Ascoltati in anteprima i brani
Canzoni Sanremo 2026, le pagelle: Tommaso Paradiso se la gioca con Fedez e Masini, colpisce il rock delle Bambole di Pezza
Spettacoli - di Luca Frasacco
Meno di un mese a Sanremo: andiamo ad ascoltare i brani in anteprima. Trenta canzoni, forse un po’ troppe, perché quasi nessuno lascia il segno e la volontà di rappresentare uno spaccato bello largo di società inizia ad annoiare quando il risultato è quello che sentiamo. Tra brani preparati ad-hoc, e big che non possono mancare, le reazioni della sala stampa fanno sorridere ma tutti escono un po’ dubbiosi, convinti che il cast non sia dei migliori. È un momento di divertimento anche per i giornalisti: si guardano, si scambiano opinioni, a volte basta un’espressione, un gesto. “Qui non c’è niente”. “Senti come spacca”. “Rido per non piangere”. Sarà all’altezza del Sanremo dei record dell’anno scorso? Probabilmente no. Le certezze si chiamano Fedez e Masini, che riaprono la porta dei dolori. E poi il grande sfidante, Tommaso Paradiso, già dato per favorito. Chi stupisce sono Le Bambole di Pezza, che portano sul palco un bel brano rock. Questo il podio, giù un breve commento ai brani. E come per il vincitore, i voti non decretano il successo.
Tommaso Paradiso – “I romantici” 7 1/2
Ma come fa Tommaso Paradiso a cantare sempre come se si fosse appena lasciato? È la prima canzone che ci fanno ascoltare e anche la favorita in ricevitoria. Una dedica d’amore ai romantici, a chi crede ancora nei sentimenti e si emoziona davanti alla malinconia di un tramonto o di un treno che parte. Tutte immagini presenti nel brano che inizia con un giro di piano e si apre con la chitarra, passando per una frase già cult “Spero mia figlia sia uguale a sua madre”. Il ritornello è lungo, non fortissimo, ma punta sull’emozione. È musica dolce “per giorni malinconici”. Piacerà.
Malika Ayane – “Animali notturni” 6-
Non un granché. Gli animali di cui parla siamo noi, e ne parla con un’enumerazione delle cose che si fanno insieme, sui rapporti umani. Un mix di suoni ritmato in apertura, un brano che aveva un’anima soul rovinata dalla cassa dritta. Mettiamoci dentro anche un bel drop e il pezzo è fatto. Eppure la collega davanti gradisce.
Sayf – “Tu mi piaci tanto” 6 1/2
Apri Facebook e ti riporta al 2006. La voce di Caressa e Cannavaro, che nel giro di qualche mese avrebbe vinto il Pallone d’Oro, scappa via dalla difesa contro la Germania. “L’Italia per me è quella grande azione di Cannavaro” dice Sayf. La musica non dispiace. L’intro del pezzo – una canzone che parla di emozioni, di una fotografie della gente ma che rischia di passare per un intruglio – è strimpellante, versi brevi, il ritornello prova a fartelo entrare in testa ripetendo “tu mi piaci”, provando a pompare. Poi cita pure Berlusconi, così. Durante l’ascolto la sala stampa si perde, inizia a parlare, ma che avranno da dire? C’è solo da fare casino. La collega di prima fa spalluccia. Campione del mondo? No, stavolta non si vince.
Patty Pravo – “Opera” 6 1/2
Sul palco salirà Patty Pravo e farà gara a sé. Anzi non fa gara, che gliene importa. Si esibisce e basta, in “un’opera” studiata appositamente per il Festival, con occhiolino all’orchestra. Facciamo un passo indietro, molto indietro: Ἄνδρα μοι ἔννεπε, Μοῦσα”. Se non sapete il greco antico, è il proemio dell’Odissea. Patty invoca una musa per essere ispirata. È un inno all’unicità, alla magia. Tutti noi siamo delle opere d’arte – dice -. Il testo è breve, calmo, cantato. Qualche smorfia dei presenti, più di qualche smorfia, ma una frase si salva: “Sulla terra siamo soli, ma anche filosofi del niente”.
