L'annuncio del tycoon

Cosa succede se gli Usa escono dalla Nato: il futuro dell’alleanza atlantica in bilico

Il presidente americano furioso con gli alleati. Poi se la prende con Starmer e insinua che la flotta britannica sia in disfacimento

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

2 Aprile 2026 alle 14:30

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AP Photo/Alex Brandon, Pool
AP Photo/Alex Brandon, Pool

C’è chi si fa il suo Board privato. Chi la sua coalizione dei volenterosi di Hormuz. Le alleanze a geometria variabile. Che affossano quelle che restano in vita sulla carta. Sempre più straccia. Come il futuro della Nato. Un futuro che appare segnato. Donald Trump sta considerando seriamente il ritiro degli Usa dalla Nato: lo ha detto lo stesso presidente statunitense in un’intervista al Telegraph, definendo l’Alleanza “una tigre di carta”.

Tigre di carta. Chissà se qualcuno dei suoi collaboratori ha informato The Donald che quell’espressione, riguardante l’imperialismo, era stata coniata da Mao Tse Tung, presidente del Partito Comunista Cinese dal 1943 fino alla sua morte (9 settembre 1976). Quando si dice le rivincite della Storia. “Non sono mai stato convinto dalla Nato. Ho sempre saputo che era una tigre di carta, e anche Vladimir Putin lo sa, tra l’altro”, ha sostenuto Trump rispondendo alla domanda del Telegraph se avrebbe riconsiderato l’appartenenza degli Usa all’Alleanza atlantica dopo il conflitto in corso con l’Iran. Il tycoon ha parlato anche della riluttanza di altri membri della Nato rispetto all’eventualità di intervenire per garantire la riapertura dello Stretto di Hormuz, sostanzialmente chiuso nell’ultimo mese e cruciale per il trasporto del petrolio estratto nell’area del Golfo.  “Oltre a non esserci stati, è stato davvero difficile da credere. E non è che abbia fatto una grande campagna di persuasione. Ho solo detto: ‘Ehi’, non ho insistito troppo. Penso solo che dovrebbe essere automatico”, ha commentato il tycoon, ricordando che gli Usa sono “stati automaticamente presenti” per questioni come quella ucraina. “L’Ucraina non era un nostro problema. Era un test, e noi ci siamo stati per loro, e ci saremmo sempre stati. Ma loro non ci sono stati per noi”, ha aggiunto in riferimento ai Paesi alleati.

Le parole del presidente al Telegraph fanno seguito alle dichiarazioni del segretario di Stato Marco Rubio, secondo cui gli Stati Uniti potrebbero riconsiderare il rapporto con la Nato una volta terminata la guerra contro l’Iran. “Credo non ci siano dubbi, purtroppo, che una volta concluso questo conflitto dovremo riesaminare il valore della Nato e di quest’Alleanza per il nostro Paese”, ha affermato Rubio durante un’intervista a Fox News. “Questa è una decisione che spetta al Presidente, e sarà lui a doverla prendere”. Secondo Rubio “Se siamo arrivati al punto in cui la Nato ci impedisce di usare basi per difendere gli interessi americani, allora è una strada a senso unico che si riduce semplicemente ad avere truppe in Europa per difendere l’Europa – ha argomentato Rubio – ma se quando abbiamo bisogno che ci permettano di usare le loro basi militari, la risposta è no, allora perché siamo nella Nato? Bisogna porsi questa domanda”, conclude.” È difficile continuare a farne parte”. Si direbbe che c’è un attacco esplicito a Francia e Spagna ma ora anche all’Italia. Trump si è detto «contento» delle dichiarazioni di Rubio.

Alla Nato al momento vige una parola d’ordine: “Mantenere la calma”. È quanto confidano fonti alleate interpellate dall’Ansa. Trump non è infatti nuovo a quelle che vengono definite “provocazioni” e, in un certo senso, la Nato ha sviluppato in questi ultimi mesi una sorta di tolleranza alle dichiarazioni forti. L’attitudine è di guardare ai fatti e, si sottolinea, sia l’opinione pubblica americana sia il congresso sono, in maggioranza, “favorevoli” all’alleanza transatlantica. Nervi saldi, dunque. Ma fino a quando reggeranno alle intemerate del capo della Casa Bianca? Trump ha ribadito all’agenzia Reuters di star «assolutamente» valutando la possibilità di ritirare gli Stati Uniti dalla Nato, e nel suo discorso alla nazione di ieri notte, alle 3 italiane, esprimerà il proprio «disgusto» nei confronti dell’Alleanza. Trump ha anche aggiunto: «Il materiale nucleare iraniano non ci interessa, lo osserveremo dai satelliti. L’Iran non avrà un’arma nucleare e nemmeno vuole averla». Il presidente Usa ha dichiarato che Washington intende concludere rapidamente il proprio coinvolgimento militare in Iran, pur lasciando aperta la possibilità di nuovi “spot hits” (“interventi mirati”). «Non posso dirvi esattamente quando… ma ce ne andremo presto», ha detto a Reuters. Trump ha ribadito che l’azione militare statunitense ha già raggiunto l’obiettivo principale: «Non avranno un’arma nucleare perché ora ne sono incapaci, e poi me ne andrò, porterò via tutti, e se sarà necessario torneremo per colpire in modo mirato».

