40 anni fa l'assassinio dello statista progressista svedese
Olof Palme, il riformista rivoluzionario ucciso in un attentato: “Politica è voler cambiare la società, non amministrare l’esistente”
Sotto la sua guida la Svezia si dotò di un welfare dalla culla alla tomba, come mai se n’erano visti prima. L’economia fu messa al servizio dello Stato. Un trionfo che l’era Reagan-Thatcher spazzò via
Esteri - di David Romoli
Nelle sedi dei partiti di centrosinistra, in particolare in quelle delle segreterie nazionali, dovrebbe campeggiare come monito perenne una delle frasi celebri del ministro di Stato, come si definisce in Svezia il presidente del Consiglio, Olof Palme: “Politica è voler cambiare la società, non amministrare l’esistente”. Premier dal 1969 al 1976 e poi di nuovo dal 1982 al 28 febbraio 1986, quando fu ammazzato con due colpi di rivoltella alla schiena mentre tornava con la moglie a casa nel pieno centro di Stoccolma, Palme non si rassegnò mai a una politica ridotta ad amministrazione dell’esistente. Provò a cambiarle e ci riuscì, uno dei protagonisti assoluti, probabilmente il più radicale, della grande stagione delle socialdemocrazie europee.
Si definiva “progressista” ma molti lo identificavano invece con una indicazione meno vaga e più precisa: “riformista rivoluzionario”. Forse in nessun altro caso nazionale la nota formula “Dalla culla alla tomba” è tanto aderente alla realtà quanto a proposito del Welfare svedese costruito in larga misura proprio da Palme, prima come capo di gabinetto del capo del governo Tage Erlander e ministro a partire dal 1962, a 35 anni, poi come primo ministro. Dai centri di assistenza per l’infanzia alla riforma sanitaria più avanzata del mondo, dall’aumento delle pensioni di anzianità all’allargamento ampio dell’accesso a quelle di invalidità, dall’intervento drastico sui congedi parentali a una politica abitativa che garantiva facilitazioni a tutte le fasce più disagiate i governi Palme non persero di vista nessun aspetto e nessuna fase della vita della popolazione. In politica interna la stella polare di Palme si può identificare con una formula che nei decenni seguenti è stata tanto spesso invocata quanto raramente perseguita anche dai governi di sinistra in Occidente; “Redistribuzione del reddito”. Passava per un sistema fiscale che arrivò a una pressione del 64% anche per i lavoratori di medio livello ma assolutamente proporzionale e progressiva per quelli alti e altissimi. È signifi cativo che, a fronte di un Welfare così esteso ed efficiente, i livelli di evasione e corruzione rimasero comunque molto bassi.
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Lo Stato socialdemocratico immaginato da Palme prendeva ma restituiva. L’intervento dello Stato in economia era massiccio, con circa metà dell’economia nazionale sotto controllo statale. Tuttavia la strategia del leader svedese non prevedeva statalizzazione forzata delle aziende. “Il capitalismo è una pecora che va periodicamente tosata ma non ammazzata”, sosteneva. Il progetto molto ambizioso che perseguì, senza mai riuscire a completarlo, in tutte e due le fasi di governo, si basava su un Piano elaborato dall’economista svedese Rudolf Meidner: prevedeva il graduale trasferimento di quote del capitale azionario a fondi gestiti dal sindacato. Palme fu un pioniere del non allineamento anche di Paesi assolutamente interni al blocco occidentale. Le sue critiche contro la guerra americana in Vietnam erano continue e taglienti: “Neutralità non significa silenzio di fronte all’ingiustizia”. Non rimase in silenzio e neppure immobile: per i disertori americani, nei primi anni 70, la Svezia diventò un rifugio sicuro. Fu altrettanto e anche più duro nei confronti del regime razzista sudafricano e, anche se le circostanze della sua morte non sono mai state chiarite il sospetto che dietro l’attentato ci fosse una regia sudafricana è ancora universalmente diffuso, suffragato da un indagine condotta dallo scrittore e giornalista Stieg Larsson, l’autore di Uomini che odiano le donne, e consegnata alla polizia dallo scrittore poco prima di morire per cause naturali nel 2004.
Negli anni 80 la Svezia di Olof Palme fu uno dei Paesi più attivi nel contrastare i rischi di guerra nucleare conseguenti alla ripresa della guerra fredda e la neutralità svedese andava intesa non come una sorta di farsi da parte ma come intervento attivo, sia pure per sottrazione, contro la politica dei blocchi. In compenso il primo ministro svedese era forte sostenitore del nucleare civile, non per disinteresse nei confronti delle politiche verdi ma al contrario per ecologismo. Riteneva che fosse la fonte di energia disponibile più pulita e che dunque la si dovesse adottare, magari solo come fase di transizione.
Palme cavalcava un’onda europea: la sua politica sarebbe stata se non impossibile comunque molto più difficile senza la Ostpolitik di Willy Brandt in Germania e le politiche sociali di Bruno Kreisky, simili a quelle svedesi, in Austria. Negli anni 80, al tempo del suo secondo mandato, le socialdemocrazie europee si affermarono in Francia con la presidenza Mitterrand, in Spagna con Felipe Gonzales e in Grecia con Papandreou. Il leader svedese era stato sconfitto nel 1976 soprattutto per l’impennata dell’inflazione. Tornato al governo nel 1982 aveva trovato una situazione molto più difficile, segnata sul piano interno dal rallentamento dell’economia e su quello internazionale dall’avanzata di un modello opposto a quello delle socialdemocrazie europee, il neoliberismo cavalcato in Uk da Margaret Thatcher e negli Usa da Reagan.
Sul fronte economico il primo ministro tentò la carta della “parità dei sacrifici”, con una politica di moderazione salariale alla quale affiancò l’aumento della tassazione sulle fasce alte e un ulteriore ampliamento del Welfare. Su quello internazionale il fronte delle socialdemocrazie europee, pur con crescenti difficoltà, provò a configurarsi come sola alternativa all’ondata neoliberista e fu sostanzialmente sconfitto. Anche per questo l’omicidio di Olof Palme, del quale nonostante le indagini siano proseguite per decenni non sono stati individuati con certezza né gli esecutori né gli eventuali mandanti, fu avvertito subito come il tramonto di un’epoca e di una speranza. La notte che ne è seguita è stata più fonda di quanto si potesse temere in quel 1986: la politica della sinistra è diventata da allora sempre più amministrazione dell’esistente, sempre meno tentativo reale di modificare la società.