Il piano espansionistico dichiarato da Trump
Perché Trump vuole anche la Groenlandia: quasi zero le reazioni nella comunità internazionale alla cattura di Maduro
Trump ha ribadito quanto aveva già affermato in passato: la Groenlandia, ha detto, è «circondata da navi russe e cinesi», e per questo «abbiamo assolutamente bisogno» di quella terra
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Non si ferma più. Dopo il Venezuela, nel mirino del presidente USA torna la Groenlandia. Perché? Semplice: “Ci serve”. Una affermazione che ha scatenato la reazione della premier danese Mette Frederiksen.
Parlando con The Atlantic, Trump ha ribadito quanto aveva già affermato in passato: la Groenlandia, ha detto, è «circondata da navi russe e cinesi», e per questo «abbiamo assolutamente bisogno» di quella terra, che però fa parte della Danimarca, un Paese dell’Unione Europea e della Nato. “Abbiamo bisogno della Groenlandia” per la sicurezza degli Stati Uniti, ha ribadito il tycoon ai reporter sull’Air Force One. E “l’Ue ha bisogno che noi abbiamo la Groenlandia”, ha aggiunto. “Ne abbiamo bisogno – ha spiegato – dal punto di vista della sicurezza nazionale, è così strategica. In questo momento è piena di navi russe e cinesi ovunque e la Danimarca non sarà in grado di occuparsene”, ha detto Trump prima di scherzare affermando che Copenaghen ha migliorato la sicurezza della Groenlandia aggiungendo “una slitta trainata da cani”.
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Dura la reazione della premier della Danimarca: «Devo dirlo con grande franchezza: gli Stati Uniti non hanno alcun diritto» di annettere alcun territorio sotto il controllo danese, ha detto Mette Frederiksen. «Non ha alcun senso che gli Stati Uniti parlino della necessità di prendere il controllo della Groenlandia. Abbiamo un accordo di difesa con gli Usa che garantisce loro un accesso alla Groenlandia. E abbiamo investito significativamente per aumentare la difesa nell’Artico. È tempo che gli Stati Uniti mettano fine alle minacce nei confronti di un alleato storico, e nei confronti di un Paese e di un popolo che hanno detto, con molta chiarezza, di non essere in vendita».
Il tycoon è insaziabile. «Anche Cuba è pronta a cadere», rilancia Trump dall’Air Force one, aggiungendo che un intervento militare americano a Cuba difficilmente sarà necessario, perché il Paese sembra pronto a crollare da solo: «Cuba è ormai alle corde», ha aggiunto. Il capo della Casa Bianca sostenendo che sarebbe difficile per L’Avana «resistere» senza ricevere petrolio venezuelano fortemente sovvenzionato. Poi Trump ha accennato anche a un possibile intervento in Colombia. La comunità internazionale va in ordine sparso. Il presidente Emmanuel Macron ha dichiarato che il “metodo utilizzato” dagli Stati Uniti per catturare il presidente venezuelano Nicolas Maduro “non è stato né sostenuto né approvato” dalla Francia.
Da Parigi a Bruxelles
“È ovviamente compito del popolo venezuelano gestire il proprio Paese, come lo è per ogni popolo del mondo, in qualsiasi nazione si trovi”. Lo ha dichiarato la portavoce della Commissione europea, Paula Pinho, nel briefing quotidiano con la stampa, rispondendo a una domanda sull’ipotesi che siano gli Stati Uniti a governare il Paese. “Prima di tutto, è giusto ricordare che Nicolas Maduro mancava della legittimità di un leader democraticamente eletto, e pertanto gli eventi del fine settimana offrono un’opportunità per una transizione democratica guidata dal popolo venezuelano”, ha spiegato. “Abbiamo anche ricordato, in questo stesso contesto, la necessità di rispettare il diritto internazionale e la carta delle Nazioni Unite, come è richiamato nella dichiarazione” pubblicata domenica dall’Alta rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, “e anche nel post della presidente” Ursula von der Leyen, ha aggiunto.
La Cina non accetta che i Paesi agiscano come “giudici del mondo”, la sovranità di tutte le nazioni “deve essere protetta”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Wang Yi, nell’incontro a Pechino con il suo omologo pakistano Ishaq Dar, riferendosi agli “improvvisi sviluppi in Venezuela” senza menzionare direttamente gli Stati Uniti. “Non abbiamo mai creduto che un Paese potesse fungere da polizia del mondo, né accettiamo che una nazione possa affermare di essere giudice del mondo”, ha osservato Wang, nel resoconto dei media statali. “La sovranità e la sicurezza di tutti i Paesi dovrebbero essere pienamente protette dal diritto internazionale”, ha aggiunto il capo della diplomazia di Pechino, nel suo primo intervento pubblico dopo che le immagini di Maduro bendato e ammanettato. L’Europa non dà prova di esistenza in vita politica. La Russia di fatto scarica Maduro (contando sul reciproco di Trump con Zelensky). La Cina condanna ma non troppo (c’è la partita-Taiwan da chiudere). Silenti i Paesi arabi (con l’immobiliarista di Washington ci si allea non lo si discute). L’Iran è sotto botta.