L'allarme di Uzi Baram

Uzi Baram: “Un errore ammazzare Khamenei”, l’allarme del braccio destro di Yitzhak Rabin

La guerra contro l’Iran è giustificata”, scrive Baram su Haaretz, “ma un paese che guarda al proprio futuro non elimina il leader religioso degli sciiti. Uno Stato ebraico che agisce con saggezza non unisce il mondo musulmano contro di sé"

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

4 Marzo 2026 alle 15:30

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AP Photo/Mukhtar Khan Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain
AP Photo/Mukhtar Khan Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Uzi Baram è memoria storica d’Israele. Per il suo alto profilo politico e per essere stato testimone diretto e partecipe di alcuni momenti che hanno fatto la storia d’Israele. Baram, che fu tra i più stretti collaboratori e amico fidato di Yitzhak Rabin, non è uso a interviste o ad uscite pubbliche. Non è un malato di esposizione mediatica. Quando rompe il suo tradizionale riserbo è perché qualcosa di estremamente grave sta accadendo: la guerra all’Iran.

Scrive Baram su Haaretz: “Ho sentito per la prima volta il nome Ali Khamenei in occasione di un evento che si è svolto fuori da Israele. Nel 1994 sono stato inviato dal governo Rabin per sostenere il morale della comunità ebraica di Buenos Aires, in Argentina. Un terrorista libanese aveva appena ucciso 85 persone in un attentato avvenuto nell’edificio che ospitava il loro centro comunitario. Durante quella visita ho incontrato l’allora presidente argentino Carlos Menem. Egli espresse il suo cordoglio per l’incidente, ma non osò guardarmi negli occhi. Ero convinto che sapesse molto di quel vile attentato. E poi, mentre lasciavo l’incontro, un membro della delegazione statunitense che era anch’essa in attesa di incontrare Menem mi si avvicinò. Mi disse: ‘Crediamo che si sia trattato di un’operazione congiunta di Ali Khamenei e Carlos Menem’. Khamenei era già il leader spirituale dell’Iran in quegli anni, avendo sostituito il leader defunto Ayatollah Khomeini nel 1989. Era infatti la massima autorità politica e il leader religioso degli sciiti di tutto il mondo”.

Sull’attualità più stretta, Baram ha una visione molto chiara e netta: “La guerra in Iran è giustificata. Ci siamo imbattuti in un’occasione rara: un presidente americano estroverso e superficiale che ci dà il suo appoggio per un’operazione militare. Non sono così ingenuo da pensare che questa guerra non abbia alcun legame con le imminenti elezioni in Israele. Ovviamente ce n’è uno, dato che gli elettori israeliani giudicano i loro rappresentanti eletti utilizzando un metro di misura militare-politico. In effetti, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha condotto una dura campagna militare e potrebbe trarne vantaggi politici. Eppure, fondamentalmente, la guerra contro l’Iran è giustificata. Non così per quanto riguarda l’assassinio di Khamenei. Si è trattato di un grave errore, basato su un ragionamento errato. Un Paese che guarda al proprio futuro non elimina il leader religioso degli sciiti, che costituiscono il 15% dei musulmani nel mondo. Uno Stato ebraico che agisce con saggezza non unisce il mondo musulmano contro di sé. Israele non avrebbe dovuto assassinare un importante leader religioso, anche se era la testa del serpente. E se lo avete già eliminato, non potreste contenervi? Perché i leader israeliani, compreso Netanyahu, devono gongolare apertamente per aver decimato in un colpo solo le figure di spicco del regime iraniano, compreso Khamenei?”.

Da qui nasce la sua conclusione allarmata. Annota Baram: “Sembra che tendiamo a dimenticare il nostro posto in questa regione. Siamo un piccolo Stato ebraico nel cuore del Medio Oriente arabo. Non potremo sempre basare la nostra sicurezza sulla spada. Non avremo sempre il presidente degli Stati Uniti al nostro fianco. David Ben-Gurion una volta disse che la forza di Israele si basa sulla forza di deterrenza dell’esercito e sul nostro status internazionale. Questo status è instabile da anni. In ogni operazione che intraprendiamo, dobbiamo tenere conto del fatto che non controlliamo la direzione che prenderà la guerra in Iran. In Iran esiste una corrente riformista che si oppone al governo degli ayatollah, ma esiste anche una corrente musulmana che ha seguito ciecamente la persona che ha portato alla rovina il loro Paese. Né controlliamo ciò che accade negli Stati Uniti. Si può supporre che la crescente erosione del sostegno a Trump e la rottura totale tra Israele e il Partito Democratico avranno un impatto sulle prossime fasi della guerra e sul modo in cui si concluderà. Israele avrebbe dovuto tenere conto di tutte queste variabili. Khamenei non era Ismail Haniyeh, leader di Hamas, in termini di status. Anche nel bel mezzo di una campagna sanguinosa, si dovrebbe agire in modo razionale e giudizioso. Non dovremmo limitarci a sottolineare i risultati raggiunti. L’Israele che guida la campagna nei cieli dell’Iran non dovrebbe essere un Israele orgoglioso dell’eliminazione diretta del leader degli sciiti mondiali”. Così Uzi Baram. Un grande saggio d’Israele.

4 Marzo 2026

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