Teheran
Mojtaba Khamenei è la nuova Guida Suprema dell’Iran, è il primo bersaglio di Israele e USA: la successione ereditaria nella Repubblica Islamica
La nomina a maggioranza sembra sbilanciare il potere dalle autorità religiose a quelle militari. Figura controversa, tra repressione e legittimità religiosa. Potrebbe essere ferito
Esteri - di Antonio Lamorte
Annunciata da giorni, pur senza alcuna ufficialità, è diventata effettiva oggi la successione a Guida Suprema dell’Iran di Mojtaba Khamenei, figlio dell’ayatollah Ali Khamenei eliminato nel primo giorno di operazioni militari congiunte di Israele e Stati Uniti contro l’Iran. La nomina è stata benvenuta dalle alte cariche dello Stato iraniano. “La Cina si oppone all’ingerenza negli affari interni di altri Paesi con qualsiasi pretesto, e la sovranità, la sicurezza e l’integrità territoriale dell’Iran devono essere rispettate”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun in conferenza stampa.
Perché Mojtaba Khamenei è già diventato il principale obiettivo di Israele e Stati Uniti. Che non si è ancora visto in pubblico dopo la nomina. I media iraniani nella notte hanno alluso che alla possibilità che sia rimasto ferito nell’attacco che ha eliminato il padre, la madre e altri familiari. Secondo Fox News, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump non sarebbe “contento” della successione. Aveva anche prefigurato di scegliere lui stesso la Guida Suprema. L’annuncio è arrivato tramite un comunicato dell’Assemblea degli Esperti, l’organo composto da 88 religiosi incaricato di eleggere la Guida Suprema, la carica che rappresenta il capo politico, religioso e militare del Paese.
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Mojtaba Khamenei è il secondo figlio dell’ex Guida Suprema, ha 56 anni, nominato ayatollah nel 2022. La sua figura era diventata progressivamente sempre più influente negli ultimi anni soprattutto per arrivare a interloquire con il padre. Mojtaba vuol dire “prescelto”, una nomina che segnala una continuità con l’assetto del regime ma che mette in un certo senso in crisi la natura dello stesso. Sarà il terzo a ricoprire il ruolo dalla nascita della Repubblica Islamica nel 1979, dopo il padre e l’ayatollah Ruhollah Khomeini. Non è chiaro perché l’ufficialità della nomina sia arrivata diversi giorni dopo i primi annunci.
Mojtaba Khamenei nato nella città santa di Mashhad, ha combattuto come soldato nella guerra con l’Iraq esplosa subito dopo la Rivoluzione e durata fino al 1988. È stato accusato della repressione delle proteste di piazza esplose nel 2009 note come “Onda Verde” e di essersi arricchiato personalmente, di essere entrato in possesso di proprietà all’estero. Considerata controversa e insufficiente anche la sua legittimità teologica per guidare la Repubblica Islamica. Può vantare rapporti molto solidi con i Guardiani della Rivoluzione e con le milizie basij. Non si è mai candidato a ruoli elettivi ed è sempre apparso poco in pubblico.
La nomina, secondo il comunicato dell’Assemblea, è avvenuta a maggioranza. Apre tuttavia una questione non di poco conto, in quanto l’ereditarietà di questa nomina mette in discussione tutto il meccanismo elettivo, seppur stringente, della Repubblica Islamica che in questo passaggio sembrerebbe essersi sbilanciato dalla parte dei Pasdaran a scapito delle autorità religiose. Sui social hanno preso a circolare le reazioni alla nomina da parte degli iraniani, spesso contrastanti e al momento difficili da verificare: in uno di questi si vedono dei palazzi illuminati di notte e si sentono delle voci che gridano “morte a Mojtaba”.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che “tale scelta contribuirà a rafforzare la solidarietà nazionale contro i complotti del nemico e contribuirà a risolvere i problemi attuali”. Con la nuova leadership, “si aprirà un orizzonte per l’indipendenza, lo sviluppo e la dignità internazionale del Paese”, ha affermato citato dall’Irna. In un messaggio separato, il capo della magistratura Gholamhossein Ejei ha definito la scelta “fonte di gioia e speranza”. Il Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, Ali Larijani, ha sostenuto il nuovo leader, affermando che la sua scelta è avvenuta in “un processo trasparente e legale”.