Shoah e Memoria
Cos’è il Morbo K.: la storia vera dei medici che salvarono gli ebrei dai nazisti con una malattia inventata, le polemiche sulla fiction
L'invenzione della malattia, i pazienti costretti a recitare davanti alle SS, il primario diventato Giusto tra le Nazioni, la polemica. Il sindaco di Roma Gualtieri: "Non si vedono proprio i fascisti, spero non sia così"
Cultura - di Redazione Web
K come Herbert Kappler, capo delle SS naziste. K come Albert Konrad Kesselring che assunse il comando supremo delle forze tedesche in Italia. Si ispira a una storia vera Morbo K – Chi salva una vita, salva il mondo intero, la miniserie in due serate andrà in onda in occasione del Giorno della Memoria martedì 27 gennaio e mercoledì 28 gennaio in prima serata su Rai1. L’invenzione di un morbo capace di tenere lontani dai reparti di un ospedale gli occupanti nazisti.
Nel 1943, nella Roma occupata, il professor Prati del Fatebenefratelli inventa il finto “Morbo K” per nascondere e salvare famiglie ebree dall’arresto nazista. Lo stratagemma sembra funzionare fino al 16 ottobre del 1943, giorno del rastrellamento del ghetto di Roma. Kappler impose alla comunità ebraica romana cinquanta chili d’oro da consegnare entro 24 ore per scampare alla deportazione. Il direttore dell’Ospedale Fatebenefratelli, sull’Isola Tiberina, si inventò una malattia inesistente, terribile e contagiosa che tenne lontani i nazisti dai reparti di quel reparto diventato un rifugio per decine di ebrei. Gli attori protagonisti sono Vincenzo Ferrara, Giacomo Giorgio, Marco Fiore, Dharma Mangia Woods, Christoph Hulsen e Flavio Furno. Regia di Francesco Patierno.
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Si chiamava Giovanni Borromeo, il dottore che ingannò i nazisti tedeschi, classe 1898, romano che perse l’occasione di diventare primario degli Ospedali Riuniti per il rifiuto di prendere la tessera del Partito Fascista. Al Fatebenefratelli, dove divenne primario nel 1934, offrì rifugio a ebrei, antifascisti ma anche a russi e polacchi, anche grazie al dott. Vittorio Emanuele Sacerdoti. Spesso questi pazienti erano dichiarati morti tramite certificati mentre fuggivano con nuovi documenti o si nascondevano. Quando i rastrellamenti nel 1943 divennero più pressanti, Borromeo si inventò il morbo. I sintomi: cefalea, tosse, convulsioni, altissimo tasso di contagiosità. Pazienti da isolare, “vietato l’ingresso ai non addetti” all’ospedale. Borromeo è stato riconosciuto “Giusto tra le Nazioni” nell’ottobre del 2004 e ai medici del Fatebenefratelli è stata dedicata la piantumazione di alberi presso il memoriale della Shoah di Gerusalemme, lo Yad Vashem.
Sulla fiction era esplosa anche una vivace polemica sulla presunta assenza di riferimenti alla collaborazione e alla connivenza dei fascisti italiani con gli occupanti tedeschi, tra l’altro alimentata dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri. “Ho letto e spero che non sia così, che c’è una fiction che dovrebbe andare in onda sul rastrellamento degli ebrei di Roma, dove non si vedono proprio i fascisti. Loro non ci stanno, ci sono solo i nazisti”.
Accuse respinte dalla direttrice di Rai Fiction, Maria Pia Ammirati, che si è detta “sorpresa e amareggiata” dalle polemiche in quanto “la presenza, la complicità, e la connivenza della allora polizia fascista, non solo non è stata omessa, ma è narrata con precisa attenzione”. Compaiono due italiani fascisti, Ciro e Vincenzo, prosegue Ammirati, “due delatori, due complici dei nazisti che allora imperavano a Roma” e un infermiere che avrà un ruolo nella storia.
“La complicità e la collaborazione dei fascisti non viene mai messa in dubbio”. “Gli sceneggiatori hanno polarizzato poi la loro attenzione su tre personaggi realmente esistiti, tre veri eroi che, al contrario di molti altri che non vollero vedere l’orrore, rischiarono la vita per amore della verità e della giustizia. I medici Borromeo, Ossicini e Sacerdoti che hanno messo a rischio la propria vita per salvare quella di uomini, donne e bambini che altrimenti sarebbero stati sterminati nei campi di concentramento nazisti”.