I casi a confronto
La Corte dell’Aja deferisce l’Italia per la fuga di Almasri, ma qui fa scandalo l’amante di Piantedosi: è la morale dei beghini
La storia incredibile di ministri che combinano disastri senza suscitare scandalo ma poi finiscono sulla graticola perché sospettati di atti impuri
Politica - di Piero Sansonetti
L’altra sera una motovedetta della Guardia Costiera italiana ha sbarcato sul molo di Lampedusa i corpi di 19 persone, morte di freddo nelle ore precedenti su un gommone di profughi alla deriva nel Mediterraneo Centrale. I soccorsi erano arrivati in ritardo. Sea Watch, ieri, con una dichiarazione della sua portavoce Giorgia Linardi, ha spiegato bene perché e come quelle 19 vite si potevano salvare. Sarebbe bastato non avere scacciato dal Mediterraneo decine di navi di soccorso, gestite dalle Ong, con leggi scriteriate che mettono la propaganda politica sopra al rispetto della vita umana e del diritto internazionale.
Ci sono dei colpevoli? Sì, il governo. In particolare il ministro dell’Interno. Che si chiama Piantedosi. Ieri la Corte penale dell’Aja ha deferito il governo italiano per mancata collaborazione nell’arresto del generale libico Almasri, responsabile di decine di omicidi di migranti e ricercato dall’Aja per crimini contro l’umanità, stupri, omicidi e torture. La polizia italiana lo aveva arrestato, ma poche ore dopo l’arresto il governo trovò uno stratagemma per liberarlo e poi accompagnarlo su un aereo di stato in Libia, al sicuro. Si tratta di un delitto del quale i principali responsabili sono due ministri: Carlo Nordio, Giustizia, e Matteo Piantedosi, Interno. La magistratura italiana tentò di mandarli a giudizio, ma la maggioranza parlamentare di centrodestra riuscì a salvarli grazie all’immunità ministeriale. Chi rischia il processo ora è la sola dottoressa Giusi Bartolozzi, che da un po’ di tempo è stata prescelta come capro espiatorio di ogni male. Voi, immagino, direte: ma perché, se sono complici di atti così gravi, Nordio e Piantedosi non si dimettono?
Ora il ministro Piantedosi è nei guai. Ma per altro. Non per Almasri né per le stragi in mare, né per l’ostacolo ai soccorsi nel Mediterraneo, ma perché forse ha una relazione sentimentale extraconiugale. Non è un reato, secondo il codice penale (a differenza dell’ostacolo ai soccorsi e del favoreggiamento di un tagliagole) ma lo è secondo la Sharia. E così, giornali, politici, amici di governo e altri sono passati direttamente alla lapidazione. Solo i giornali di sinistra? No (anche perché i giornali di sinistra sono pochi pochi) anche i grandi giornali e persino i giornali di destra. Tutti scandalizzati. Del resto nei giorni precedenti i giornali di destra si erano scagliati contro Ilaria Salis, perché si è saputo che quando la polizia ha fatto irruzione illegalmente nella sua stanza d’albergo, giorni fa, l’ha trovata, pare, in compagnia del suo assistente. In piena notte. Scandalo, scandalo, roba da chiederle le dimissioni da deputata! È vero che in questo caso la Sharia non aiuta, perché non c’è l’adulterio. Salis non è sposata. No, no, non controllate le date. Questo articolo lo sto scrivendo proprio ora, aprile 2026. Non è un trafiletto apparso sui giornali degli anni 50. Il bigottismo italiano, soprattutto dell’establishment e della stampa, è tornato in auge ed è diventato padrone della scena politica. I ministri si dimettono solo se si scopre che hanno fatto sesso fuori dal matrimonio.
Nel 1954 la politica italiana fu sconvolta dal caso Montesi. Una ragazza romana fu trovata morta sulla battigia a Torvaianica, 30 km da Roma. Fu accusato ingiustamente il figlio di Attilio Piccioni, ministro, leader democristiano, candidato favorito alla successione di De Gasperi. Lo accusarono di avere partecipato a un’orgia insieme a quella ragazza. Lo scandalo fu guidato dal Pci (da questo stesso giornale) e dalla Dc fanfaniana. Prima che il figlio di Piccioni fosse scagionato, il padre era stato messo fuori causa. E la sua carriera politica finì lì. Qualche anno dopo arrivò la vendetta della Dc andreottiana contro il Pci. Vittima il presidente della Provincia di Roma, Giuseppe Sotgiu, accusato di “disordinata” condotta sessuale. Dimissioni e via dalla politica. Un importante esponente del Psi mi ha raccontato che dopo il caso Sotgiu i capi di tutti i partiti si riunirono e giurarono che non avrebbero più usato gli scandali sessuali per la lotta politica. Il patto funzionò per molti anni. Fino al caso Ruby. Ora di quel patto non c’è più nulla. È tornata la morale dei beghini. Se determini una strage in mare sei moralmente inattaccabile. Ma se salta fuori l’esistenza di un’amante…