Le nuove accuse
Alex Schawzer positivo al doping per la terza volta, il marciatore italiano sospeso dalla Nada: “Innocente, ma non mi difenderò”
Alex Schwazer ci è ricascato? Il marciatore italiano, oro olimpico ai Giochi di Pechino 2008 nella 50 chilometri, è risultato positivo ad un controllo antidoping per la terza volta in carriera all’età di 41 anni. A dare la notizia lunedì mattina è stata la NADA, l’Agenzia Nazionale Antidoping della Germania, che ha reso noto di aver iniziato un procedimento contro l’atleta bolzanino risultato positivo all’Epo, come era già accaduto nel 2012 alla vigilia delle Olimpiadi di Londra, dopo i controlli post-gara avvenuti lo scorso 27 aprile ai campionati tedeschi di marcia sulla distanza della maratona a Kelsterbach, dove Schwazer aveva trionfato facendo segnare il nuovo record italiano correndo in 3h01’55”.
Nel suo comunicato la NADA ha riferito di aver trovate tracce di eritropoietina, l’Epo, “sia nei campioni di urina sia in quelli di sangue”. Schwazer è stato sospeso temporaneamente e la documentazione è stata trasmessa alla magistratura ordinaria perché in Germania, come in Italia, il doping è reato e prevede pene pesanti. Una tripla positività al doping, con Schwazer che era tornato all’attività agonistica nel luglio 2024 dopo aver scontato otto anni di squalifica, avrebbe come conseguenza una ovvia radiazione per il marciatore italiano.
In passato Schwazer ha sempre sostenuto di essere stato vittima di un complotto internazionale, in particolare per la seconda positività agli steroidi nel 2016, un caso che ha diviso l’opinione pubblica fino a diventare anche un docufilm su Netflix. L’atleta bolzanino in una conferenza stampa convocata per dare la sua versione dei fatti si è dichiarato innocente respingendo le accuse dell’Agenzia antidoping tedesca: “Ho ricevuto stamattina questa contestazione di positività all’eritropoietina: non ho preso nulla, sono innocente ma non mi difenderò, a 41 anni non ne ho più la forza”, le sue parole. “Ormai ho 41 anni, una bellissima famiglia, la mia vita. Un lavoro che non ha nulla a che fare con lo sport agonistico. Non voglio rimettermi in una battaglia che mi può anche sfinire completamente al livello psicologico. Non faremo più nulla, possono fare quello che vogliono, tanto lo fanno comunque. Non me ne importa nulla, perché è troppo importante la mia vita, sono troppo importante io come persona. Chiederò le controanalisi, a patto che sia controllato anche una riserva di urina che Sandro Donati (il suo allenatore, ndr) si è portato a casa. Altrimenti rinuncio, perché non ho nessuna fiducia nel sistema”, ha aggiunto in conferenza Schwazer.