Il Giorno della memoria

Ricordiamoci della Shoah e confrontiamola con lo sterminio in Palestina

La Shoah è un unicum, ma come esito estremo e ormai possibile di ogni propaganda demagogica d’odio, di ogni persecuzione etnica, razzista o religiosa, di ogni crudeltà di massa che già sta avvenendo in molte parti del mondo. Che sta avvenendo in Palestina

Esteri - di Stefano Levi Della Torre

27 Gennaio 2026 alle 14:30

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AP Photo/Jehad Alshrafi
AP Photo/Jehad Alshrafi

Al racconto del suo ritorno di “salvato” da Auschwitz Primo Levi ha dato il suo titolo più drammatico: La tregua. La sconfitta dei nazifascisti e la fine dei Lager non è definitiva, è una pausa: se il genocidio industriale degli ebrei, dei rom e dei sinti ha potuto succedere, potrà succedere di nuovo anche per ogni altro gruppo umano. La memoria di quel passato è un avvertimento per il futuro. Per l’oggi.

La Shoah è un unicum, ma come esito estremo e ormai possibile di ogni propaganda demagogica d’odio, di ogni persecuzione etnica, razzista o religiosa, di ogni crudeltà di massa che già sta avvenendo in molte parti del mondo, che sta avvenendo in Palestina. Il 7 ottobre 2023 Hamas ha compiuto una strage nel sud di Israele. Ora la destra israeliana ha colto l’occasione della necessaria risposta a quell’atto terroristico per dare una soluzione finale alla “questione palestinese”, sterminando donne, uomini e bambini e cacciando definitivamente i palestinesi dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania. Questo con l’appoggio degli Stati Uniti e la passività connivente dei governi d’Europa. Non riconoscere i palestinesi come popolo ma solo come “il male”, rendere inabitabile per loro la loro terra ha i connotati del genocidio. Non è equiparabile alla Shoah, è però confrontabile, tra differenze e somiglianze.

Alla metà del XX secolo, con l’avvento dei nazi fascismi, ci fu un crollo di civiltà, di diffuso perversione e ribaltamento dei valori. Dopo meno di un secolo, siamo coinvolti di nuovo da un crollo di civiltà, da una nuova risalita dei fascismi, che ispira anche l’inusitata alleanza tra la destra al governo in Israele e la destra di tradizione antisemita d’Europa e d’America. Convergono nell’idea che il diritto è nella forza contro la forza del diritto. In questo spirito la memoria della Shoah si perverte come giustificazione dell’arbitrio giustificato come “diritto indiscriminato di difesa”: “difesa” dall’esistenza dell’altro. Se il disconoscimento della dignità e dei diritti umani, il massacro di intere popolazioni e la loro cacciata dalla loro terra non sono equiparabili alla portata e ai caratteri della Shoah (deportazioni a scala continentale, riduzione in schiavitù e annientamento ad alta efficienza tecnologica e burocratica di milioni di persone), sono però confrontabili con i processi che alla Shoah hanno portato. E dunque la memoria della Shoah non è solo un ricordo storico ma un’attualità politica ed etica, un appello alla mobilitazione delle coscienze.

In memoria della Shoah, l’attualità ci propone ora di spostare l’accento sui carnefici. È la domanda che maggiormente coinvolge la nostra responsabilità: come nella memoria delle vittime si diventa carnefici o conniventi coi carnefici per consenso o indifferenza? Che cosa ci può accomunare oggi al conformismo consenziente o anche solo prudente, o indifferente al destino altrui, o al non voler sapere per evitare responsabilità o inquietudine, a tutti quegli atteggiamenti, individuali e sociali, che hanno permesso che a suo tempo qualcosa di simile ad Auschwitz avvenisse? Questa è la domanda che ci impegna oggi su come pensiamo e su cosa facciamo o non facciamo.

27 Gennaio 2026

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