Il no all'uso delle basi dal Governo

Perché quella del governo Meloni su Sigonella è una sceneggiata: l’ira di Trump e Crosetto furibondo

Le opposizioni all’attacco: “Avete opposto il rifiuto per qualche decimale di consenso”. E palazzo Chigi chiede perdono a Trump: “Noi leali e fedeli”

Politica - di David Romoli

1 Aprile 2026 alle 07:00

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Photo credits: Giuliano Del Gatto/Imagoeconomica
Photo credits: Giuliano Del Gatto/Imagoeconomica

Il paragone tra Guido Crosetto oggi e Bettino Craxi 41 anni fa è in larga misura indebito ma anche inevitabile. Li accomuna, oltre alla statura e alla stazza, una località precisa, la base di Sigonella. In quella base Craxi disse no ai soldati americani che volevano requisire il terrorista palestinese Abul Abbas e si arrivò a un passo dallo scontro a fuoco. Anche Crosetto ha detto un No secco, venerdì scorso, agli aerei americani già in volo per bombardare l’Iran.

La richiesta di adoperare la base era arrivata all’aeronautica all’ultimo momento e senza la consultazione preventiva prevista dai trattati che regolano l’uso delle basi in Italia. L’aeronautica avverte il capo di Stato maggiore dell’esercito Portolano, che si attacca al telefono e chiama in causa il ministro della Difesa. Crosetto si consulta con Meloni e non è chiaro se lo stesso ministro avverte il Quirinale un attimo prima di negare la base o subito dopo ma il particolare è rilevante sino a un certo punto: premier e ministro sanno perfettamente che il capo dello Stato non ha nulla da obiettare. Anzi.

La scelta del ministro era in larga misura obbligata. Non che i trattati non siano mai stati aggirati: nella Prima repubblica era la regola, non l’eccezione. In questo caso però Crosetto si era spinto molto avanti, assicurando che qualsiasi uso in funzione non solo logistica delle basi militari sarebbe avvenuto, eventualmente, solo previa comunicazione al Parlamento e assenso del medesimo. Non è neppure il primo no che l’Italia oppone alle richieste militari degli Usa. Guerini, quando era titolare della Difesa, aveva sbarrato la strada agli americani almeno un paio di volte. Certo, allora alla Casa Bianca c’era Joe Biden, molto meno bizzoso e fumantino di Donald Trump, ma il gesto aveva lo stesso il suo peso. Quel peso, in sé, non va esagerato. A rendere l’incidente serio, tanto da spingere palazzo Chigi a un comunicato scritto sin nelle virgole per rassicurare il presidente americano, è il fatto che sia stato reso noto, che una fonte non identificata abbia avvertito ieri mattina il Corriere della Sera, che ovviamente si è affrettato a pubblicare sul suo sito online.

Tra le righe del comunicato di Chigi si legge perfettamente la paura dell’incidente diplomatico: “L’Italia agisce nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal Governo alle Camere. Ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso, come sempre avvenuto anche in passato. Non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione”. L’Italia non è la Spagna e non vuole che Washington equivochi. Crosetto si sbraccia anche di più: “Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti Usa. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato”. Quindi si lancia in una sorta di giustificazione leguleia: “Gli accordi internazionali disciplinano e distinguono con chiarezza ciò che necessita di specifica autorizzazione del Governo (per la quale si è deciso di coinvolgere sempre il Parlamento) in assenza della quale non è possibile concedere nulla e ciò che invece è considerato autorizzato tecnicamente perché ricompreso negli accordi”.

L’opposizione approva la scelta del governo ma chiede di riferire in aula e, dopo le genuflessioni i 5S accusano il ministro di aver passato la velina salvo poi inchinarsi di nuovo al signore di Washington. È il dubbio che circola ovunque: quello che ministro e premier abbiano deciso di mostrare qualche muscolo al solo fine di recuperare un po’ della popolarità perduta. Dubbio inevitabile e tuttavia probabilmente infondato. In realtà Crosetto ieri sera era furibondo, convinto di essere vittima di un’imboscata. Sui social è osannato. Magari qualche decimale la destra ostentando la “schiena dritta” lo ha anche recuperato. Ma è una magrissima consolazione a confronto dell’ira di Trump, che potrebbe prendere a bersaglio proprio il ministro dipinto dai giornali, peraltro non a torto, come l’uomo che ha detto no agli americani. Più che l’eroe della giornata ieri sera Guido Crosetto si sentiva l’uomo nel mirino ed era convinto che ad averlo piazzato nella scomodissima posizione sia stato uno dei nemici che si è fatto non in politica ma dentro il ministero della Difesa.

1 Aprile 2026

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