La ricerca di una intesa

Iran-Usa, finito il primo round di colloqui in Svizzera: l’intesa fragile tra le sparate di Trump e i raid di Israele in Libano

Esteri - di Redazione

22 Giugno 2026 alle 13:04

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Iran-Usa, finito il primo round di colloqui in Svizzera: l’intesa fragile tra le sparate di Trump e i raid di Israele in Libano

Lievi progressi, un leggero ottimismo che fa guardare al futuro prossimo con la speranza di trovare un accordo definitivo. Al termine di 18 ore di negoziati che hanno avuto luogo al Bürgenstock Resort, sopra Lucerna, in Svizzera, è terminato lunedì il primo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran. Un vertice mediato dai diplomatici di Qatar e Pakistan che, tra non poche difficoltà e improvvisi colpi di scena, ha quantomeno permesso di arrivare al termine della giornata e di rinnovare l’impegno per nuovi meeting tra le parti. Come noto da giovedì 18 giugno è partito il periodo di 60 giorni per negoziare e raggiungere l’accordo finale tra Washington e Teheran per porre fine al conflitto scatenato il 28 febbraio scorso con i raid congiunti di Stati Uniti ed Israele contro la Repubblica Islamica, che aveva portato il regime a bloccare Stretto di Hormuz e mobilitare Hezbollah in Libano in chiave anti-israeliana.

Le parole più distensive dopo il primo round di colloqui arrivano proprio dai mediatori di Qatar e Pakistan, che hanno parlato di un clima “positivo e costruttivo” ribandendo la road map di due mesi per arrivare ad una pace “definitiva” basata sul vago memorandum d’intesa in 14 punti firmato digitalmente tra le parti il 17 giugno scorso. Due gli argomenti più divisivi di cui si è discusso a Lucerna: da una parte il programma nucleare, con Teheran che ha ammesso di aver avuto discussioni al riguardo con la controparte statunitense; dall’altra soprattutto il Libano, situazione esplosiva che ha già portato la Repubblica Islamica a minacciare una nuova chiusura di Hormuz per le violazioni del cessate il fuoco da parte di Israele nel “Paese dei cedri”.

Proprio sul Libano e su Hormuz si sono registrati i segnali più rischiosi, quando il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance in Svizzera ha dovuto “rintuzzare” le minacce via social del suo leader Donald Trump, che era tornato a promettere bombardamenti “ancora più duri” e ad avvertire che, se Hormuz verrà richiuso, “l’Iran non avrà più un Paese”. Minacce arrivate dopo la presa di posizione di Teheran, tornata ad evocare la chiusura di Hormuz a causa dei continui raid dell’IDF in Libano su ordine di Benjamin Netanyahu, il premier israeliano che Trump fa fatica a contenere.

Eppure alla fine il primo round è arrivato a conclusione tra progressi “incoraggianti” secondo il premier pakistano Shehbaz Sharif. Mi congratulo con la leadership sia degli Stati Uniti che dell’Iran per il loro costante impegno in un dialogo costruttivo e ringrazio tutti i paesi fratelli e amici per il loro prezioso sostegno nel promuovere questo storico processo”, le parole del leader pakistano. I negoziatori leader riferiranno regolarmente al Comitato di alto livello e guideranno gruppi di lavoro incentrati “su nucleare, sanzioni e un gruppo di monitoraggio e risoluzione delle controversie per garantire l’effettiva attuazione del memorandum d’intesa, nonché su altre questioni”, si legge in una dichiarazione pubblicata al termine dei colloqui.

E di “progressi significativi per porre fine alla guerra in Libano” parla anche in un post su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, definendo la creazione di un meccanismo di de-escalation per i combattimenti tra Israele ed Hezbollah in Libano come il primo ro banco di prova sugli accordi raggiunti tra le parti.

di: Redazione - 22 Giugno 2026

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