Nell’intervista al Telegraph, il tycoon ha anche criticato aspramente la Gran Bretagna e il premier Keir Starmer rimproverandolo per essersi rifiutato di intervenire nella guerra israelo-americana contro l’Iran e insinuando che la Royal Navy non fosse all’altezza del compito. “Non avete nemmeno una marina. Siete troppo vecchi e avevate portaerei che non funzionano”. Interrogato sulla possibilità che il primo ministro debba spendere di più per la difesa, Trump ha aggiunto: “Non ho intenzione di dirgli cosa fare. Può fare quello che vuole. Non importa. Tutto ciò che Starmer vuole sono costose pale eoliche che stanno facendo schizzare alle stelle i prezzi dell’energia”. Londra risponde rilanciando. Il Regno Unito ospiterà questa settimana colloqui tra 35 Paesi per creare una coalizione internazionale volta a riaprire lo Stretto di Hormuz. Lo ha annunciato il primo ministro Keir Starmer spiegando che la riunione dei ministri degli Esteri discuterà modalità per “rendere lo Stretto accessibile e sicuro dopo la fine dei combattimenti”. Parallelamente, sono previsti incontri tra responsabili militari per valutare possibili opzioni navali.

Secondo fonti interpellate dal Financial Times, Paesi tra cui Francia, Paesi Bassi e Stati del Golfo stanno discutendo contributi militari a una possibile coalizione, inclusi scorte navali, operazioni di sminamento e sistemi di difesa contro potenziali attacchi iraniani. La coalizione non opererebbe sotto egida Nato e includerebbe anche Paesi esterni all’Alleanza. Starmer ha sottolineato che il Regno Unito sta “esplorando ogni possibile via diplomatica” per la riapertura dello stretto. Il premier ha avvertito che un’operazione internazionale potrebbe essere complessa. “Non si può dare per scontato che una de-escalation del conflitto porti automaticamente alla riapertura sicura dello Stretto di Hormuz”, ha detto aggiungendo “devo essere chiaro: non sarà facile”. Secondo fonti diplomatiche citate dal quotidiano britannico, la costruzione della coalizione è resa più difficile dalla natura eterogenea dei contributi militari offerti dai vari Paesi.

Nel florilegio di dichiarazioni, uscite social e interviste, le mosse di Trump nella guerra con l’Iran continuano a disorientare non solo alleati e mercati, ma anche il suo stesso entourage. Secondo quanto riferito ad Axios da funzionari e consiglieri dell’amministrazione, la strategia appare volutamente imprevedibile. «Non è scacchi in 3D, ma a 12 dimensioni – ha spiegato un funzionario – si contraddice continuamente, quindi nessuno sa cosa stia pensando. È fatto apposta». «Non vuole inviare truppe sul campo – ha affermato un consigliere – e quando non vuole fare qualcosa, fa di tutto per evitarla. Ovviamente, è proprio allora che diventa impossibile prevederlo». Secondo alcuni funzionari, se la scadenza del 6 aprile dovesse essere superata senza un accordo, Trump potrebbe allora decidere di sferrare un «colpo finale» con pesanti bombardamenti su infrastrutture e siti nucleari iraniani, per poi ritirarsi. Nel frattempo, emergono divergenze con i partner mediorientali. «I sauditi parlano come Mark Levin – ha riferito un consigliere – vogliono che gli Stati Uniti finiscano subito il lavoro cancellando l’Iran dalla mappa. Noi non lo vogliamo».

Dalle minacce alle rivelazioni. Fa tutto lui. “ Il nuovo presidente del regime iraniano; molto meno radicalizzato e assai più intelligente dei suoi predecessori; ha appena chiesto agli Stati Uniti un cessate il fuoco!”, scrive Trump su Truth senza precisare chi sia il nuovo leader dell’Iran. “Prenderemo la cosa in considerazione quando lo Stretto di Hormuz sarà aperto, libero e sgombro. Fino ad allora, ridurremo l’Iran in macerie o, come si suol dire, lo riporteremo all’Età della Pietra!!”, Secondo quanto riportato dalla televisione di Stato iraniana, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha definito falsa e infondata l’affermazione del presidente degli Stati Uniti sulla richiesta di un cessate il fuoco da parte di Teheran.

2 Aprile 2026

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