La guerra contro l'Iran
La Chiesa Usa contro Trump: “Basta violenze e distruzioni”
Coakley, presidente dei vescovi americani: “Si torni a pensare al bene dei popoli, stop alla spirale di orrore". In rivolta anche i preti in Medioriente
Esteri - di Fabrizio Mastrofini
Quantomeno tiepidi i vescovi Usa rispetto all’azione militare di Trump contro l’Iran. In una dichiarazione del Primo marzo, l’arcivescovo Paul Coakley di Oklahoma City, presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, ha avvertito che “il crescente conflitto rischia di trasformarsi in una guerra regionale più ampia”. Terminologia decisamente diversa rispetto a Leone XIV che nell’Angelus di quello stesso giorno aveva parlato di “abisso irreparabile” se non si ferma la violenza. Il presidente dei vescovi Usa ha scritto: “la diplomazia riacquisti il suo ruolo legittimo”. “Chiediamo di porre fine alla spirale di violenza e di tornare a un impegno diplomatico multilaterale che miri a sostenere il ‘benessere dei popoli, che anelano a un’esistenza pacifica fondata sulla giustizia” e pertanto “tutte le nazioni, gli organismi internazionali e i partner impegnati per la pace devono compiere ogni sforzo per impedire un’ulteriore escalation”.
Descrivendo il momento attuale come “critico”, Coakley ha invitato “i cattolici e tutte le persone di buona volontà a continuare a pregare con fervore per la pace in Medio Oriente, per la sicurezza delle nostre truppe e degli innocenti, affinché i leader cerchino il dialogo anziché la distruzione e perseguano il bene comune anziché la tragedia della guerra”. Molto più avanti si dimostra una parte della “base” dei sacerdoti e delle organizzazioni cattoliche impegnate nell’assistenza e aiuto alle chiese del Medio Oriente. Mentre i conservatori cattolici sostenitori di Trump plaudono all’uso della violenza, Peter Vaccari, sacerdote cattolico, presidente della Catholic Near East Welfare Association e della Pontifical Mission for Palestine, ha detto: “si torni al dialogo, alla diplomazia, alla giustizia e alla pace”. In una dichiarazione a “Osv News”, Vaccari ha confermato di essere in contatto con i direttori regionali delle due organizzazioni a Gerusalemme, Beirut e Amman. Ha descritto il lavoro che si svolge sul posto come “grande ed eroico” e “straordinaria testimonianza”. “I nostri gruppi locali in tutta la regione lavorano a lungo per le chiese e le persone che ci impegniamo a servire. Le loro vite e i loro impegni sono la traduzione vivente della domanda evangelica: ‘Chi è il mio prossimo?’, perché sono lì per tutti!”.
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L’arcivescovo Samuel Aquila di Denver, ha espresso “profondo dolore e grave preoccupazione per questa pericolosa escalation di violenza”. “Mentre la Chiesa riconosce che le nazioni hanno il diritto alla legittima autodifesa secondo le rigide condizioni morali articolate nella tradizione della guerra giusta, essa insiste anche sul fatto che l’uso della forza deve sempre essere l’ultima risorsa, guidata dalla moderazione morale, dalla proporzionalità e da un sincero impegno a proteggere la vita innocente”, ha scritto Aquila, citando il Catechismo della Chiesa Cattolica. Ha aggiunto: “Qualsiasi azione che metta in pericolo i civili o alimenti una più ampia instabilità regionale deve pesare pesantemente sulla coscienza dei leader e dei decisori. La dignità della vita umana deve sempre venire prima di tutto!”. A differenza dall’Italia, i media cattolici Usa riportano anche dichiarazioni dei vescovi e arcivescovi del Medio Oriente.
L’arcivescovo caldeo cattolico Bashar Warda di Irbil, in Iraq, in un messaggio ripreso da “Ovs News” ha ricordato “gli anni di violenza, sfollamenti e bombardamenti che hanno sconvolto l’Iraq dopo il 2003”, riferendosi all’invasione dell’Iraq guidata dagli Stati Uniti. “Questi non sono capitoli di un libro per noi. Sono ricordi che portiamo ancora. Sappiamo che suono hanno le sirene nel cuore della notte. Sappiamo cosa signifi ca per un bambino addormentarsi spaventato. Conosciamo il silenzio delle strade deserte, la paura negli occhi di una madre, il dolore delle famiglie che lasciano le loro case senza sapere se torneranno mai più”. “La forza non si dimostra attraverso la distruzione. La vera forza si dimostra proteggendo la vita. La pace non è uno slogan politico. È una necessità umana”.