Meloni esclude il rimpasto
Fratelli d’Italia blinda Piantedosi al Viminale nonostante le mire di Salvini: Meloni non vuole un caso Sangiuliano bis
Dal governo sussurrano che non finirà come con Sangiuliano e che Salvini deve rinunciare almeno in apparenza alle mire sul Viminale
Politica - di David Romoli
Sorte bizzarra quella di Giorgia Meloni: i nemici, da Enrico Letta a Mario Draghi, da Biden a Von der Leyen, le hanno spianato la strada. Gli amici sono una pietra al collo e nessuno più di quelli che si è scelta come ministri o viceministri. L’ultimo guaio in ordine di tempo è la relazione del ministro degli Interni Piantedosi con la pubblicista multitasking Claudia Conte, da lei stessa confessato: “Non posso negare”. Non ci sarebbe niente da dire, e neppure da pubblicare, se non ci fossero alcuni lavori collegati al Viminale sui quali in effetti una maggior chiarezza non guasterebbe.
Stavolta però un elemento all’apparenza inspiegabile c’è: a tirare fuori la sapida vicenda è stato infatti il podcaster principe del vivaio giovanile di FdI, in forza a Radio Atreju. Però è difficile immaginare un agguato tricolore: l’interesse della premier è opposto. Giorgia è occupata a blindare il Viminale, assediato dal famelico Salvini, i cui rapporti con Piantedosi sono negli anni precipitati, certo non ad aprire varchi per il leader leghista. Chi avesse nutrito dubbi sulle intenzioni della premier li ha comunque visti dissiparsi ieri mattina, grazie al comunicato congiunto dei capigruppo di FdI Bignami e Malan, in tutta evidenza dettato dall’alto: “FdI rinnova la piena fiducia al ministro dell’Interno per l’ottimo lavoro svolto in questi anni nel contrasto all’immigrazione clandestina di massa, alla criminalità e nel rafforzamento della sicurezza degli italiani”. E’ significativo che i capigruppo non si limitino a confermare la fiducia ma specifichino che il ministro sta andando forte proprio sui fronti che secondo Salvini lasciano invece a desiderare e richiederebbero il suo pugno di ferro.
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La spiegazione più probabile è che FdI abbia voluto anticipare quanto probabilmente sarebbe uscito su testate ostili nei prossimi giorni per attutire se non vanificare il colpo. L’imbarazzo resta. Se emergessero favoritismi costosi nei confronti della fidanzata la grana sarebbe mastodontica perché eventuali dimissioni di Piantedosi porterebbero dritte a un rimpasto serio e dunque a un governo Meloni-bis, proprio ciò che Giorgia vuole evitare a tutti i costi. Per ora, comunque, il ministro resta blindato. Dal governo tutte le fonti sussurrano sicure che stavolta non finirà come con Sangiuliano e lo stesso Salvini deve non solo confermare la assoluta “stima” per il suo ex sottosegretario ma anche rinunciare almeno in apparenza alle mire sul Viminale, escludendo l’ipotesi di un rimpasto. Il guaio resta, le dimensioni sono però tutte da verificare. Ma in ogni caso momento peggiore per annoverare una nuova grana per Giorgia non potrebbe esserci. Giovedì 9 aprile si rivolgerà al Parlamento per illustrare la fase finale del suo governo. L’obiettivo è minimizzare i danni provocati dal colpo durissimo inflittole dalle urne referendarie, assicurare che si va avanti come se nulla fosse successo e a questo scopo cambiare le cose il meno possibile. Al momento è tentata dall’idea di tenere lei la delega del Turismo, pur facendosi affiancare da un sottosegretario di fiducia piena come Caromanna, e addirittura di non sostituire Delmastro alla Giustizia, ripartendo le sue deleghe tra i sottosegretari superstiti. Parola d’ordine: smuovere le acque il meno possibile, almeno per quanto riguarda la composizione del governo.
Quanto alla politica, però, le acque più che smosse sono già in piena tempesta da sole e il vero cruccio del governo e di chi lo guida è non sapere cosa fare per calmarle almeno un po’. Oggi il Cdm dovrebbe prorogare il taglio di 25 centesimi sulle accise per la benzina, prima che scada il prossimo 7 aprile, portandolo sino a fine mese. Le risorse non ci sono. Dovevano uscire fuori dal taglio degli incentivi per le imprese ma Confindustria ha alzato le barricate e Meloni ha alzato le mani. Taglio cancellato, fondi per il taglietto delle accise pure. Alla fine quei soldi oggi in un modo o nell’altro usciranno fuori. Il problema è che il provvedimento non basta ad attenuare la mazzata dei rincari e ancora meno basterà nel prossimo futuro. Una premier che il 9 aprile si presenterà all’insegna dell’immobilismo per quanto riguarda il governo non può però permettersi di non avere neppure qualcosa da annunciare per ammortizzare i rincari, ai quali si aggiungerà presto, come avverte la stessa Bankitalia, l’inevitabile ripresa dell’inflazione. Sono tanti gli amici che hanno fatto danno alla premier. Ma nessuno si avvicina al livello terremotante di quello americano, Donald Trump.