestre ha sfondato il 51,4%. Il reddito è diminuito. Spettro inflazione. E il governo? Nomina il ministro del Turismo. Ah, vedi...

Economia - di David Romoli

4 Aprile 2026 alle 13:00

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Photo credits: Imagoeconomica via Governo.it
Photo credits: Imagoeconomica via Governo.it

Nel 1997, quando Corrado Guzzanti sfoggiò la sua magistrale imitazione satirica di Romano Prodi sempre immobile “come un semaforo” Giorgia Meloni era una giovanissima e ardente militante di Alleanza nazionale. E’ probabile che guardasse con un certo disprezzo la democristianissima strategia politica dell’allora premier di centro sinistra, quella appunto del muoversi il meno possibile. Se le avessero detto che quasi tre decenni dopo a fare propria quella politica sarebbe stata lei, seduta al posto allora occupato dal Professore, non ci avrebbe creduto. Invece è proprio così.

Ieri mattina ha nominato il sostituto di Daniela Santanchè, lo ha portato al Quirinale per il giuramento e a metà mattinata la faccenda era già stata sbrigata. Il nuovo ministro è Gianmarco Mazzi, eletto per la prima volta deputato con FdI nelle ultime elezioni, fino a ieri sottosegretario alla Cultura. Non un politico di professione ma un manager che si è sempre occupato di musica, televisione e spettacolo. Mazzi viene dal partito in cui militava la dimissionaria a forza che lo ha preceduto e non incrina l’equilibrio tra i partiti. La sua nomina è una scelta che sacrifica in partenza ogni ambizione di rafforzare la squadra di governo e figurarsi poi cambiarla o rimpastarla. L’occasione, anche evitando quel Meloni-bis che per la premier è una bestemmia, ci sarebbe stata. Lo spostamento di Urso al Turismo e l’arrivo di una figura molto forte come Luca Zaia alle imprese sarebbero stati sufficienti a rinsaldare la fisionomia del governo.

La premier ha scelto invece di modificare il meno possibile e la stessa cosa farà quando si deciderà a sostituire anche l’altro dimissionario, il viceministro della Giustizia Andrea Delmastro. Si è mossa così, in parte, proprio per non turbare quegli equilibri politici interni alla maggioranza e per non aprire spiragli a un Salvini pronto ad approfittare anche della minima occasione per reclamare il ministero degli Interni. La stessa accelerazione di ieri è forse conseguenza dell’incidente Piantedosi-Carla Conte: Giorgia ha voluto chiudere i giochi prima che quel varco, per la verità minimo, fosse preso a pretesto per spingere l’odiato rimpasto. Giorgetti ha trovato nella notte i 500 mln necessari per prorogare sino a fine aprile il taglio di 25 centesimi al litro delle accise ma più di questo il governo non ha fatto. E’ una misura che lo stesso ministro definisce ”tampone” e anche in quella esile funzione è largamente insufficiente.

Tra una settimana, bontà sua, la premier si deciderà anche a rompere il silenzio che conserva gelosamente dal giorno della sconfitta nel referendum. Dirà cosa intende fare nell’ultimo anno della legislatura. Indicherà dunque quale sarà la sua relazione a un voto deflagrante. Tutto lascia prevedere che farà quello che ha fatto finora: finta di niente. La riforma era buona, gli elettori la hanno affossata, peccato e non se ne parli più. Il governo prosegue come se nulla fosse. La strategia di Giorgia non va oltre il far passare la nottata adoperandosi per far dimenticare agli italiani il fattaccio semplicemente ignorandolo. Non significa che la premier intenda davvero restare immobile. Sa che nella sfida della crisi energetica si gioca quanto e più che con il referendum.

Ieri a sorpresa è volata nel Golfo per incontrare i leader di Arabia Saudita, Emirati Arabi e forse anche Qatar, ed è la prima leader occidentale a farlo. L’obiettivo non è solo ritagliarsi un ruolo nella partita che si gioca, anche a suon di missili, in quell’area nevralgica ma anche stringere accordi per affrontare la tempesta energetica. Giocare quella partita è però un obbligo in questa fase, restare immobili vorrebbe dire essere travolti. Ma sul resto, cioè quando muoversi sarebbe una scelta politica non obbligata dalle circostanze, Giorgia la decisionista ha scelto il semaforo prodiano. Forse dimenticando che un anno dopo quella satira che colpiva davvero nel segno Romano Prodi perse la presidenza del Consiglio.

4 Aprile 2026

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