La rubrica Sottosopra
Guerra, minacce, violazioni: la rivoluzione reazionaria negli USA di Trump, il pericolo maggiore per il mondo
Finge di impartire ordini, ma Trump è l’esecutore del volere dei potentati che con la cultura della sopraffazione tentano di arginare la decadenza yankee
Esteri - di Mario Capanna
Gli Usa sono la potenza più pericolosa che il mondo abbia mai conosciuto. (H. Pinter)
Gli Stati Uniti si trovano in una crisi profonda. Interna e internazionale. Scoprono di essere una nazione spaccata, con l’industria che arranca, un deficit federale dilagante, sfiducia crescente nelle istituzioni, malessere esistenziale, con un terzo dei cittadini clinicamente depressi e sette su dieci che non intravedono più il “sogno americano”, per il semplice fatto che è divenuto inesistente. L’impero è costretto in una fase di ripiegamento, che sta squassando gli equilibri globali. Il Deep State (lo Stato profondo) si affida sempre più al complesso militare-industriale e telematico, per il quale il presidente Trump è una benedizione: ne è l’interprete più fedele.
- Senato Usa contro Trump, sì a limitazioni per le azioni militari del presidente: “Metterò veto, unico limite è mia moralità”
- Trump e la Groenlandia, dietro l’offensiva Usa i consigli dell’amico miliardario Lauder: i dubbi sui rapporti con Putin
- Perché Trump vuole anche la Groenlandia: quasi zero le reazioni nella comunità internazionale alla cattura di Maduro
Con le sue esagerazioni, le mattane, le apparenti improvvisazioni, è l’uomo “giusto” al posto giusto nel momento giusto. Si illude di essere lui a decidere, mentre in realtà esegue gli ukase dei potentati. Una simbiosi esplosiva. Che alimenta la rivoluzione reazionaria all’interno e all’estero. In patria si governa con gli ordini esecutivi, il Congresso esiste pro forma, con la democrazia trasformata in autocrazia di nuovo conio. Nei rapporti internazionali si ricorre alla guerra, commerciale (v. i dazi) e militare (v. Israele genocida, il bombardamento sull’Iran e da ultimo il Venezuela), e alla minaccia di scatenarla (contro Colombia, Cuba, Messico, Groenlandia, più l’agognata annessione del Canada). Corollario necessario alla rivoluzione reazionaria è la cancellazione di ogni forma del diritto internazionale, con l’Onu ridotta a simulacro ininfluente tramite il veto nel Consiglio di Sicurezza. A prevalere è il “diritto” del più forte: la prepotenza come anarchia pilotata e imposta. Nel marasma cresce la voglia di alcuni Stati di dotarsi dell’arma nucleare. Se ne discute in Arabia Saudita e persino in Giappone. Ci rendiamo conto del grave pericolo?
Il cuore pulsante della rivoluzione reazionaria è costituito dalla nuova sintesi fra due dottrine: quella di Monroe e quella della guerra preventiva. Non a caso l’esecutore megalomane degli interessi dei miliardari ha ribattezzato quella di Monroe come “dottrina Donroe”, per cui solo gli Usa e lui possono considerare l’America latina come il proprio “giardino di casa”. La guerra preventiva, teorizzata nel 2002 da George W. Bush– e poi da lui praticata – codifica che Washington “non intende minimamente consentire ad alcuna potenza straniera di colmare l’enorme divario apertosi negli armamenti” e “sventerà le minacce emergenti prima che si concretizzino”. Ecco gli ingredienti tossici con cui gli Stati Uniti cercano di porre riparo alla crisi dell’impero americano (al suo “crollo”, sostiene l’esperto di geopolitica Lucio Caracciolo). Il principio dominante è che ogni cosa del mondo deve servire all’interesse americano. Con le buone o con le cattive. Gli stessi alleati devono ubbidire e allinearsi, altrimenti sarà peggio per loro. È questa la cifra del nuovo colonialismo imperialista, se ne è accorto… anche Macron. Si cerca di comprare la Groenlandia, ma si è pronti a impossessarsene con la forza, e così avremmo il primo caso del capofila della Nato che muoverebbe guerra ad un membro della stessa Alleanza.
L’attacco al Venezuela, con il piratesco rapimento del suo presidente, oltre a essere un monito minaccioso a tutta l’America latina, mira ad accaparrare il petrolio del più grande giacimento al mondo e ha l’ambizione di vanificare i grandi investimenti cinesi e russi in quell’area.
Nel contesto delle pulsioni predatrici, l’Europa è utile se continua ad essere un’ameba politica, velleitaria e divisa. Con la Russia il gioco è quello del bastone e della carota: dialogo per la guerra in Ucraina e sequestro di due sue petroliere in acque internazionali, con l’imputazione di “rubare” il petrolio venezuelano -“americano”. Sullo sfondo si staglia l’aggressività contro la Cina, ormai avviata a divenire la più grande potenza economica del pianeta. Un affronto ritenuto intollerabile e le conseguenze potrebbero diventare esiziali.
I vecchi strumenti del predominio americano, come la Banca mondiale e il Fmi, non sono più sufficienti. Il mondo tende verso il multipolarismo, con i Paesi Brics che coinvolgono la maggioranza della popolazione globale nonché le economie emergenti e, pur fra contraddizioni, stanno crescendo di influenza e di numero. La rivoluzione reazionaria degli Usa è fermamente (illusoriamente?) intenzionata a impedire che il processo di policentrismo planetario si compia. Oggi gli Stati Uniti rappresentano il pericolo maggiore per il mondo. Il ricorso alla guerra, da parte del Deep State, sarà la tentazione maggiore, destinata a divenire sempre più attuale. Dobbiamo saperlo con lucida consapevolezza, perché questa è la prima condizione per concentrare le energie delle persone e dei popoli per impedire lo sterminio e per costruire concretamente la salvezza della pace. Tramite il dialogo, il confronto, la diplomazia. E il disarmo.