Luchè – “Labirinto” 4
E pure quest’anno, la canzone trap in scaletta ce l’abbiamo messa. Il Labirinto dei pensieri ossessivi, distorti, quando ci si perde e non si trova la via d’uscita. Si perde anche un amore: “Se te ne vai, non ti scordare di te, di noi”. E il brano infatti trasmette questo senso di smarrimento, con conseguente valutazione negativa. Base trap, ritornello straziante, altro che commovente. Seconda parte più rappata, va meglio. Si dice che il primo ascolto sia poco: qui un ascolto può bastare, grazie.
Mara Sattei – “Le cose che non sai di me” 6 1/2
Una canzone per il futuro marito. Un po’ di sano romanticismo romano. Il pezzo inizia con una descrizione, con il rosa dei palazzi di Trastevere, si piega alla malinconia del sole sui tetti di Roma. Un brano delicato che il pubblico può apprezzare, il ritornello accoglie, lei canta e si abbandona. Struttura classica, prova a metterci ritmo salendo con la cassa. Se ascoltato con l’orecchio romantico degli innamorati ti lascia piacevolmente stordito.
Francesco Renga – “Il meglio di me” 6
Francesco Renga parla in prima persona, in una canzone che usa per una riflessione sulla crescita, sull’affrontare le fragilità. La morale è: “tra tutti i miei dettagli, tu sei il meglio di me”. Brano breve, l’introduzione non colpisce. La stampa ascolta in silenzio perché si aspetta un grande momento canoro: non arriva, ma quando inizia a cantare seriamente sembra cominciare un’altra canzone, che lascia un po’ confusi. C’è addirittura chi anticipa il ritornello cantandolo: sono pezzi che sai già come si fanno.
Ditonellapiaga – “Che fastidio” 7+
È una canzone pienamente nel suo stile, la sala capisce e applaude. Ironica e travolgente, intro elettro. Il brano è un elenco di cose che danno fastidio. La moda di Milano, lo snob romano. Si canta poco, si balla tanto. Su le mani su? No, “Su le mani se sei dell’acquario, che strano ti facevo sagittario”, ma perché le ragazze di oggi sono così fissate con l’oroscopo? Cassa dritta, poi la base si abbassa, su e giù di ritmi e grande assolo nel finale. Mi sembra d’aver letto che nel pezzo ‘Dito’ se la prenda anche con i giornalisti, ma questo non condiziona il giudizio.
Leo Gassmann – “Naturale” 7
Leo Gassmann andrà sul palco e farà il suo lavoro fatto bene. È la terza volta a Sanremo, con una canzone sanremese. Una storia d’amore, dura, si litiga e si fa la pace. Poi ci sono quelle immagini che forse toccheranno gli adolescenti, come le lacrime nere per l’eye-liner e la felpa macchiata.
Sal Da Vinci – “Per sempre sì” 4
Ve lo ricordate il matrimonio del boss in cui cantò Sal Da Vinci? No? Polemica archiviata. Però sul palco porta una canzone che celebra il sacramento, con il suo stile. Non ha bisogno di presentazioni. “Ao questa a Roccaraso in pullman va forte”. E hanno ragione, perché possiamo anche mettere 4 ad un pezzo in cui si canta “Con la mano sul petto / te lo prometto / davanti a Dio”, però sappiamo già che è destinato ad andare in trend su TikTok trainato da influencer napoletane, a diventare il balletto di Affari Tuoi, e farci fare una risata. Alla fine ridono tutti, si divertono tutti, il suo già lo ha fatto, ha già vinto. E quindi? Resta sempre 4, non ce lo meritiamo a Sanremo.
