L’opposizione si unisce
Meloni nella morsa: il decreto sicurezza tra le obiezioni di Mattarella e lo strappo di Vannacci nella Lega
Il governo sbanda e forse rinvia. Mattarella pretende la non violazione della Costituzione, Salvini spinge per la repressione
Politica - di David Romoli
Il Quirinale detta le condizioni. Gli uffici mettono nero su bianco i rilievi del presidente e consegnano il tutto al sottosegretario Mantovano. La palla sta ora a palazzo Chigi: Giorgia e il suo governo devono decidere se accettare le modifiche chieste dal capo dello Stato oppure rischiare uno scontro frontale con il Colle che a questo punto, in caso di indisponibilità del governo, sarebbe quasi inevitabile.
Mattarella resta fedele alla sua stella polare. Cosa pensi delle misure proposte dal governo è per lui ininfluente. Dunque non entra nel merito e si limita a sottolineare col pennarello rosso i passaggi chiaramente a rischio di incostituzionalità. Sono tre: il primo riguarda lo scudo per gli agenti, il secondo il fermo preventivo, il terzo le espulsioni facili. Lo scudo presenta un problemino macroscopico: il dettato costituzionale che vuole tutti i cittadini uguali davanti alla legge. Dunque, segnala Mattarella, se si vuole un registro a parte, diverso da quello “degli indagati”, per gli agenti che agiscono per legittima difesa sul medesimo registro devono essere iscritti anche tutti quelli che, pur senza una divisa, agiscono per legittima difesa.
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Il fermo preventivo è stato rivendicato ieri al Senato dal ministro Piantedosi, nelle comunicazioni meno provocatorie e aggressive dell’informativa sullo stesso tema del giorno prima alla Camera. Ai molti che lo avevano accusato di non aver bloccato alle frontiere i duri che arrivano a Torino proprio per organizzare gli scontri ha risposto che proprio per poter fare quanto richiesto è necessario il fermo preventivo.
Il Colle non obietta sulla misura in sé ma sulla formula in base alla quale possono essere fermate tutte le persone genericamente definite “sospette”. Cosa vuol dire? Devono esserci elementi precisi che giustifichino quel “sospetto”, non bastano le fattezze o l’abbigliamento o qualunque altra cosa insospettisca la polizia.
Il terzo punto critico, che figura in realtà nel ddl e non nel decreto, è l’impossibilità di espellere cittadini stranieri senza motivazioni ben definite e senza la possibilità di appello che è invece prevista dalla Carta per ogni decisione amministrativa. Le richieste di modifica sono, oltre che di carattere strettamente costituzionale, anche di semplice buon senso. La risposta spetta adesso a Giorgia Meloni e non è del tutto certo che ce la faccia a mettere la maggioranza in tempo per il cdm di oggi, che senza intesa potrebbe slittare.
C’è un problema in più a complicare tutto e si chiama Roberto Vannacci. Salvini teme la concorrenza del transfuga e sa che quella coltellata alle spalle lo indebolisce molto all’interno del suo partito, essendo stato lui e solo lui ideatore e regista della fallimentare operazione Vannacci. Il leghista ha già dovuto rinunciare, ufficialmente solo per ora, alla proposta di imporre una cauzione agli organizzatori di manifestazioni. Con il fiato dell’ex ufficiale sul collo e il rischio, per non dire la certezza, di ritrovarsi commissariato dal partito del nord, il vicepremier potrebbe puntare i piedi più di quanto abbia fatto in numerose a affini occasioni precedenti. Le nuove norme sulla sicurezza, per governo e maggioranza, si stanno rivelando un terreno minato. E’ comprensibile che l’opposizione, dopo aver dovuto incassare il colpo duro inflitto dai bastonatori di Torino, non voglia fare ulteriori favori mostrandosi divisa anche su un tema nevralgico per gli elettori come la sicurezza. Dunque ieri, al termine delle comunicazioni di Piantedosi – che, diversamente dall’informativa alla Camera, prevedono il voto finale sulle risoluzioni – si sono presentate con un testo unico.
Non è stato facile. I 5S avevano già pronto il loro testo e nella sostanza chiedevano agli alleati di convergere senza modifiche di fondo. Così, oltre alla solidarietà con la polizia ma anche con chi dalla polizia è stato senza motivo malmenato a Torino, sarebbero stati inseriti, annuncia il 5S Ricciardi, alcuni passaggi sui quali il resto del Campo Largo era molto più dubbioso: il ritorno della procedibilità d’ufficio per reati “particolarmente odiosi” e “il bisogno di superare anche parte della riforma Nordio, come l’avvertire le persone da arrestare prima di farlo”. Parte del Pd, Avs e Magi avrebbero probabilmente preferito toni diversi. Ma arrivare all’appuntamento divisi, ieri, sarebbe stato un suicidio politico.