Il post-referendum
A Meloni sfugge che la Carta non è il passato ma il futuro…
Ripartire dalla vittoria del No per cominciare ad applicare la Costituzione, dal lavoro ai diritti
Politica - di Alfiero Grandi
La vittoria del No nel referendum è destinata a produrre altri effetti se seguirà un’iniziativa conseguente e coerente con il sentire che ha portato persone, associazioni, orientamenti diversi a convergere sull’obiettivo di bocciare la legge Meloni/Nordio per ciò che c’era scritto, per ciò che rappresentava, per la Costituzione. Sembra esserci una sottovalutazione delle ragioni che hanno portato a votare per il No 2 milioni in più dei partecipanti ai referendum abrogativi promossi dalla Cgil nel 2025. Molti che prima si astenevano hanno condiviso il No, hanno capito che questa volta il voto era diretto, senza possibilità di fraintendimento.
La maggioranza dei giovani, non solo dei nuovi elettori, e dei loro nonni ha votato No. Ha votato No la grande maggioranza dell’Italia, pur senza sottovalutare le 3 regioni in cui ha vinto il Sì. Nel Mezzogiorno il No è andato a votare in massa mentre chi avrebbe dovuto votare Sì non ha aderito all’appello di Giorgia Meloni perché il Sud si è sentito tradito. Basta pensare alle forzature di Calderoli sull’autonomia regionale differenziata, che la Corte costituzionale ha provato a fermare ma non è detto ci sia riuscita, visto che le trame continuano per aggirare le sentenze della Consulta, fino alla scena disgustosa e antinazionale dei Presidenti di regione di Lombardia e Veneto che hanno già fatto i conti dei milioni in più che avrebbero a disposizione se i 4 accordi andassero in porto. Mentre verso il Mezzogiorno non ci sono iniziative per fermare l’esodo dei giovani e tanto meno per risolvere crisi strutturali di valore nazionale ed europeo come l’ex Ilva, il cui impasse sta lasciando liberi i concorrenti di prendersi la sua quota del mercato dell’acciaio. Questo risultato elettorale ha dato una forza rinnovata alla Costituzione dimostrando che non è solo un bel ricordo del passato, della liberazione dal nazifascismo in particolare, ma una garanzia democratica avanzata originale, che è stata studiata nel mondo da altri paesi che dovevano costruire ex novo le loro regole democratiche.
La difesa della Costituzione è stata centrale negli argomenti della campagna elettorale. La destra puntava a farne quasi un fatto tecnico, il No ha chiarito che il governo (perché è il governo che tentato di imporre la legge Meloni/Nordio) voleva dopo l’annichilimento del parlamento ottenere anche la subalternità dei magistrati, per questo li voleva divisi tra giudici e Pm, senza più il diritto di scegliersi i propri rappresentanti nel Csm, spogliati della funzione di giudicare e sanzionare il comportamento dei magistrati. Come ha detto Nordio, voce dal sen sfuggita: chi controlla i magistrati? Perché questa è l’ossessione della destra al potere, controllare tutto ed evitare i controlli, i contrappesi, tutto quanto viene immaginato come impaccio da chi si sente investito direttamente dal popolo, dimenticando che in realtà nemmeno questo è vero visto che il 15 % di premio di maggioranza, regalato dalla legge elettorale in vigore, ha moltiplicato nel 2022 il 44% dei voti sul 65% dei votanti. Pochino per sentirsi investiti dal popolo. La Costituzione è stata il collante e la bandiera, così i diversi hanno coesistito, ciascuno con le sue motivazioni ma uniti sull’obiettivo Costituzione. È una novità politica formidabile con buona pace di chi la considerava ormai un ferro vecchio e si è candidato a riscriverla, ignorando la temperie pressoché irripetibile in cui è nata. Quando è stata riscritta la Costituzione raramente ha mantenuto la chiarezza, la comprensibilità, il vigore originale. Vorrà pur dire qualcosa se Calderoli si è agganciato al nuovo titolo V scritto nel 2001 per tentare di stravolgere con un federalismo competitivo l’unità nazionale.
Ora la vittoria del No pretende risposte chiare, l’alternativa politica alla destra nella prossima legislatura deve impegnarsi a non cambiare la Costituzione, potrebbe esserci un’unica ragione meritevole ed è chiarire che se il parlamento approvasse in futuro una legge elettorale non proporzionale (speriamo di no ma potrebbe accadere) in proporzione debbono salire le soglie di garanzia previste nella Costituzione: per il referendum costituzionale, per il presidente della Repubblica, ecc. Come avevano proposto i comitati Dossetti. Avevano ragione. La contingenza politica può cadere nella tentazione di minare l’edificio costituzionale. Questa è l’unica garanzia veramente necessaria, ma si potrebbe forse ovviare premettendo a qualunque legge elettorale l’impegno politico ad agire come se ci fosse quella norma costituzionale, con una clausola di dissolvenza. Clausola già usata nella legislazione, su formulazione dell’avvocato generale dello Stato Antonino Freni. Anzi la prossima legislatura deve trarre profitto dalla Costituzione, facendone discendere le conseguenze, attuandola, dal lavoro in cui i casi Glovo e Deliveroo sono diffusi sotto altre spoglie, alla sanità, alla casa, all’istruzione, all’energia rinnovabile, alla prevenzione dei disastri ambientali, ecc. La Costituzione è valori e principi, da questi non è difficile arrivare ad un programma di legislatura che ad esempio riparta dall’articolo 11: l’Italia ripudia la guerra. Occorre che il movimento referendario con le sue diversità, che sono una ricchezza, prosegua la difesa e l’impegno per attuare la Costituzione, troviamo le forme e i modi ma questo è fondamentale anche per i partiti. Per costruire l’alternativa politica, per chiudere l’epoca del revisionismo facilone e aprire quella dell’attuazione dei principi della Costituzione.