L'inchiesta
Madre e figlia avvelenate con la ricina, sequestrato il telefono della primogenita Alice: nel mirino chat e note sui pasti
Arriva una nuova svolta nelle indagini sulla morte di Antonella Di Jelsi e della figlia Sara Di Vita, decedute poco dopo Natale del 2025 all’ospedale Cardarelli di Campobasso in seguito ad un malore inizialmente attribuito a una presunta intossicazione alimentare ma in realtà dovuta ad un avvelenamento da ricina.
La Procura di Larino ha disposto l’acquisizione dello smartphone di Alice, figlia maggiore di Antonella Di Jelsi, per effettuare “esami irripetibili”. Il sequestro è stato disposto nell’ambito dell’indagine a carico di cinque medici del Cardarelli per omicidio colposo.
Gli inquirenti puntano in particolare ad accertare i rapporti tra i familiari e le ultime comunicazioni nelle ore e giorni prima dei due decessi tra Alice e i suoi familiari. Quella sera del 23 dicembre, quando la madre e la sorella minore Sara quasi certamente hanno assunto la ricina, Alice non era presente: uscì con degli amici per una pizza.
Dopo quel pasto fatto di cozze, salumi e insalata giardiniera, Antonella Di Ielsi e la figlia Sara accusarono primi i sintomi dell’avvelenamento: le due sono morte il 27 e il 28 dicembre a poche ore di distanza l’una dall’altra, mentre il marito Gianni Di Vita pur presente non accusò gli stessi sintomi poi rivelatisi letali.
Il sequestro dello smartphone potrebbe fornire elementi utili anche per l’altra inchiesta, quella sull’avvelenamento da ricina. In cui si indaga per omicidio premeditato a carico di ignoti. Nell’indagine contro i medici Alice è parte offesa al pari del padre Gianni Di Vita
Nel mirino degli inquirenti di Larino, che hanno delegato gli accertamenti alla polizia giudiziaria della Procura di Campobasso, ci sono le chat della figlia maggiore della famiglia Di Vita-Jelsi: il Corriere della Sera riferisce di analisi anche sulle note salvate da Alice in cui risulterebbero annotazioni dei pasti consumati dalla famiglia tra il 22 e il 25 dicembre, oltre alla navigazione su Internet in quei giorni.
Accertamenti sono stati effettuati anche presso all’istituto agrario di Riccia, a pochi chilometri da Pietracatella: secondo quanto emerso, sui computer della scuola sarebbero state effettuate ricerche sulla ricina già nei mesi precedenti ai fatti.
Elemento che in realtà preso da solo non prova nulla, trattandosi di un contesto didattico, ma che è finito nel mirino degli inquirenti anche grazie alle dichiarazioni di oltre cinquanta testimoni ascoltati, tra cui anche i compagni di classe di Sara ascoltati in audizioni protette, alla presenza di uno psicologo, per verificare se la ragazza avesse mai confidato tensioni familiari o situazioni anomale.