Il via libera alla Camera

Decreto Ucraina: Vannacci gela Meloni e vota la fiducia al governo, ma la destra non brinda

I tre soldati dell’ex generale votano contro le armi ma rinnovano la fiducia al governo. Ma per Salvini, avere in casa il nemico è un grosso guaio

Politica - di David Romoli

12 Febbraio 2026 alle 07:00

Condividi l'articolo

Decreto Ucraina: Vannacci gela Meloni e vota la fiducia al governo, ma la destra non brinda

Vannacci non ha fatto a Giorgia Meloni il regalo che la premier si aspettava. I deputati della neonata formazione Futuro Nazionale, cioè i due leghisti che hanno seguito il generale – Sasso e Ziello – più l’espulso da FdI Pozzolo, hanno votato contro il decreto sulle armi all’Ucraina ma hanno anche votato la fiducia al governo, passata con 207 sì contro 119 no. “Siamo un partito di destra e sappiamo dove collocarci”, ha detto Ziello confermando così che il partito di Vannacci non ha alcuna intenzione di fare alla destra il favore di alzare i tacchi. “Sappiamo dove stare”, conferma lo stesso Vannacci.

Imbarcare Futuro nazionale sarebbe per l’intera destra un problema, date le posizioni di fatto fasciste del generale per non parlare dell’obbligo di cedere alla nuova formazione qualche seggio sicuro. Metterli alla porta sarebbe però altrettanto pericoloso, perché per quanto scarsi siano i punti percentuali che prevedibilmente incasserà Futuro nazionale, o come si chiamerà il nascente partitino dato che quel nome è già stato registrato da un’altra formazione, potrebbero rivelarsi determinanti. Un voto di sfiducia avrebbe risolto il problema. Anche gli elettori tentati dall’orbace del pugnace Vannacci avrebbero scelto subito di non seguirlo in caso di fuga dalla destra.

Per ora FdI e Fi non chiudono le porte, anche se Tajani ci tiene a sottolineare la distanza tra le posizioni del suo partito e quelle del graduato. La decisione però, assicura lo stesso Tajani “spetta alla Lega”. Il partito sedotto e abbandonato per il momento non sembra intenzionato ad aprire neppure uno spiraglio. Quando ha preso la parola Ziello, il capogruppo del Carroccio ha lasciato l’aula. Ma tutto dipenderà dalla situazione e dai sondaggi quando il voto sarà davvero imminente. È vero che, come segnala Marattin, la settimana prossima al Senato il gioco di prestigio non sarà possibile, perché a palazzo Madama il voto di fiducia e quello sul decreto non sono separabili. Ma il problema non dovrebbe porsi dal momento che per ora nessun senatore ha scelto di aderire alla formazione del generale e se anche ne spuntasse uno se la caverebbe uscendo dall’aula.

Le esigue truppe di Futuro nazionale non devono trarre in inganno. Ieri si è comunque registrato un fatto politico. Per la prima volta il centrodestra non ha votato in modo unitario. È un’incrinatura al momento quasi impercettibile ma che col tempo potrebbe allargarsi e mettere in difficoltà soprattutto Salvini, le cui posizioni sul sostegno all’Ucraina non sono molto diverse da quelle di Vannacci ma che al momento decisivo ha sempre privilegiato l’unità della maggioranza. Insidiato dal gagliardo con le stellette l’equilibrismo potrebbe allo stesso tempo diventare più difficile e costargli consensi. La fiducia è stata decisa dal governo proprio per evitare il rischio di emendamenti a pioggia o distinguo da parte della Lega, oltre che per ostentare l’unità della maggioranza. In dicembre Salvini aveva fatto fuoco e fiamme chiedendo di interrompere le spedizioni di armi, salvo poi come al solito ripensarci. Stavolta però qualcosa il capo leghista ha ottenuto. Nel decreto si insiste sul carattere essenzialmente umanitario degli aiuti. Le armi sono nominate ma quasi di sfuggita. Non è un cambio di linea ma uno spostamento simbolico tale da autorizzare il dubbio che la tenuta della maggioranza in materia inizi a scricchiolare. Preoccupazione però limitata per Meloni e Crosetto, convinti che prima del prossimo decreto Trump sarà riuscito a strappare un accordo tra Mosca e Kiev.

La prova di ieri, comunque, è per Crosetto confortante. I deputati leghisti c’erano erano quasi tutti con solo sei assenti e anzi il Carroccio vantava, con FdI, la maggior percentuale di presenze in aula. Molto meno limitata, ma tanto consueta da non fare più notizia, la divisione nella sinistra. Tutti, ovviamente, hanno votato contro la fiducia ma il Pd ha votato a favore del decreto sulle armi, M5S e Avs no. La stessa divisione si era registrata anche, qualche ore prima, nel Parlamento europeo di Strasburgo in questo caso però estesa anche al centrodestra. Contro il prestito di 90 miliardi a Kiev si sono infatti schierati M5S, Lega e lo stesso Vannacci, che è europarlamentare. Pur contrari a proseguire nell’invio delle armi, M5S e Avs non hanno votato alla Camera la risoluzione presentata dai deputati del generale, che chiedeva appunto di interrompere gli invii dei pacchetti. Sinora ne sono stati inviati 12 il cui contenuto è rigorosamente secretato, grazie alla regola fissata dal governo Draghi nel 2023, approvata allora da tutti e poi confermata ogni anno. Cosa abbiamo inviato a Kiev nel corso degli ultimi anni lo sanno solo i membri del Copasir e sono tenuti a non dirlo a nessuno.

12 Febbraio 2026

Condividi l'articolo