Levante – “Sei tu” 7
La presentazione di Carlo Conti ci fa notare che si tratta dell’unico brano con un’unica firma. È tutta farina del sacco di Levante. Una canzone che racconta del desiderio di esprimere l’amore. Un elenco delle sensazioni fisiche che l’amore ci fa provare. Dà inizio alla danza, leggera, con chitarra in sottofondo. Come ci si sente quando ci si innamora? Succede. “Non l’ho deciso io”. Ritornello profondo, poche parole, cantate piano. Ma è diretta. Ascoltiamo tutti in silenzio. Provando ad immedesimarci.
Tredici Pietro – “Uomo che cade” 5
“Ma quanto è dura la salita”, cantava il papà. E Tredici Pietro, figlio di Gianni Morandi, porta un brano che analizza la difficoltà del cadere e del rialzarsi, anche in amore, ma senza lasciare il segno. Alla fine il concetto non è male: fammi male se a te va bene così. “Chiudimi la porta in faccia / se rivedermi piangere un po’ ti rilassa”. In effetti il brano è un po’ chill, con qualche eco e coro, poi però si perde. È incompiuto, anche se alla fine un po’ si riprende.
Enrico Nigiotti – “Ogni volta che non so volare” 7
È flusso di coscienza, cose che succedono, esperienze di vita, il rendersi conto che il tempo passa troppo velocemente, ma la vita è un viaggio. Maledetto tempo. Se va male, qualcuno ti aiuta, ti salva. Tutto raccontato con lo stile Nigiotti. Un’intro musicale, poi parte il sussurrato livornese. Sulla parola ‘volare’ l’orchestra si può sbizzarrire. La stampa apprezza. Al primo ascolto però si fa fatica a sentirla ‘propria’.
Samurai Jay – “Ossessione” 4
Ecco un po’ di reggaeton. L’“Ossessione” è il motore che muove tutto. Va benissimo per la cyclette, aiuta a pedalare. C’è chi si lancia in un commento: “Approvata per il trenino di Capodanno”.
Serena Brancale – “Qui con me” 7
Non è il genere che ha fatto balzare Serena Brancale in testa alle classifiche. “Scoprirete all’Ariston il destinatario”, aveva detto. Parla di un addio. Una persona che non c’è più. Un amore che resterà per sempre che non passerà mai. Gli applausi ci sono, in molti possono emozionarsi.
Arisa – “Magica favola” 5
Il brano va lento. Si chiama magica favola e lo stile è fiabesco. Appena tornati da una gita a Disneyland. Nel ritornello si arrampica sugli acuti. La canzone ripercorre gli anni della crescita, le sue esperienze. Bella la frase “Cosa farei se finisse ora il mondo? Chiamerei mio padre solo per ridirgli che mi manca”.
Nayt – “Prima che” 4 1/2
Siamo tutti distanti nell’era digitale. Prima parte di enumerazione, base lenta, beat niente di originale. Tante parole ma con l’orchestra come farà? Pezzo che non rimane in testa.
Dargen D’Amico “Ai Ai” 5 1/2
Parla dell’IA. Il ritornello fa ballare, poi montagne russe, ritmi da su e giù, niente di originale. Meno dance del passato ma qualche passo viene voglia di farlo, i giornalisti apprezzano perché un po’ fa divertire. Ma sì, sono solo canzonette.
Raf – “Ora e per sempre” 5 1/2
Un lento. Si presta molto all’orchestra. Concordiamo tutti che ricorda “Cinque giorni” di Zarrillo, come elemento può bastare per capire il brano. Racconta di una storia d’amore nata nel passato. L’amore attraversa il tempo e ora il mondo è cambiato.
LDA e AKA 7even – “Poesie clandestine” 6
I due amici vivono insieme. Hanno creato un brano dal ritmo latino, e il paragone con Gigi (D’Alessio, papà di LDA) è immediato. Parla di un amore che nasce. Sì, ma tu sei bella come “Napoli sotterranea”. Si balla, niente di eccezionale.
Bambole di Pezza – “Resta con me” 8
Ci siamo. Ma ve lo ricordate quando gli Stadio vinsero Sanremo? Finalmente un po’ di rock, dosato bene, con qualche sfumatura di punk. Un brano che parla del coraggio di restare, da sorelle, anche nei momenti di difficoltà con una bellissima struttura musicale che piace a tutti. Bella la chitarra elettrica. Scelta azzeccata, complimenti a Conti, forse non tutti ci avrebbero scommesso. Può essere la sorpresa?
Fulminacci – “Stupida sfortuna” 7
Se la prende con la stupida sfortuna, con il percorso ad ostacoli della vita. È la solita canzone di Fulminacci, piacerà perché Fulminacci piace. I cori, il ritornello breve, i quattro quarti. È il suo ritmo, un brano semplice, da radio.
Ermal Meta – “Stella stellina” 4 1/2
Ecco la componente politica, il risultato però non è granché. Una canzone che racconta di speranza e di resistenza, di una bambina palestinese. Le immagini delle farfalle, della primavera rubata. Musica etnica che al primo ascolto non colpisce, non commuove. C’è delusione generale.
Elettra Lamborghini – “Voilà” 4
Iniziamo: tunz-tunz. Che ci possiamo aspettare da Elettra? “Un po’ ti odio, un po’ i love you”. Ma sì. “Viva Viva la Carrà”. Questo brano è un tormentone di Annalisa uscito male. Il testo ce lo abbiamo ma non vale nemmeno la pena leggerlo.
Chiello – “Ti penso sempre” 5
Ti penso sempre. Una mente sospesa tra l’inizio e la fine di qualcosa, pensiero un po’ a casaccio. Un tentativo per fare un po’ il dannato. Il ritornello non parte, lui resta basso di voce, sarà difficile portarla su quel palco, cerca l’ipnosi. Altro che memorabile. “Quanto tempo si perde a dire ti amo e poi addio?”
Eddie Brock – “Avvoltoi” – 6 1/2
Lui è innamorato di lei, ma è solo un’amica, lei va con altri, gli avvoltoi, piange per quell’uomo che non vale niente. “Sei tu che non impari mai e poi ci vai a letto”. Ci piace la batteria. Qualche ‘bravo’ dalla stampa arriva, ci sta.
Maria Antonietta e Colombre – “La felicità e basta” 6 +
All’inizio sembra ‘L’estate sta finendo’. La felicità è un diritto di tutti, loro ne cantano. Anche qua si va di cassa. Si prova a cantare cercando di capire se può avere successo, risposta non c’è, ma il ritornello va. “Baby, facciamo una rapina?”. Porta un po’ di allegria e ci vuole in questo contesto, però la signora di prima fa segno che sostanza non c’è.
Fedez e Marco Masini – “Male necessario” 8
Altri candidati alla vittoria finale. Il tema solo i dolori, i dolori. Gli stessi dell’anno scorso, gli stessi di sempre. Fedez inizia il brano sulle note di pianoforte, poi l’apertura del cantato è affidato a Masini. È piacevole, stanno bene insieme. Il momento rap calza a pennello. “Un giorno poi comprenderò cos’è l’amore ma nel frattempo giuro mi puoi odiare”. Qualche applauso. Favoriti alla vittoria.
Michele Bravi – “Prima o poi” 6 1/2
Pezzo da Bravi. Uno sguardo dolce sugli inadeguati. Sottolinea le cose che non vanno, base ricca. Se la caverà con l’esperienza.
J-Ax – “Italia Starter Pack” 6 1/2
Evviva, un po’ di country. Le parole non sono granché, tutto quello che serve ad un italiano base. Critica alla società. In sala si mimano i cowboy, ci si diverte. È l’anticipo della hit da tormentone estivo. Che “sto paese lo capisci da un cantiere” è vero, siamo tutti umarell, convinti che noi l’avremmo fatto meglio, come il testo di questa canzone.